Troiane di Mitipretese: tra archetipo e modernità

Quest’anno il Piccolo Teatro di Milano ospita una mini-retrospettiva della compagnia Mitipretese, composta da Roma ore 11 (da un testo indagine di Elio Petri, racconta un incidente sul lavoro che ha coinvolto una settantina di donne), Festa di famiglia (riflessione sulle dinamiche familiari ispirata ai testi di Pirandello e con un contributo drammaturgico di Andrea Camilleri) e Troiane/frammenti di tragedia, in scena da martedì 14 maggio fino a domenica 19 maggio.

La compagnia Mitipretese non è nuova al Piccolo Teatro, che nel 2015 aveva ospitato Credoinunsolodio (drammaturgia di Stefano Massini) e l’anno precedente sempre le Troiane. La compagnia è nata nel 2006 dalla volontà di Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariángeles Torres, che insieme volevano creare uno spazio di creazione collettivo.

La scelta di portare in scena (di nuovo) le Troiane di Euripide non è certo un caso: in primis bisogna dire che la composizione della compagnia (formata principalmente da donne) porta quasi naturalmente alla scelta di questo testo, dove le protagoniste sono tutte al femminile; in secondo luogo il testo presenta molte affinità con lo scenario contemporaneo, fattore che la compagnia predilige da sempre.

Lo spazio del Teatro Studio Melato si apre su un unico ambiente spoglio: un lungo tavolo sormontato da mucchi di vestiti e stracci, tre panche e una sedia in ferro battuto, un pozzo e una grata compongono la scenografia. All’uso sapiente delle luci e delle musiche spetterà il compito di ricreare ambienti diversi, rompere la quarta parete e rimandare a uno spazio altrove. L’idea è quella di ricreare una prigione chiusa, buia, a tratti claustrofobica dove le quattro attrici fanno vivere il dolore di Ecuba, Elena, Cassandra e Andromaca, in maniera toccante e senza mai cadere nel patetismo.

A volte il linguaggio e la forma delle tragedie antiche ci appaiono lontani, e non sempre immediatamente comprensibili – spiegano le quattro interpreti e registe Manuela Mandracchia, Alvia Reale, Sandra Toffolatti e Mariángeles Torres –. Sono mutati i riferimenti culturali, è mutata la struttura psichica degli individui. Ma possiamo anche dire che nulla è cambiato. Fa paura la perfetta sovrapponibilità di Troiane con le guerre che continuano ad avvenire oggi.

Allora Ecuba, Cassandra, Elena e Andromaca non sono solo quattro donne che hanno visto morire i propri figli e mariti, vittime della guerra, schiave dei vincitori, oggetti assegnate a dei nuovi padroni, ma sono tutte le donne, tutte le vittime, tutte le schiave e gli oggetti che lasciano i conflitti in corso oggi nel mondo.

Nella tragedia greca archetipo e modernità sono indissolubilmente legati e le Troiane ce lo ricordano ancora una volta. Le voci fuoricampo di bambini all’inizio dello spettacolo che parlano di navi e naufragi (come Atena e Poseidone nel prologo della tragedia euripidea), il mucchio di vestiti e stracci che alludono all’assenza di corpi, il piumino che rappresenta il corpo del piccolo Astianatte, sono tutti rimandi chiari alle tragedie contemporanee;

e allora forse le quattro donne troiane in terra straniera che aspettano il verdetto che deciderà il loro futuro, non sono forse le stesse profughe che attendono nei centri di accoglienza di conoscere il loro destino?

“Certe cose non accaddero mai, ma sono sempre”. Si parla dei personaggi mitici come se non fossero fittizi, ma realmente esistiti. E allora a Euripide, alla guerra di Troia, alla storia greca sopravvivono fino a noi solo i personaggi dell’epica, della tragedia e della narrativa, che continuano a parlarci, più vivi che mai, di sé ma anche di noi e del nostro tempo.

Sheila Khan