La quarta stagione di Gomorra, tra vecchie e nuove abitudini -Vulcano Statale

La quarta stagione di Gomorra, tra vecchie e nuove abitudini

ATTENZIONE: QUESTO ARTICOLO CONTIENE SPOILER!!

 

Format che vince, non si cambia. Come non si cambiano le vecchie abitudini che hanno accomunato e accompagnato i personaggi della serie TV Gomorra durante le precedenti 3 stagioni.

Trasmessa per la prima volta nel 2014, la serie ha riscosso un successo immenso sia in Italia sia all’estero – è stata trasmessa in 170 paesi –. Attualmente, sono state trasmesse solo quattro puntate su dodici della quarta stagione e, a primo impatto, sembrerebbe proprio che non ci siano cambiamenti eclatanti rispetto alle scorse stagioni.

Gomorra, oltre che come una serie TV che intrattenga, vuole proporsi come un’opera filo-documentaristica sulle attività che la camorra ha portato avanti durante i primi anni del 2000.

Come risaputo, la trama ruota attorno alle vicissitudini dei maggiori clan camorristici di Napoli e dintorni – Secondigliano, Giugliano in Campania… –. Ciò che caratterizza i personaggi è una pressoché totale assenza di una malleabilità nelle emozioni, sia interiori sia manifeste. Essere in grado di veder sorridere genuinamente uno dei protagonisti della serie, o comunque ritrovarlo in situazioni di spensieratezza, sarebbe come cercare la coerenza negli invitati al World Family Congress. A ciò si accompagna la carenza massiccia di trame secondarie riguardo la vita privata dei personaggi e la loro imperturbabilità nel coltivare, come interessi, solo attività criminali.

Queste componenti, persistenti in tutte le opere di Roberto Saviano sulla criminalità organizzata, rimangono fedeli al progetto iniziale della serie, ossia non lasciare alcuno spazio a tutto ciò che potrebbe indurre piacevolezza o simpatia allo spettatore e al lettore.

La quarta stagione, come le altre, assicura grande fedeltà alla serie tramite sonore dosi di violenza e una componente, tuttavia, che potrebbe risultare fastidiosa: la totale assenza di forze dell’ordine.

Gli eventi che si propagano durante la serie non conoscono la preoccupazione dell’esistenza della Polizia di Stato, dando una connotazione distopica della Campania. Elemento delle forze dell’ordine che, invece, è presente in altre serie simili, come Romanzo Criminale – ricordiamo il commissario Scaloja – e Suburra – il padre di Gabriele e lo stesso Gabriele durante la seconda stagione –. L’elemento di assenza della polizia anche durante la quarta stagione, potrebbe rovesciare la stessa in un copione troppo consuetudinario.

Tuttavia, in questa quarta stagione, qualche novità la si può riscontrare.

Gennaro Savastano, protagonista principale sin dalla prima stagione, ha abbandonato il business della gestione delle piazze di spaccio e della compravendita della materia prima, per dedicarsi alla creazione dell’aeroporto più grande d’Italia, che lo vedrà immischiato in questioni burocratiche e finanziarie – nella quarta puntata, per esempio, si recherà a Londra per comprare una società straniera, necessaria per il raggiungimento del suo obbiettivo –.

Il trono di “boss di Secondigliano” verrà sedersi Patrizia, inamovibile, intransigente e, colpo di scena, insofferente.

Perché se la spietatezza domina lei come gli altri, la debolezza di non trovarsi a proprio agio compare nell’ultima puntata: Patrizia frequenterà la movida di Bologna al fianco del novello fidanzato Michelangelo, comparendo sofferente e a disagio in un contesto che, probabilmente, metterebbe d’accordo chiunque.

Trarre conclusioni quando mancano otto puntate è sbagliato, ma da quello che si è visto fino ad ora il canovaccio sembrerebbe lo stesso.

Riusciremo a vedere una mutazione del vecchio mos maiorum della serie?

Matteo Lo Presti
Calciofilo e meme lord, il tutto innaffiato da Poretti 9 luppoli. Amo i tatuaggi, la filosofia morale, la Liguria e scrivere. Sogno l'autarchia e l'atarassia.