Abbiamo davvero sconfitto l’antisemitismo?

La storia del popolo ebraico è costellata di momenti difficili. Già nel II secolo d.C. i Romani li costrinsero all’abbandono della Giudea, la loro terra d’origine. Iniziò così una lunga fase d’esilio e i problemi non si fecero attendere: nel medioevo le comunità ebraiche in Europa spesso furono espulse dai paesi di residenza. Proprio in questo periodo nascono stereotipi sul loro conto: uno su tutti l’accusa di essere degli usurai, come conseguenza del fatto che venne vietato loro il possesso fondiario.

In seguito alla loro emancipazione professionale si sviluppò anche il complotto della cospirazione ebraica: infatti il relativo successo economico e finanziario conseguito da alcuni ebrei e l’occupazione di qualche posizione di potere alimentò una teoria che li vedeva autori di un piano per soggiogare il mondo. Questo complotto divenne molto popolare nel XX secolo con la pubblicazione dei Protocolli dei Savi di Sion, un documento falso redatto dalla polizia segreta russa che svelava segreti su questa fantomatica cospirazione. Tutto questo sfociò in uno dei più grandi drammi che la storia conosce: l’Olocausto. Oggi conosciamo tutti l’orribile trattamento riservato agli ebrei da parte del nazifascismo: ci indigniamo e inorridiamo leggendo la storia, sentendo testimonianze e facendo viaggi della memoria.

Ma possiamo davvero dire di aver sconfitto l’antisemitismo? Ci siamo davvero liberati di questa pulsione d’odio millenaria?

Per quanto riguarda il sottobosco del web sono ancora molto frequenti e popolari le teorie del complotto che vedono gli ebrei come cospiratori per il dominio mondiale o propugnatori di sostituzioni etniche.

Il carattere apolide degli ebrei è sempre stato strumentalizzato per alimentare queste teorie, ma il problema non si porrebbe se questi stereotipi antisemiti non fossero ripresi oggi da alcuni dei nuovi attori politici a livello europeo e internazionale, che al contrario degli agitatori del web, non fanno mai riferimento alla religione di questi presunti burattinai occulti, ma chiaramente con i loro discorsi alimentano proprio questi sentimenti antisemiti. Questi nuovi nazionalisti si scagliano contro la società aperta, il mondialismo, evocano complotti finanziari e di sostituzione etnica e screditano le organizzazioni sovrannazionali. Ma soprattutto hanno tutti un nemico comune: George Soros, ungherese di famiglia ebraica, grande filantropo e sostenitore dei diritti umani la cui principale attività è la speculazione sui mercati finanziari, è chiaro che sulla sua biografia si possono ricalcare i vecchi schemi degli stereotipi antisemiti.

Ma tutto questo ha ripercussioni sulla vita di tutti i giorni? Guardando i dati e le notizie degli ultimi mesi si rileva subito qualcosa di preoccupante: l’Osservatorio dell’antisemitismo in Italia ha registrato 181 casi nel 2018, quando nel 2012 se ne registravano 12. Lo scorso gennaio un senatore della Repubblica, Elio Lannutti, ha rilanciato sui social la vecchia bufala dei Protocolli dei Savi di Sion rivisitata in salsa contemporanea: nell’articolo condiviso dal pentastellato venivano indicate le famiglie ebree che sarebbero a capo del mondo al giorno d’oggi, infine è di pochi giorni fa la notizia che la trasmissione radio Fahrenheit, decidendo di commemorare i cent’anni dalla nascita di Primo Levi, ha ricevuto un’ondata di sms che insultavano lo scrittore sopravvissuto all’Olocausto.

In Francia le cose vanno addirittura peggio: negli ultimi giorni sono state profanate 80 tombe del cimitero ebraico e durante una manifestazione dei gilet gialli il filosofo Alain Finkielkraut è stato oggetto di insulti antisemiti; nel paese d’oltralpe gli atti di antisemitismo sono aumentati del 74 % rispetto all’anno precedente.

Va rilevato purtroppo che l’antisemitismo non è stato sconfitto, anzi una nuova ondata di odio diffuso sta attraversando l’Europa e non solo. La cosa più importante che dobbiamo fare è non rimanere indifferenti.

Articolo di Luca D’Andrea