Il ritorno di Gomorra

Gomorra torna e non delude. I primi episodi

Attenzione! Questo articolo contiene spoiler

 

Finalmente è tornata Gomorra, la serie tv italiana che è stata venduta in oltre 190 paesi e che è alla sua quarta stagione. In Italia ha sempre fatto discutere per il modo di raccontare Napoli e la criminalità, ma ha soprattutto attirato un folto pubblico che si è innamorato della narrazione del male, del confronto con la cruda realtà e delle musiche e i suoni angoscianti che attraversano tutte le puntate.

Il primo episodio si apre con un prologo che introduce un nuovo personaggio, il boss Gerlando Levante, parente di Genny da parte di madre, che fa uccidere un sindaco reo di non aver rispettato i patti con la camorra. Genny intanto si dispera per la morte di Ciro avvenuta nel finale della terza stagione. La situazione a Napoli è tesa: i fratelli Capaccio vogliono la testa di Gennaro, mentre Sangueblù e i suoi sono intenzionati a mantenere un clima distensivo, si dichiarano neutrali “come la svizzera”. Genny intuisce che la situazione non è buona e decide di chiedere aiuto alla famiglia Levante che piazza un’autobomba nel quartiere dei fratelli Capaccio per dare un avvertimento. I due boss dopo una prima reazione d’impulso capiscono che è meglio venire a patti. Così si riuniscono a casa di Gerlando i tre clan per concludere un accordo di pace. Qui Genny annuncia che dal giorno seguente sarà Patrizia a comandare Secondigliano. Il giovane boss cerca la libertà e vuole passare il tempo in tranquillità con la sua famiglia, ma in realtà ha in mente altro, come scopriremo.

La prima puntata chiude le questioni che erano ancora aperte dopo la morte di Ciro e dà avvio a quella che si prospetta un’altra entusiasmante stagione di una serie tv che non stanca mai.

La narrazione del secondo episodio è travolgente, si tocca il tema della terra dei fuochi, si parla di vita familiare e si scopre che il piano di Gennaro è quello di costruire il più grande aeroporto della Campania. Per raggiungere questo obiettivo assume come capo del progetto Alberto Resta, imprenditore in disgrazia che ha bisogno di liquidità, che si mette a totale disposizione del boss. Come prima cosa bisogna procedere nell’acquisto dei terreni ed è qua che sorge il primo grande problema per i due: un fabbro, padre di una piccola bambina e marito di una donna malata di cancro per colpa dei rifiuti, non vuole assolutamente vendere, il piccolo proprietario sembra essere il personaggio buono e fragile che si oppone per principio alle pressioni della mafia.

Gennaro prova a fargli “un’offerta che non può rifiutare” facendogli sapere che in Brasile c’è la possibilità di curare la moglie. La consorte accoglie la proposta favorevolmente, ma l’uomo, prima di comunicarlo a Genny, una sera, viene picchiato selvaggiamente da un sicario pagato da Alberto Resta, che voleva far pressione sul piccolo proprietario perché vedeva la scadenza dei termini d’acquisto avvicinarsi. Il risultato di questa aggressione fa cambiare idea al fabbro che non ha più intenzione di vendere il terreno.

Quando Genny scopre tutto va a parlare a quattr’occhi con Alberto e gli fa recapitare a casa, in una scatola di cartone, le mani mozzate del sicario che aveva ingaggiato. Per risolvere la situazione dell’acquisto del terreno Gennaro chiede ancora aiuto a Gerlando Levante che scopre il vero motivo per il quale il fabbro non vuole vendere: anche lui aveva interrato dei rifiuti, che avevano, tra l’altro, provocato la malattia della moglie. Messo alle strette è costretto a vendere.

Ma questo episodio narra anche della famiglia di Gennaro e dei problemi di essere padre quando si è un boss mafioso.

Tutte le madri dei compagni di classe del piccolo Pietro si son rifiutate di prendere gli inviti per la festa organizzata a casa Savastano e il fatto di non poter garantire una vita normale al figlio turba i pensieri di Genny, che il giorno del compleanno di Pietro irrompe nella classe portando animatrici e doni per tutti i bambini. La maestra prova ad opporsi ma il boss risponde che anche suo figlio deve festeggiare come tutti gli altri bambini, che sono contenti mentre scartano i regali e nessun genitore osa strapparglieli dalle mani, nessuno tranne un padre, che ogni mattina porta il figlio a scuola con una macchina blindata perché vive sotto scorta.

L’uomo entra in classe, prende in braccio suo figlio e incrociando lo sguardo di Gennaro, se ne va. Uno dei pochi gesti di ribellione alla mafia, se non l’unico, che si sia mai visto nella serie.

Nel terzo episodio viene trattato anche il tema della baby criminalità e del rapporto tra i giovanissimi e i clan della camorra. Due fratelli, Santiago e Carmine, fanno una rapina in un appartamento adibito a postribolo nel quartiere di Secondigliano. I due verranno puniti dagli uomini di Patrizia, ma la nuova boss suggerisce di usare metodi più morbidi e di offrire un lavoro ai due ragazzini che vivono con la sorella maggiore e con un fratellino perché il padre è in galera e la madre è morta. I due iniziano a spacciare droga per il clan e ingolositi dai soldi facili e dalla droga combinano un altro guaio: avendo finito la cocaina durante una serata in discoteca vanno a Forcella, la zona di Sangueblù, e rapinano uno spacciatore, inseguiti e immobilizzati vengono identificati e dicono di essere di Secondigliano e di lavorare per Patrizia. Questo fatto è motivo di frizione tra i due clan, così Patrizia decide di risolvere la questione uccidendo i due ragazzini, andando contro ai metodi ‘morbidi’ che aveva prospettato a inizio puntata: “Io a Secondigliano tratto tutti come figli, ma se mi mancano di rispetto devono pagare”.

Un’altra storia raccontata in questo episodio è la relazione d’amore che nasce tra il figlio di Geraldo, Mickey Levante, e Patrizia. I due si incontrano a Bologna, città dove studia e conclude affari il figlio del boss. È messa in particolare evidenza la fragilità della camorrista di Secondigliano fuori dal contesto partenopeo e si nota anche un certo disagio della donna nel rapporto con Mickey. La sicurezza e la durezza della donna sembrano sparire quando deve avere rapporti sociali.

La quarta puntata è interamente dedicata a Genny, che era stato assente nella terza, le scene si svolgono a Londra. L’obbiettivo è quello di acquistare una società internazionale per metterla a capo del consorzio per far partire la costruzione dell’aeroporto. Alberto presenta a Gennaro Leena, una sua vecchia amica, e il socio Patrick, che li aiuteranno a portare avanti le pratiche per concludere l’affare. Dopo aver convinto gli azionisti della società Wimpro, grazie anche all’aiuto della mediazione di Azzurra, Genny procede nel pagamento, ma poco tempo dopo si viene ascoprire che è stata tutta una truffa orchestrata da Leena e Patrick, che sono riusciti a sottrarre a Gennaro venti milioni in lingotti d’oro. Alberto sembra essere destinato a combinare solo guai in questa stagione. Ma in ogni caso la situazione si risolve a favore del boss di Secondigliano che, a dir suo, aveva fiutato che c’era qualcosa che non andava. Infatti Leena prima di scappare con il bottino va a salutare la madre, malata di Alzheimer, in una casa di riposo e ad aspettarla però c’è Genny.

Nella casa di riposo si svolge una delle poche scene comiche della serie. Gennaro sta aiutando l’anziana a fare un puzzle e all’arrivo della truffatrice il boss si spazientisce e lanciando in aria la scatola piena di pezzi si rivolge alla madre di Leena dicendo: “Signò, m’ha cacat u’ caz stu gioc”. Messa alle strette l’amica di Alberto riferisce ogni cosa. In questo modo vengono recuperati i lingotti rubati. Dopo di che Leena deve risolvere il problema per cui Genny era venuto a Londra, ovvero trovare una società disposta a diventare la capo consorzio per la costruzione dell’aeroporto. Pena far la fine del socio Patrick, ucciso durante un’improbabile fuga con in tasca le chiavi del magazzino dov’erano nascosti i lingotti. Leena riesce a concludere l’accordo con una società, ma questo non la sottrae dal suo destino, infatti verrà uccisa dall’autista di Gennaro che lainveste ripetutamente con la sua Rolls Royce. Genny può tornare a Napoli con la società di cui aveva bisogno, i lavori per l’aeroporto continuano.

Luca D'Andrea
Classe 1995, studio Storia, mi piacciono le cose semplici e le storie complesse.

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