“Fly”: il progresso inizia da qui -Vulcano Statale

“Fly”: il progresso inizia da qui

Con gli assorbenti “Fly”, le donne possono volare.

Questa frase sembrerebbe essere tratta da uno spot pubblicitario, ma la realtà è ben diversa. Uno dei tabù purtroppo ancora diffuso in molte società è quello sul ciclo mestruale. Molte donne si vergognano a parlarne, nascondono l’assorbente sotto la maglietta, o in alcuni casi e in alcune parti del mondo addirittura seppelliscono il panno utilizzato nel giardino di casa durante la notte per non farlo vedere agli uomini. Uomini che spesso detestano persino sentirne parlare.

Il ciclo mestruale può essere considerato come “l’elefante nella stanza”: tutti sanno che esiste, ma nessuno è intenzionato a parlarne.

Con il cortometraggio Period: end of sentence, vincitore agli Oscar 2019 come migliore cortometraggio-documentario (disponibile su Netflix), si compie un viaggio attraverso il villaggio di Hampur, in India, a sessanta chilometri da Nuova Delhi. Ci viene mostrato come le donne tentano di farsi strada attraverso una società misogina proprio tramite la produzione di assorbenti: “in una società patriarcale come la nostra è impensabile fare qualcosa che sia minimamente femminista”.

In realtà anche i paesi occidentali presentano una forte reazione nei confronti del ciclo mestruale, ed è necessario abbattere questi muri per una società volta al progresso.

La prima domanda che viene posta alle ragazze durante le riprese è: “tu sai cos’è il ciclo mestruale?”, la maggior parte di loro non sa cosa rispondere, e questo si può notare dal fatto che, essendo considerato un argomento ripugnante e sporco, le ragazze non vengono educate alla realtà delle mestruazioni, anche nei paesi “più sviluppati”.

Il ciclo mestruale è considerato quel periodo di tempo che intercorre tra una mestruazione e un’altra, e solitamente ogni ventotto giorni si verifica la perdita di sangue; la mucosa che riveste la parte interna dell’utero (endometrio) si sfalda e dall’utero il sangue fuoriesce attraverso la cervice. Questo sanguinamento si produce a causa di una serie di ormoni provenienti dall’ipotalamo e dall’ipofisi, l’ipotalamo è posizionato nella zona centrale del cervello ed è responsabile delle emozioni e della sfera sessuale e regola il rilascio degli ormoni, l’ipofisi è la ghiandola strettamente collegata all’ipotalamo e si trova alla base del cervello e produce gli ormoni. L’ipofisi regola la produzione degli estrogeni e del progesterone, la prima fase del ciclo mestruale definita come “fase follicolare” è predominata dal rilascio degli estrogeni, mentre il progesterone viene rilasciato nella “fase cd. luteinica” che va dall’ovulazione al ciclo mestruale e prepara le pareti uterine a una possibile gravidanza.

Nei primi minuti del documentario la stessa domanda viene posta anche ai ragazzi, uno dei quali risponde “una malattia, questa risposta sottolinea la forte disinformazione che esiste a causa del forte disagio provato per un evento del tutto naturale.

Le donne non utilizzano alcun assorbente, ma dei panni: non è necessario che questo sia pulito, per bloccare il flusso di sangue. La violenza psicologica che subiscono le donne deriva anche dal fatto che esse sono spesso oggetto di scherno da parte degli uomini del paese, perché se il flusso è molto abbondante, il panno può non essere sufficiente a fermare il flusso e questo può macchiare i vestiti. La violenza, però, è anche fisica: ci possono essere casi in cui si rischia di contrarre diverse infezioni, anche mortali, dal momento che spesso la vergogna è talmente forte che difficilmente il tessuto utilizzato viene disinfettato. Molte donne, inoltre, non sono a conoscenza della possibilità di poter utilizzare l’assorbente, oppure non possono accedervi. Lo stesso documentario ci dice che una donna su dieci ha accesso agli assorbenti. Una ragazza spiega come sia diventato troppo complicato gestire il ciclo mestruale durante la scuola, continuare a cambiare il panno, ma anche la vergogna di essere circondati da uomini che possono vederti.

Come si può leggere dall’articolo Tackling the taboo of menstrual hygiene in the European Region del World Health Organisation, nella Repubblica della Macedonia il 90% delle ragazze non frequenta la scuola durante i quattro o cinque giorni del ciclo mestruale – questi dati vengono forniti in riferimento alle zone rurali. Le zone urbane, invece, vedono il 75% delle ragazze saltare la scuola per due o tre giorni.

Ad oggi, il governo scozzese ha provveduto all’inserimento nelle scuole e nelle università di prodotti per il ciclo mestruale gratuiti, con lo scopo di assicurare l’accesso a tali prodotti e così permettere alle studentesse di partecipare a ogni livello alla scuola, ed è anche stata prodotta una piattaforma digitale che permette alle ragazze l’accesso a tutte le informazioni per accedere a tali strumenti.

In India, invece, Arunachalam Muruganatham, dopo aver visto la moglie utilizzare dei panni molto sporchi per bloccare il flusso mestruale e considerato l’alto costo degli assorbenti, decide di creare un assorbente a basso costo che possa essere utilizzato da tutte le donne: chiede alla moglie di utilizzare il prototipo da lui realizzato e valutare se questo sia sufficiente per tamponare la zona. Questo suo primo progetto non risulta idoneo, e difatti la donna ritorna a utilizzare i panni sporchi. Per evitare di attendere ogni volta il flusso mestruale della moglie – quindi provare i nuovi assorbenti circa ogni ventotto giorni –, dopo aver chiesto a diverse donne del proprio paese di partecipare al progetto, ha creato un utero artificiale riempito di sangue animale, così da poter provare gli assorbenti.

Arunachalam Muruganatham ha permesso alle donne di diventare indipendenti con nuovi posti di lavoro, difatti esse si organizzano con una tabella oraria appesa al muro, e ognuna deve firmare un foglio con l’orario di entrata e di uscita.  Dopo aver prodotto gli assorbenti, però, inizia la fase della vendita: vengono fatte delle dimostrazioni dirette alle donne comparando gli assorbenti prodotti con quelli di altre marche. Entrambi vengono immersi in una scodella con dell’acqua, e viene dimostrato come gli assorbenti Fly prodotti dalle donne indiane trattengano meglio l’acqua rispetto ad altri più scadenti.

Un’importante fattore che condiziona la considerazione del ciclo mestruale in India è dato dalla religione. Secondo la religione induista alle donne è, infatti, vietato l’ingresso al tempio durante le mestruazioni, perché considerate impure e sporche. Di recente l’Alta Corte di Mumbai ha ammesso che le donne accedano al tempio di Hji Ali, nella sua parte più sacra, ma l’autorità del tempio ha presentato un appello immediato contro tale sentenza, così che essa non possa essere applicata nell’immediato. La sentenza ha scatenato forti proteste nel villaggio.

In molti paesi, si pratica anche il Chhaupadi, la donna considerata impura durante il ciclo mestruale, secondo le credenze, colpevole delle catastrofi che possono colpire il villaggio. La donna viene allontanata dal proprio focolare domestico e deve vivere in una capanna per tutta la durata delle mestruazioni. Si ritiene che la donna durante il periodo rilasci tutto ciò che è impuro nel suo corpo. Di per sé la pratica, in Nepal, era stata vietata già nel 2005, ma il divieto ha sortito ben pochi effetti: difatti di recente sono state registrate diverse morti. Le donne, durante questa pratica, possono perdere la vita per diversi motivi, tra i quali: morsi di serpente, violenza sessuale, rapimento.

Come si può leggere dall’articolo “In Nepal passa la legge che pone fine al Chhaupadi, l’esilio delle donne per colpa del ciclo” pubblicato sull’Huff Post:

Nonostante la pratica sia stata bandita nel 2005, in assenza di sanzioni o di punizioni, la maggior parte della popolazione ha continuato a portarla avanti, soprattutto nell’ovest del Paese. Si calcola che nel distretto di Archham il 95 per cento delle donne abbia passato i giorni mestruali recluso nelle baracche, bandito da ogni contatto con il resto della comunità. Chi si sottopone al Chhaupadi, per paura di ritorsioni divine o per costrizione da parte dei famigliari, corre molti pericoli: tante donne, lasciate sole e vulnerabili, vengono violentate, rapite o morse dai serpenti, altre si bruciano con il fuoco nel tentativo di scaldarsi oppure muoiono di ipotermia o asfissia.

Nel 2017, il Parlamento nepalese ha approvato la legge che prevede una effettiva conseguenza per la messa in pratica del Chhaupadi“chiunque obblighi una donna alla pratica del Chhaupadi verrà condannato a tre mesi di prigione e una multa di 30 rupie (30 dollari)”.

Il ciclo mestruale non rende la donna impura, non è un privilegio e non è una vergogna. La donna deve vedersi riconosciuto il proprio diritto di studiare, di lavorare, di mantenere la famiglia, di non credere in una qualsiasi ritorsione divina.

Con il lavoro di molte donne la società può cambiare, come si vede alla fine del documentario. Anche gli uomini iniziano a interessarsi alla produzione degli assorbenti, e uno di loro dice addirittura di aver contribuito alla produzione. Gli uomini iniziano a rispettare le donne che contribuiscono, con il loro lavoro, al mantenimento della famiglia.

Nelle donne si vede la speranza che l’assorbente Fly si diffonda nel mercato e sia accessibile a tutte. Con l’attività della donna, sia lavorativa sia sociale, la società si è volta verso il progresso, verso una società che non discrimina in base al sesso e cerca di far sì che a ogni ragazza venga riconosciuta la dignità di essere umano e la dignità anche nell’avere il ciclo mestruale.

Even the Goddess of knowledge, wealth and power are all females. If they can all live inside the template, why can’t we?

Questa frase è tratta da Blood speaks di Poulomi Basu, progetto diventato poi il libro vincitore del FotoEvidence Book Award, un premio che riconosce il lavoro di fotografi di tutto il mondo che si impegnano, rischiando a volte anche la vita, per la denuncia della violazione di diritti umani.

Fonti consultate:

  • “Donne, la lotta per l’emancipazione si misura anche con gli assorbenti”, Il Sole 24 ore
  • “In Nepal si muore di mestruazioni”, Il Post
  • “L’esilio delle donne nepalesi”, Internazionale

Articolo di Sara Onorato

Fotografia di copertina di Poulomi Basu

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