Di Maio e i gilet gialli, un avvicinamento che deve preoccuparci?

Dal 13 novembre dello scorso anno l’intera Francia è in ostaggio dei gilet gialli, una marea gialla che ogni weekend invade le strade e le piazze delle principali città francesi manifestando contro le scelte dell’amministrazione Macron.

Se, però, all’inizio delle proteste si richiedeva all’inquilino dell’Eliseo di porre dei rimedi alle politiche riguardanti il prezzo del carburante, adesso dopo mesi di battaglie se ne chiede la testa. Tuttavia, è questa una rivendicazione che non sembra possa avere un futuro, dal momento che il Presidente francese è determinato a terminare il suo quinquennio come Primo cittadino di Francia.

La protesta si è, a questo punto, spostata su un piano ideologico, fatto che ha portato questo movimento popolare — alle origini apolitico — a iniziare ad avere rappresentanti, programmi e ambizioni elettorali.

A inizio gennaio Luigi Di Maio, vicepresidente dell’esecutivo giallo-verde che già da tempo ha iniziato un conflitto aggressivo con la Francia istituzionale sul tema dell’immigrazione, ha deciso di andare a incontrare alcuni dei rappresentanti del movimento francese. A suo dire, questa alleanza potrebbe trasformarsi in un possibile appoggio alle elezioni europee – in programma per fine maggio — con il fine di acquisire maggiore rilevanza anche all’interno del Parlamento europeo.

Un avvicinamento che già, alcuni anni fa, i 5stelle avevano tentato anche con il partito liberale democratico europeo, l’ALDE (Alleanza dei Democratici e dei Liberali e per l’Europa), di cui peraltro è un esponente Guy Verhofstadt, l’europarlamentare che, pochi giorni fa, ha definito il nostro Presidente del Consiglio un “Burattino”.

Nonostante i gilet gialli siano ancora un fenomeno giovane, senza una guida unica e con diverse frange al suo interno, il programma da loro sostenuto ha molti punti di contatto con le tematiche che stanno a cuore ai pentastellati.

Si tratta, infatti, di una forza politica che parte dal basso con il coinvolgimento diretto dell’elettorato e, tra le altre cose, propone l’abbassamento del costo della politica — esattamente come i 5 stelle —. Inoltre, entrambi sono contrari all’austerità, vista come una punizione voluta dai burocrati europei contro gli altri paesi, e condividono le stesse idee anche sulla lotta al precariato e sulla politica industriale.

Se ci dovesse essere un’alleanza a livello europeo, il problema fondamentale dovrebbe essere posto in ottica nazionale. A quasi 10 anni dalla fondazione, infatti, il M5S è arrivato a guidare il paese in seguito alle elezioni del quattro marzo scorso, e dopo aver deciso di dare vita a un governo di coalizione con i leghisti guidati da Matteo Salvini.

La situazione francese stupisce a causa delle tempistiche, molto più veloci rispetto all’Italia: se, infatti, fino ad ora i partiti tradizionali sono sopravvissuti contrastando unitamente la minaccia populista del partito di Marine Le Pen, Reassemblament National, con l’ingresso del nuovo movimento il panorama politico cambierebbe rapidamente.

La continua erosione di consensi che Macron aveva fino a questa estate starebbe ingrossando le fila, prima dello stesso partito della Le Pen e, solo in caso di entrata in campo dei gilet gialli, quelle del loro partito.

Sorge, quindi, spontanea la corrispondenza tra l’Italia e la Francia. Se, come il Movimento 5 Stelle in Italia, il partito dei gilet gialli dovesse correre a livello nazionale al fianco di Marine Le Pen, la Francia diventerebbe l’ennesima nazione europea con ideali populisti e anti-europeisti.

Luca Pagani
Tento di esprimermi su un po' di cose e spesso fallisco.
Però sono simpatico.