Il razzismo oggi: che fare quando il mondo è in fiamme?

Tre anni di lavoro e 150 ore di riprese hanno portato alla realizzazione di What You Gonna Do When the World’s on Fire?, film documentario di Roberto Minervini, coprodotto da Rai Cinema e presentato in concorso alla 75ᵃ Mostra del cinema di Venezia. Il film è uscito in alcuni cinema in anteprima il 9 maggio e sarà presente nelle sale il 13 e il 14.

Che fare quando il mondo è in fiamme? affronta il problema del razzismo tutt’ora presente negli Stati Uniti d’America partendo dai crudi eventi che videro coinvolta una comunità afroamericana di Balton Rouge, in Lousiana, durante l’estate 2016. Lo sfondo è quello di una questione razziale ancora irrisolta. Minervini in un’intervista al Tg1 afferma: “In fondo non lo sapevo neanche io, non riuscivo neanch’io a rendermi conto della profondità della questione razziale e della virulenza con la quale il razzismo viene espresso ancora oggi”.

Negli Stati Uniti vivono 40 milioni di afroamericani (il 12% della popolazione), di cui 10 al di sotto della soglia di povertà, 4 ufficialmente disoccupati e 1 milione in carcere. Nel 2016, la polizia ha ucciso 39 suspicious unarmed blacks e nei primi quattro mesi del 2018 i neri giustiziati dalla polizia sono stati 69. 

Nel film la macchina da presa, che rimane impercettibile, raccoglie le testimonianze di più storie parallele di individui di una comunità afroamericana del sud degli Stati Uniti. Ogni giorno queste persone lottano per la giustizia, la dignità e la sopravvivenza, consapevoli di appartenere ad una “razza” che non ha mai smesso di essere oggetto di discriminazione e violenza dai tempi dello schiavismo. 

“Ci hanno liberato, ma siamo ancora dei fottuti schiavi, maledizione!” così dichiara Judy, donna tenace che sta cercando di ricostruirsi una vita segnata dagli abusi e dalla droga e si trova alle prese con la gestione del suo bar minacciato dalla gentrificazione a Tremé, quartiere nero di New Orleans. Poi ci sono Ronaldo e Titus, due giovani fratelli, con un padre in prigione, che promettono alla madre di tenersi lontani dai guai mentre trascorrono le giornate girovagando in un quartiere segnato ormai dalla violenza. Un personaggio intrigante è Big Chief Kevin Goodman che, con i suoi abiti artigianali da nativo americano, tenta di mantenere vivo il patrimonio culturale della sua gente attraverso i riti del canto e del cucito. Infine, la presenza più forte e dominante è quella delle New Black Panthers, organizzazione che cerca di dare una mano ai “fratelli” più in difficoltà e che protesta contro la brutalità della polizia, a seguito del linciaggio di due ragazzi nel Mississippi, per rivendicare diritti e giustizia.

What do we want? Justice.

When do we want it? Now.

Black power!

Riecheggiano durante tutta la pellicola queste due parole, black power, che vogliono significare libertà di parola e sottolineare il fatto che i bianchi “non hanno bisogno di dire potere ai bianchi”.

Justice for Alton Sterling.

Anche questo nome viene ripetuto più volte. Alton Sterling era un 37enne nero che vendeva CD davanti a un piccolo negozio di alimentari a Baton Rouge. Il 5 luglio 2016 venne ucciso da due agenti di polizia che erano intervenuti dopo una chiamata anonima al 911. Un video registrato da un passante e diffuso il giorno seguente mostra che i due agenti sparano a Sterling dopo averlo immobilizzato a terra e dopo aver urlato “Ha una pistola! Ha una pistola!”: un testimone ha detto che gli agenti hanno recuperato una pistola dai pantaloni di Sterling dopo avergli sparato ma che lui non l’aveva estratta all’arrivo degli agenti e che, in generale, non sembrava avere un atteggiamento minaccioso nei loro confronti, e a confermare la testimonianza c’è anche un altro video. 

Che fare quando il mondo in fiamme? è un film amaro e potente, come lo è lo stesso titolo, e il regista commenta così la sua scelta in un’intervista a RollingStone:

“L’ho scelto prima di tutto per un riferimento storico e culturale: proviene da un gospel che è stato riscritto e reinterpretato negli anni. […] Mi interessava soprattutto la risposta del coro nel canto, che ha due chiavi di lettura: fuggire dal Signore, inteso come Dio, ma pure come padrone, ai tempi della schiavitù. C’è un legame diretto anche con l’interpretazione di cosa fare quando il mondo è in fiamme data dai personaggi del film stesso: penso a Judy che mi parlava della necessità per i neri di soccorrersi tra loro, altrimenti sarebbero bruciati nelle fiamme, a differenza dei bianchi, ai quali nell’eventualità basterebbe correre ai ripari e attendere i soccorsi. Una risposta è senza speranza: correre da chi i neri li ha resi schiavi – il padrone –, l’altra è correre dal Signore, da Dio, un messaggio di speranza.” 

Minervini con questo film intende mostrare a 360° la realtà con un taglio neorealista e la scelta estetica e narrativa del bianco e nero. Si dichiara felice e orgoglioso di aver fatto un film dove sono i personaggi stessi a parlare di razzismo e a tracciare la storia della questione razziale in America: “Lo fanno attraverso le loro azioni e il loro linguaggio, senza teorizzare sul tema.”

Elena Gentina
Studentessa di lettere moderne. Amo la musica, la letteratura e il cinema. Vivo tra le nuvole ma cerco di capire quello che sta a terra.