“Spider-Man”: da grandi poteri derivano grandi Golden Globe

La vittoria del Golden Globe per il miglior film d’animazione quest’anno non poteva che essere assegnata a Spider-Man: Un nuovo Universo, uscito nelle sale italiane il Natale appena passato e che a parere di molti è ritenuto il miglior cinecomic dedicato all’uomo ragno mai visto.

Non solo per la nuova e sensazionale tecnica di animazione che avvicina molto lo stile un po’ underground proprio del protagonista del film Miles Morales a quello del fumetto e gioca anche sulle diverse tecniche di animazione, senza mai stancare e senza che lo spettatore riesca a distogliere gli occhi dallo schermo per godersi le animazioni molto dinamiche e veloci della pellicola: Bob Persichetti e Peter Ramsey, i registi del film, hanno saputo dirigere una storia degna del miglior album di Spiderman e trasporla su schermo (operazione che non è mai semplice e soprattutto difficilmente riesce a mettere d’accordo tutti i fan che però questa volta non sono rimasti delusi).

Ma per parlare del film, cominciamo dall’inizio. Le nuove vicende di Miles Morales non sono note ai più: il nuovo spiderman dell’universo Ultimate (diventato poi canonico) sono raccontate in una delle origin story meglio narrate rispetto a quelle delle più recenti pellicole del marvel cinematic comics (a cui questa pellicola non appartiene): la Sony, dopo il mezzo passo falso col suo Venom, ha deciso di puntare forte sui diritti di Spider-Man e ha estratto davvero il ragno giusto dal cilindro.

La storia parte da un Peter Parker che ha già i poteri da diversi anni e per l’ennesima volta si prepara a salvare la città.

Il cattivo di turno riesce ad aprire un varco dimensionale dal quale verranno coinvolti alcune versioni alternative di Spiderman che dovranno unire le forze per riuscire a salvare non solo la New York in cui sono stati catapultati ma anche l’intero multi-universo.

Nell’occhio del ciclone ci finisce per sbaglio il giovanissimo Miles, che dovrà fare i conti con le grandi responsabilità che Spider Man è chiamato a prendersi. Immedesimarsi con Morales è semplice: vive in un mondo in cui Spiderman è già noto e ha proprio un fumetto, similmente al mondo extradiegetico a cui il film fa continuamente riferimento rompendo quando può la quarta parete: l’escamotage funziona molto bene perché non solo diverte i più giovani ma regala ai fan di vecchia data un sacco di chicche, a partire dai nuovi personaggi fino alle citazioni di altri film e anche ai meme di internet.

E a proposito dei personaggi: ognuno col suo diverso stile arricchisce di colore e stile grafico (il bianco e il nero o la bidimensionalità) la già stravagante fotografia del film unendo anche diversi stili di animazione per un esperimento più che riuscito e che, chissà, in futuro potrebbe prendere piede.

Cosa lo rende uno dei miglior film di Spider-Man?

In questa pellicola c’è tutto. Ci sono le nuove origini, che non possono che calcare le orme di quelle vecchie, ma in uno stile molto fresco e, anche se sembra antitetico, imprevedibile.

C’è lo spirito di Spider-Man, i suoi punti di forza, le sue storie, i suoi rivali, il suo umorismo e le sue tragedie.

In questo film si rende grande giustizia ai “secondi violini” zia May e Mary Jane che finalmente hanno una grande incisività nella vicenda e non sono più semplici bersagli dei super Villain, questi ultimi che  a loro volta tornano ad ostacolare i tessiragnatele multidimesionali nelle loro versioni alternative. Un film per tutti, insomma, un must per chi è appassionato di fumetti ma anche per chi cerca un film diverso dagli ormai tipici film Marvel.

Francesco Porta
Amo il cinema, lo sport e raccontare storie: non si è mai troppo vecchi per ascoltarne una.

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