Tempo curvo a Krems, Claudio Magris

Tempo curvo a Krems, un inno alla vita

Aprile vede l’uscita del tanto atteso Tempo curvo a Krems, l’ultimo libro scritto da Claudio Magris, edito da Garzanti.

Non solo in Italia, ma anche a livello internazionale Magris è conosciuto come uno tra i più fini letterati contemporanei: critico, germanista, traduttore, narratore e docente presso la facoltà di Lettere e Filosofia dell’Università di Trieste.

Oltre ad aver pubblicato saggi e studi critici, è indubbio il suo successo come narratore, basti ricordare Danubio (divenuto in seguito anche spettacolo teatrale) e il recente Microcosmi.

La sua patria, Trieste, città Mitteleuropea per eccellenza, è stata ed è tuttora crocevia di artisti e letterati italiani e stranieri: questa multiculturalità la rende particolarmente ricca di sfumature e viene scelta dall’autore come sfondo attivo, mai passivo, dei suoi racconti.

Il custode, Lezioni di musica, Tempo curvo a Krems, Il premio e Esterno giorno- Val Rosandra sono racconti brevi e profondamente intensi, che racchiudono storie di vita di personaggi apparentemente differenti che si confrontano con scelte di vita e problematiche esistenziali in procinto della vecchiaia. Il fulcro essenziale per l’esistenza delle loro vicende è infatti il tempo, entità complessa da decifrare e anche solo da definire: Magris lo affronta dal punto di vista fisico, letterario, naturale e filosofico con una indicibile sensibilità, che conduce il lettore a voler leggere e rileggere le singole frasi più volte al fine di comprenderle al meglio.

La riflessione sul tempo ci porta a spostare lo sguardo sul passato, che in questi racconti è identificato in modo particolare con la Grande Guerra e la violenza che ha causato, le cui ripercussioni sono visibili nel presente e lo saranno nel futuro.

La morte, la vita, il dolore, come l’amore sono parte della nostra esistenza, la quale è passato, presente e futuro ma queste distinzioni esistono solo nella nostra testa: “Quando, dunque, adesso? Sempre, che a volte è solo un secondo, dice Bianconiglio ad Alice.”

Il ricco imprenditore che, diventato anziano e senza dire nulla ai familiari decide di diventare custode, un anziano violinista conosciuto in tutta Europa, professori e scrittori, sono i protagonisti di vite che scorrono ininterrottamente tra impegni, lavori, riunioni, conferenze, ma anche amori, amicizie, dolori e morti che sono cicatrici vive sottopelle, ma che sembrano trovare nella vecchiaia il momento di liberazione, o meglio di rivelazione. “Adesso il mondo era un cane che non poteva più morderlo ma si metteva a correre e giocare con lui”, pensa il custode del primo racconto.

Claudio Magris è maestro nello scegliere le parole essenziali per raccontare con pochi e semplici tratti sguardi, emozioni e storie, ma anche per descrivere la natura che fa da sfondo a queste ultime, ossia il Carso, Trieste stessa e la potenza malinconica del suo mare.

La riflessione che l’autore compie a proposito del tempo e della vecchiaia non è circoscritta alla vita ormai giunta al termine o già vissuta dei protagonisti di questi racconti, ma coinvolge tutte le nostre vite e il concetto di vita di per sé. Magris pone domande e cerca di dare risposte riguardo ciò che egli stesso definisce “la vita vera, autentica, pervasa di significato”.

In ogni momento della nostra vita siamo contemporaneamente tutto ciò che siamo stati e tutto ciò che vogliamo essere, ma siamo inconsapevolmente anche ciò che saremo, ed ancora non siamo.

Nella foglia che muore, […] c’è il fiore che l’ha scaldata, la nuvola che l’ha dissetata con la pioggia, la terra che l’ha nutrita. […] Eterna immanenza, eternità di ogni cosa.

Caterina Cerio
Vivo a Milano ma sono innamorata di Siviglia, dove ho fatto il primo Erasmus. Amo il sole, il mare e la buona compagnia. Mi piace conoscere cose nuove e l’arte in generale con tutti gli stimoli che dà.