Steve McCurry, Animals in mostra al Mudec

Ho notato che negli ultimi trent’anni tante mie fotografie contenevano animali, feroci o addomesticati, ritratti in ruoli e momenti diversi, più o meno condivisi con l’uomo: mi interessava vedere la correlazione. Spesso questi animali si trovano in situazioni difficili, lottano con il dolore e la sofferenza, proprio come noi: questa analogia mi ha interessato.

Così Steve McCurry asserisce alla presentazione di Animalsla mostra creata ad hoc per il Mudec di Milano e prorogata fino al 14 aprile.

Per l’occasione, l’autore e la curatrice Biba Giacchetti hanno scelto, all’interno del vasto archivio del fotografo, sessanta scatti in cui file rouge è proprio la presenza degli animali: totali protagonisti, accompagnati dai propri padroni o colti in paesaggi mozzafiato.

Ne deriva un “unico affresco di condizioni animali” dove tante sono le emozioni veicolate perché altrettante sono le sfumature del rapporto uomo-animale che McCurry va a cogliere.

Troviamo espressioni d’affetto tra un bambino e il proprio cane, inspiegabili connessioni fra una donna in burka che sembra sussurrare alle colombe e legami di sussistenza fra i pastori e le proprie pecore. Tuttavia, una parte di tali scatti getta una diversa luce su questo tema rappresentando i momenti in cui l’uomo interviene fatalmente sul destino degli animali tramite le proprie scellerate azioni: guerre, disastri ambientali, sfruttamento.

McCurry, infatti, celebre per le fotografie che catturano la drammatica situazione delle popolazioni civili in zone di guerra o ambienti climaticamente pericolosi, percorrendo le vie di piccole e grandi città, distrutte dalle guerre degli uomini, coglie le figure di vari animali. Fra le macerie e la polvere, troviamo un cane terrorizzato che trova rifugio tra le braccia del proprio padrone a Kabul o due leoni che giacciono pacifici, ormai tristemente avvezzi ai detriti che riempiono il proprio zoo in Kuwait.

Steve McCurry, Animals in mostra al Mudec -Vulcano Statale

 

Simili, ma diversamente significative perché legate anche a un disastro ambientale, sono alcune fotografie scattate nel 1991 nei territori distrutti dalla prima guerra del Golfo, dopo che l’esercito di Saddam Hussein aveva fatto esplodere più di seicento pozzi petroliferi. I colori dominanti in questi scatti sono il nero del petrolio, il rosso delle fiamme e il grigio del fumo che riempie l’aria, ma protagonisti assoluti sono gli animali: uccelli migratori dalle piume ricoperte di greggio che lottano per la sopravvivenza in quella sostanza vischiosa, cavalli disorientati nella caligine dell’aria e cammelli in fuga, immersi in un’atmosfera degna di un futuro apocalittico. Proprio quest’ultima immagine riuscì a catturare tanto efficacemente la drammaticità di questo disastro da vincere l’anno seguente il World Press Photo, uno dei premi più ambiti che ha consegnato questa foto all’immortalità. Così la commenterà in seguito l’autore, in occasione della retrospettiva del 2003:

Gli animali erano stati lasciati a vagare fra i campi di petrolio in fiamme, alla ricerca di cibo e acqua. Seguii questa famiglia di cammelli per circa un’ora, scendendo di tanto in tanto dalla jeep per scattare qualche fotografia. Immagino che a motivarmi fosse la volontà di mostrare al mondo questa tragica, vana catastrofe

Steve McCurry, Animals in mostra al Mudec -Vulcano Statale

 

Ancora legato a una catastrofe ecologica è il vero e proprio ritratto di un tricheco che si mette in posa davanti al fotografo su una spiaggia di Svalbard. La magia di questa immagine viene inevitabilmente offuscata nella mente degli spettatori dal pensiero delle conseguenze del riscaldamento globale che potrebbe distruggere, se già non lo ha fatto, l’habitat di tale creatura.

Steve McCurry, Animals in mostra al Mudec -Vulcano Statale

 

Infine, McCurry ferma sulla pellicola anche episodi che mostrano un rapporto fra uomo e animale non solo utilitaristico, ma addirittura violento e all’insegna dello sfruttamento. Ad esempio, potrebbe di primo acchito far sorridere il ritratto di un giovane seduto con la propria scimmia accovacciata sulla spalla e sullo sfondo l’inconfondibile tenda di un circo; ma balza poi agli occhi la catenina metallica che scorre tra le mani del ragazzo e va a circondare il collo della sua compagna. Così anche l’immagine di un cane, compostamente sdraiato su un’asse appoggiata al portapacchi della bicicletta del suo padrone, potrebbe sembrare spensierata; ma la didascalia suggerisce un’interpretazione diversa: tale razza di cane, i Kuchi, sono i più utilizzati nei combattimenti in Afghanistan e tale è la destinazione del viaggio che stanno intraprendendo.

Infine, ancora destabilizzante è il contrasto, la ‘giustapposizione’ come la definirà McCurry inserendo la foto in una raccolta così intitolata, tra i fiori colorati e allegri dipinti sul muso di un elefante indiano e la catena spessa e incredibilmente corta che lo lega al fatiscente ambiente che lo circonda.

Steve McCurry, Animals in mostra al Mudec -Vulcano Statale

 

Tante, dunque, sono le sfumature che il rapporto fra uomo e animale può assumere e, talvolta, pericolosa o addirittura fatale è la vicinanza del primo al secondo e all’ambiente che lo circonda. Per concludere con le parole della curatrice Biba Giacchetti:

Animals ci invita a riflettere sul fatto che non siamo soli in questo mondo, in mezzo a tutte le creature viventi attorno a noi. Ma soprattutto lascia ai visitatori un messaggio: ossia che, sebbene esseri umani e animali condividano la medesima terra, solo noi umani abbiamo il potere necessario per difendere e salvare il pianeta.

Rossana Merli
Mi affascina la creatività declinata in ogni sua espressione e forse è per questo che non so sceglierne una preferita. Unici punti fermi nella mia vita sono il nuoto e la scrittura.