Trump vs Huawei? (o Stati Uniti vs Cina?) -Vulcano Statale

Trump vs Huawei? (o Stati Uniti vs Cina?)

Il “caso Huawei” rischia di abbattere una volta per tutte la geopolitica degli scambi commerciali.

Tra problemi tecnici e conseguenze politiche, facciamo chiarezza su quanto sta accadendo in casa Huawei e sulle decisioni del Presidente Trump.

Come si colpisce un paese rivale senza intaccare in maniera insuperabile i rapporti ufficiali tra i rappresentanti delle nazioni in campo? Ferendone un piede, costringendolo ad andare alla metà della velocità. Questo “gioco”, tutto meno che puerile, traduce in maniera semplificata ciò che nelle ultime settimane sta accadendo tra la società produttrice di prodotti all’avanguardia nel campo delle telecomunicazioni, la cinese Huawei, e il sistema socio-economico statunitense rappresentato dal governo federale, guidato dal suo Presidente Donald Trump.

Il colosso cinese è conosciuto in tutto il mondo soprattutto grazie ai suoi smartphone, prodotti che, basati sul sistema operativo Android, già da anni si sono imposti sul mercato globale grazie alla loro versatilità e alla loro efficienza. In breve tempo sono arrivati a insidiare persino Samsung, che si trova al primo posto nella classifica per la produzione di smartphone, seguita proprio da Huawei, che ha già sorpassato Apple e i suoi iPhone nel secondo trimestre del 2018. Ma al periodo del boom è succeduto il momento nero della compagnia, che coincide con la fine 2018, quando l’azienda cinese, messa sotto pressione da alcune dichiarazioni da parte di Trump, decide di interrompere la vendita negli USA.

Un passo indietro per far calmare le acque? Fatto sta che oggi, pochi mesi dopo, il problema si è riacutizzato, e stavolta con conseguenze potenzialmente catastrofiche per tutti i contendenti in campo.

Il 15 maggio Trump ha firmato un ordine esecutivo con cui ha dato al governo il potere di impedire alle aziende negli Stati Uniti di acquistare apparati per telecomunicazioni prodotti da chi costituisce una minaccia per la sicurezza nazionale. Tradotto, non ci fidiamo della Cina, e l’esponenziale crescita di Huawei è molto preoccupante (soprattutto nel campo del 5G).

Il governo a stelle e strisce sostiene che la Cina, attraverso l’azienda Huawei, stia cercando di spiare gli USA, e questo provvedimento va di pari passo con ciò che era accaduto solo cinque giorni prima, quando il 10 maggio sempre Trump aveva dato il via libera all’innalzamento dei dazi su oltre 200 miliardi di dollari di beni cinesi, passati dal 10 al 25 %.

Un vero e proprio pugno duro per il governo cinese, che già allora si era detto “profondamente dispiaciuto”.

Puntuale la risposta di Huawei, secondo cui gli standard di sicurezza non sono mai venuti meno sostenendo anche la totale trasparenza del lavoro svolto. E a conferma di ciò basti vedere quanto ormai sia presente in moltissimi mercati, a cominciare da quello europeo.

Il problema maggiore tuttavia non è tanto il sacrificio fatto sul mercato statunitense, quanto semmai la rimozione della licenza Android da parte di Google. L’azienda di Mountain View, in California, ha infatti dovuto ottemperare a quanto contenuto nell’ordine esecutivo, sospendendo la licenza Android per i dispositivi marca Huawei. Ciò non vuol dire che tutti i telefoni Huawei non funzioneranno più senza Android, ma che semplicemente ci si ritroverà in mano un dispositivo con una versione Android base, senza cioè tutti quei servizi, come il Play Store, Gmail, Maps, Youtube forniti proprio da Google, senza contare tutti i supporti sotto-traccia ma ugualmente indispensabili, aggiornamenti, update di sicurezza e così via.

Solo una licenza temporanea, con scadenza al 19 agosto, permetterà a Huawei di fornire assistenza ai clienti e consentirà a tutte le aziende interessate di ultimare il passaggio a un altro fornitore.

Nel frattempo Huawei si è attrezzata a chiarire la sua posizione, garantendo che tutti i prodotti in circolazione, così come quelli disponibili all’acquisto e presenti nei magazzini di tutto il mondo, continueranno a godere della versione più completa di Google, con tutti i suoi servizi e le sue funzionalità, visto che l’ordine esecutivo non ha capacità retroattiva. Le criticità spunteranno semmai più avanti se questi stessi dispositivi non potranno aggiornarsi alle loro versioni più recenti perdendo via via compatibilità con le versioni invece aggiornate delle applicazioni che fanno capo a Google.

Sembra inevitabile per Huawei un grave danno economico nell’immediato, a poche settimane dal lancio dei nuovissimi smartphone della serie P30. Va detto che l’azienda cinese da tempo si attrezza in previsione dell’ipotesi peggiore — la totale rottura con Google —, sviluppando un sistema operativo tutto suo, anche se a livello globale ciò potrebbe non essere sufficiente vista l’altissima competitività.

Sullo sfondo non si può non osservare lo scontro economico tra Stati Uniti e Cina. Trump da tempo stuzzicava il paese orientale per ottenere qualche accordo commerciale più favorevole, e questa mossa è evidentemente rivolta in questa direzione. D’altra parte Huawei rappresenta in questo momento forse l’esempio più clamoroso di successo per un’azienda cinese a livello mondiale, e in tal senso colpire Huawei equivale a colpire la Cina. Basti pensare a quando, il primo dicembre 2018 il vicepresidente e CFO di Huawei, Meng Wanzhou, figlia del fondatore Ren Zhengfei, è stata arrestata in Canada, su richiesta degli Stati Uniti, che l’accusavano di aver violato le sanzioni statunitensi contro l’Iran.

Difficile credere a una ritorsione cinese sia sul campo tecnologico — impedire la produzione dei dispositivi Apple in Cina farebbe più danni che altro —, sia da un punto di vista economico. Tutto sta, in un certo senso, alla volontà e allo stomaco di Donald Trump. La sua guerra commerciale contro la Cina rischia infatti di colpire gravemente anche l’economia degli USA, con la stessa Google, insieme ad altre aziende tra cui Microsoft, che in queste ore sta facendo i conti con l’improvvisa riduzione di una fetta enorme del suo mercato per l’espansione di Android.

Riccardo Sozzi
Da buon scienziato politico mi faccio sempre tante domande, troppe forse. Scrivo di tutto e di più, perché ogni storia merita di essere raccontata. γνῶθι σαυτόν