Sanremo, la finale: vince Mahmood. Loredana, che peccato!

Anche quest’anno abbiamo mandato dei redattori di Vulcano Statale a Sanremo per seguire il Festival della Canzone Italiana. Seguiteci sui nostri social e su www.vulcanostatale.it per avere notizie sulla kermesse più famosa d’Italia.

 

Sono le 2:35, tira un leggero vento su Sanremo. Abbiamo davanti a noi un mezzo bicchiere di amaro: beviamo per non pensare.

Per non pensare a un festival che vede fuori dal podio Loredana Bertè, vincitrice morale di questa kermesse.

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Non sono bastate le standing ovation a ogni sua esibizione, non son serviti gli acclami della critica. Una pioggia di fischi ha inondato la schermata che la vedeva lí, al quarto posto, a un passo dalla giustizia. Ha vinto Mahmood e un po’ ci sta. La canzone era catchy al punto giusto, in sala stampa tutti battevamo le mani a ritmo… ma Loredana. Loredana era un simbolo. Era l’idea che nonostante la vita ti possa tirare innumerevoli pugni in faccia, tu puoi sempre rialzarti. E farti una tinta azzurra.

Secondo posto a Ultimo, che in sala stampa solleva un’inutile e acida polemica chiamando il vincitore “ragazzo”. Pazienza se Mahmood ha quattro anni più di lui.
Completano il podio Il Volo, anche loro sorpresi di essere arrivati lí. Noi tutti in realtá ce lo chiediamo, ma si sa: la vita é una conseguenza di misteri.

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Siamo delusi, non lo possiamo negare. Siamo stati faziosi, neanche questo lo neghiamo.

Se ci avete seguito in questo giorni, sapete bene che abbiamo avuto delle idee abbastanza precise. Abbiamo difeso Achille Lauro, vittima di critiche idiote e di band sconosciute in cerca di notorietá. Ha avuto uno stile pazzesco.

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Abbiamo cercato, nel nostro piccolo, di raccontarvi questa bolla di emozioni e note al vento chiamata Sanremo.
Impariamo da Loredana: sorridiamo alle sventure e continuiamo ad amare.
In fondo una speranza c’è: Silvestri ha vinto il premio della critica. Forse la qualitá e l’impegno hanno ancora qualcosa da dire. Forse, alla fine di tutto, l’unica cosa che conta è sfrecciare dritti sulla propria strada, fregandosene di tutto.
Rolls Royce, c’est la vie.

Articolo dei nostri inviati Francesco Albizzati, Federico Arduini, Enrico Edoardo Bozzi, Francesco Porta

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