Avengers: Endgame

Uniti un’ultima volta, Avengers: Endgame

Avengers: Endgame è uscito nelle sale italiane il 24 aprile, ben due giorni in anticipo rispetto alla prima negli Stati Uniti e neanche un anno dopo Avengers: Infinity War, che uscì in Italia il 25 aprile 2018. La pellicola segna la chiusura di un cerchio: i ventuno film del Marvel Cinematic Universe, che hanno come capostipite l’Iron Man di Jon Favreau (2008), e che raccontano la straordinaria storia di grandi eroi che si uniscono per vendicare e proteggere la Terra.

La storia di come un gruppo di «persone eccezionali» sono state unite grazie al progetto Avengers, «sperando che lo diventassero ancora di più. E che lavorassero insieme quando ne avremmo avuto bisogno per combattere quelle battaglie per noi insostenibili». Lo dice Nick Fury in Avengers (2012). Oggi, questa storia giunge alla fine.

Infinity War ci aveva lasciato con metà dei personaggi mandati in polvere dallo schiocco di Thanos, ormai padrone delle sei gemme dell’infinito. Ed è da questo momento che comincia Endgame (titolo che riprende la frase di Doctor Strange «We’re in the endgame, now»). I nostri eroi sopravvissuti si trovano ad affrontare un periodo di non facile lutto: tutte le persone a loro più care sono sparite, e nessuno riesce a far altro che pensare a cosa avrebbe potuto fare di diverso per impedire quel preciso svolgimento di eventi. La maggior parte di loro, però, resta prevalentemente nella fase della rabbia, con poche e significative eccezioni. Ma proprio grazie a questa rabbia la vicenda va avanti.

Seguendo una montagna russa di emozioni, lo spettatore si trova a ridere e piangere da una scena all’altra, soddisfando appieno i desideri dei due registi (i fratelli Anthony e Joe Russo) che hanno chiaramente puntato a realizzare una sorta di equilibrio tra tragedia e commedia.

L’obiettivo è stato tutto sommato raggiunto, anche se bisogna notare che, rispetto ad altri film del franchise diretti dallo stesso duo (Captain America: The Winter Soldier, Captain America: Civil War e Avengers: Infinity War), Endgame punta molto di più sulla risata. Ciò non toglie che le scene importanti abbiano il loro valore epico e possente, portando molti occhi a sciogliersi in fiumi di lacrime e diversi cuori di grandi fan a spezzarsi; però diversi commenti a qualche giorno della visione del film lasciano intendere un retrogusto agrodolce.

Forse, si sarebbe potuto sacrificare qualche siparietto comico per alleggerire la tensione in favore di spiegazioni più approfondite di punti cruciali della storia, che lasciano dei buchi di trama non irrilevanti. Non pochi però si trovano a pensare che alcuni di questi plot holes siano voluti: infatti, Disney ha da poco annunciato il suo nuovo servizio di streaming Disney+, che porterà diversi contenuti originali a tema Marvel, raccontando le storie di diversi personaggi – tra cui Loki, Wanda, Visione, Winter Soldier e Falcon – sotto forma di serie tv. Non solo, se Endgame segna, a suo modo, la fine della storia degli Avengers originali (i cosiddetti OgSix: Robert Downey Jr., Chris Evans, Chris Hemsworth, Scarlett Johansson, Mark Ruffalo e Jeremy Renner), ciò non toglie che la Fase 4 dell’MCU ci sarà, e sarà piena di sorprese.

Tuttavia, appena usciti dalla sala sono davvero pochi ad avere la lucidità necessaria per fare queste osservazioni. Se Avengers: Endgame voleva risultare un film di una bellezza dolorosa, che portava alla fine di più storie e all’inizio di altrettante nuove ed emozionanti, ci è riuscito. Chi in modo più degno e chi in modo (purtroppo) più frettoloso, tutti giungono al loro finale. Non è detto che sia un lieto fine: ma d’altronde, se c’è qualcosa che gli Avengers hanno insegnato, è che per essere eroi bisogna prima di tutto essere umani.

Lo dice Tony Stark: «la fine è parte del viaggio». Dunque, eccoci alla fine.

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Valentina Testa
Guardo serie tv, a volte anche qualche bel film. Leggo libri, scrivo. Da grande voglio diventare Vincenzo Mollica.