Siamo fuori dall’hype: intervista ai Pinguini Tattici Nucleari

In occasione del loro concerto del 14 aprile all’Alcatraz, abbiamo scambiato quattro chiacchiere con i Pinguini Tattici Nucleari, sei teste che si sono scontrate, come si sono auto-definiti attraverso le parole di Riccardo Zanotti, frontman della band. Ci è stato anche confermato che tra loro c’è uno “statalino”, Elio Biffi, che ha studiato Lettere proprio all’Università Statale di Milano. Per par condicio ricordiamo anche i nomi degli altri componenti: Nicola Buttafuoco, Lorenzo Pasini, Simone Pagani e Matteo Locati.


Qualche giorno fa è uscita la notizia riguardante la vostra partecipazione al Concerto del Primo Maggio. Qual è stata la vostra reazione quando l’avete scoperto? Rientrava nella vostra lista dei luoghi in cui suonare almeno una volta nella vita? 

Assolutamente, abbiamo sempre sognato di calcare quel palco. Fin da ragazzini siamo stati grandi ammiratori del concerto e qualcuno di noi ci è pure andato diverse volte. Era proprio sulla lista dei nostri desideri. Adesso sarà una bella sfida, e sarà molto più difficile di quanto possa sembrare, considerato che si tratta anche di affrontare una diretta televisiva che porta con sé problematiche a cui non siamo abituati. Però, siamo volenterosi di far bene. 

Il 5 aprile, è uscito il vostro ultimo album, Fuori dall’Hype. È stato un lungo processo di composizione, produzione, rielaborazione, scrittura? Oppure avevate già dei pezzi pronti ed è stato un processo molto più rapido e naturale? 

È stato un processo lungo e corto. Dipende, è una percezione sempre relativa rispetto a chi scrive le canzoni. Nel nostro caso le scrivo io, e per questo album il processo di scrittura ha richiesto molto più tempo rispetto a quelli precedenti. Ci abbiamo messo praticamente un anno e mezzo, tra scrittura e registrazione. Anche quest’ultima ha occupato molto più tempo: siamo entrati in studio e ne siamo usciti dopo sei settimane, di lavoro full time. Tutti i giorni, tutto il giorno dalle nove del mattino fino a mezzanotte, senza pause, senza giorni liberi nei weekend… Abbiamo veramente dato il massimo in studio. Anche, come vi dicevo, la scrittura ha richiesto mesi. Io sono uno che scrive tante canzoni e poi alla fine le taglie via quasi tutte. Perché io penso che si debba sempre perder qualcosa… non mi piace l’idea di proseguire un po’ alla volta.

Mi piace fare molto di più di ciò che dovrei e poi segare via le estremità. Per questo ho aperto tante porte e poi ho deciso, pian piano, quali chiudere. E devo ammettere che è stato molto più difficile così.

Siamo fuori dall'hype: intervista ai Pinguini Tattici Nucleari -Vulcano Statale

Lunedì avete suonato all’Alcatraz, sold out, come le altre date precedenti. Il pubblico vi supporta. Siete emozionati? Come stanno andando, secondo voi, questi live? 

Quelli che abbiamo fatto finora, ovvero Padova, Torino, Bologna e Milano sono andati da dio. Non avevamo mai avuto una risposta così calorosa e così pronta come negli ultimi concerti. Poi, vi dico una cosa molto interessante e anche importante per la nostra carriera, a ogni concerto chiediamo al pubblico quanti di loro siano lì per la prima volta, e la maggior parte ci risponde che è la prima volta che viene a sentirci. Questo ci dice che abbiamo guadagnato molto pubblico con l’uscita di quest’ultimo album, che è un po’ quello che si cerca di fare, insomma. Una bella differenza rispetto al passato è proprio questa, e ci emoziona molto sapere che ogni sera abbiamo davanti gente nuova che possiamo provare a stupire nel migliore dei modi. E tutto questo è molto bello. 

Riguardo a ciò, che rapporto avete con i social? Pensate che vi abbiano aiutato ad avere una maggiore visibilità e appunto a guadagnare nuovo pubblico? Abbiamo visto che, soprattutto tu Riccardo, siete molto attivi su Instagram, per esempio.

Secondo me i social possono essere una benedizione o una maledizione, dipende da come li usi, se li sai usare e qual è la tua strategia. Oltre a dipende da cosa vuoi far vedere di te sui social. C’è chi preferisce mettere in evidenza certi aspetti chi altri, noi per esempio puntiamo molto sulla musica. Faccio stories in cui suono canzoni, faccio vedere cosa ascolto durante il giorno, si vedono spezzoni di noi alle prove. Questo noi lo consideriamo un modo sano di comunicare cosa significa essere veramente in una band. Io quando avevo 13-14 anni avrei voluto vedere stories di vita delle mie band preferite, che ne so… dei Foo Fighters.

Siamo fuori dall'hype: intervista ai Pinguini Tattici Nucleari -Vulcano Statale

Visto che hai nominato i Foo Fighters, quale musica ascoltano i Pinguini Tattici Nucleari?

Di solito quelli che rispondono “ascolto un po’ di tutto” sono dei coglioni che non ascoltano niente. Nel nostro caso, però, è davvero così. Siamo sei teste, e ognuno di noi ascolta sei tipi diversi di musica, anche completamente agli antipodi: nel senso che c’è chi ascolta death metal, così come abbiamo quello che ascolta folk e quello che ascolta jazz. Poi ci sono io che ascolto veramente un po’ di tutto. Nasco dal metal e poi mi sono spostato. Gli unici generi che non conosco molto bene sono il jazz e la musica classica.

L’idea dei Pinguini nasce proprio dall’abbattere le barriere e provare a suonare sempre diversi generi musicali.

Se verrete ai nostri live, vedrete che non suoniamo un vero e proprio genere: cerchiamo di approfondire un po’ di tutto… musica caraibica, rock psichedelico e via dicendo. Il live è una celebrazione e devi far vedere chi sei sul palco. 

Intervista di Francesca Rubini e Martina Rubini.

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