Il Trono di Spade, 8x04: The Last of the Starks -Vulcano Statale

Il Trono di Spade, 8×04: The Last of the Starks

Se con la terza puntata dello show, The Long Night, il tasso di “discussione” aveva subito un’impennata come in Game of Thrones non si vedeva da tempo, non sembra che le cose siano cambiate con il quarto episodio, ma per un motivo ben diverso.

A pochi gironi dall’uscita, infatti, The Last of the Starks è precipitato nella classifica del rating, segnando uno dei punti più bassi dello show. La puntata, però, è ricca di avvenimenti, tra vecchi ideali di nuovo in auge e sorprese narrative.

Il potere è potere. Questa frase potrebbe già da sola riassumere le vicende quarta puntata dell’ottava stagione di Game of Thrones. Perché proprio questa? Uscita proprio dalla bocca di Cersei Lannister durante una conversazione con il famigerato Petyr ‘Ditocorto’ Baelysh, questa frase fa da icona per una puntata che offre alla stagione un importante, quanto necessario, giro di boa.

I (pochi) sopravvissuti alla Grande Battaglia di Grande Inverno si riuniscono per festeggiare insieme la vittoria, una vittoria sofferta ma che alla fine ha visto i vivi trionfare. Inutile soffermarsi sulle molte scene divertenti di questa prima parte, tra cui spicca un (sarà mica voluto?) placement niente di meno che di Starbucks.

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Ciò che ci interessa analizzare, però, viene subito dopo. Jon e Daenerys si incontrano da soli e ritorna in auge forse il tema più importante di questa stagione e che era stato messo da parte nell’episodio precedente, ovvero le vere origini di Jon Snow. Per parte sua questo non sarebbe più di tanto un problema, Aegon Targaryen o no lui non desidera il trono e si è già inchinato a Daenerys; peccato che, come sottolinea giustamente la zia, questo non abbia nessuna importanza. È lui, agli occhi di quel mondo che si poggia su concetti di eredità dinastica con sfumature maschiliste, il vero erede al trono di spade (con buona pace del povero Gendry neo-Baratheon, legittimo erede per diritto di conquista della casa Baratheon).

De facto è un’incoronazione informale quella che poggia sulla sua testa, il potere qui risiede nel suo stesso nome, un nome che inequivocabilmente lo vede come legittimo Re, ai danni proprio di Daenerys, colei che fin dalla prima stagione pareva destinata a regnare sui sette regni. Per la Madre dei Draghi l’idea di perdere la sua autorità come Regina è spaventosa, verrebbe annientata in un colpo solo tutta la legittimità che si era costruita negli anni, e che anche allora la vedeva come legittima erede in quanto ultimo membro in vita della casa Targaryen. Qui si assiste anche al primo vero scontro tra i due, con Dany che senza troppi giri di parole ordina a Jon di non farne parola con nessuno, onde evitare che la notizia possa portarla a esser messa da parte.

La prova di questo suo sospetto non tarda ad arrivare. A Sansa infatti basta un solo dialogo con Tyrion per capire che l’idea di Jon sul trono non sarebbe poi così male, soprattutto per quanto riguarda il Nord, per il quale l’astuta Lady di Grande Inverno continua a sognare (o progettare?) l’indipendenza.

Se parlarne con Sansa ha risvegliato la coscienza di Tyrion, il dialogo con Varys sul finire di puntata sembra incrinare in maniera irreversibile la sua lealtà nei confronti di Daenerys ‘Nata dalla Tempesta’. Non vorrebbe lui, Primo Cavaliere, pensare seriamente al tradimento in favore di Jon/Aegon ma, come gli fa notare anche l’eunuco, Daenerys sta lentamente perdendo il senso della misura, dopo essersi convinta pian piano che è stato il destino a volerla come Regina, e sembra, ora più che mai, disposta a tutto pur di ottenere ciò che vuole. Stiamo assistendo alla nascita di un Tiranno? Ce lo dirà la prossima puntata, ma quel che è certo è che lo scambio di sguardi tra Daenerys e Cersei lascia ben poca immaginazione su quale possa essere il destino di Approdo del Re, con un drago alle porte.

Forse Olenna Tyrell nella settima stagione c’aveva visto giusto: “Sei un drago. Sii un drago!”. Questa affermazione va contestualizzata e bisogna tenere a mente da dove escono queste parole. Olenna, donna di potere dall’enorme esperienza nel grande gioco, non ha mai avuto dubbi su quale sia l’unico modo per ottenere e mantenere il potere: il timore e la paura sono armi formidabili, ancor di più quando ne dai prova di fronte a un nemico che cerca in tutti i modi di attuare un piano più “mite”. Non si combatte l’acciaio con i fiori. Queste parole riecheggiano per tutto l’arco della puntata, e pesano come un macigno sulle coscienze di chi era arrivato a Westeros con tre draghi e la più grande armata mai vista, mentre ora si appresta a combattere con un solo drago, che ora pare tragicamente vulnerabile, e poche migliaia di soldati stanchi e feriti contro una Regina che ora può guardare letteralmente dall’alto in basso chi ha osato sfidarla.

Daenerys in questa puntata ha perso molto del suo potere, e ha perso molti di coloro che vedevano in lei quel potere, Jorah e Missandei per non parlare del ‘figlio’ Reghal. Saprà riacquistarlo quel potere? E saprà essere sufficientemente spietata e vivere con il peso di essere diventata ciò che aveva giurato di distruggere?

Il nome di Jon la insidia, e lei non sembra per nulla intenzionata a mettersi da parte.

Questa puntata ha regalato molti momenti memorabili, e in qualche scena ha saputo destare i cuori degli spettatori, con inquadrature e dialoghi che riportano ai fasti delle prime stagioni. Si sono visti molti personaggi “abbandonare” in un certo senso la storia, ora che il loro filone narrativo sembra concluso. Altri sono invece fin troppo dentro la storia, al punto da vivere ancora situazioni conflittuali internamente – si veda ad esempio Jaime, che abbandona Brienne per tornare da Cersei (forse per ucciderla?) –.

In mezzo a tutto questo, una nota stonata sembra offrirla Arya Stark. La giovane killer sembra, infatti, non aver subìto la minima ripercussione per aver ucciso il Re della Notte, e come se niente fosse continua a inseguire il suo piano di uccidere i rimanenti membri della sua lista, non prima però di aver manifestato i suoi dubbi su Daenerys e la sua intenzione di salvaguardare la sua famiglia. La stessa famiglia che, tuttavia, abbandona per andare, accompagnata dal Mastino, verso la capitale. Una involuzione rispetto al trend della puntata che, in una fase di decostruzione emotiva di diversi personaggi, vede in lei un animo imperturbabile perfino di fronte all’amore.

Articolo di Riccardo Sozzi.

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