Iris Van Herpen: l’arte della fantasy couture -Vulcano Statale

Iris Van Herpen: l’arte della fantasy couture

La moda è arte?

Questa semplice domanda ha sempre aperto dibattiti e discussioni sul rapporto tra le due discipline, senza mai trovare una risposta. Il confine è molto labile e sottile: può un capo d’abbigliamento costituire una vera e propria opera d’arte al pari di un Picasso o di un Matisse? Possono ago e filo essere posti sullo stesso piano del pennello di Monet?

Una cosa è certa: da sempre l’obiettivo della moda è la funzionalità, si muove nell’ambito della vita reale e concreta e questo la allontana inevitabilmente dall’ideale di art pour l’art e dall’intimo valore dell’arte tradizionale che rimane fine a sé stessa.

La moda viene spesso considerata una mera manifestazione di superficialità, poiché si occupa solo dell’ornamento del sé. Inoltre, manca di una prerogativa fondamentale dell’arte: l’eternità. È per sua stessa natura transitoria e destinata a dissolversi.

È necessario però a questo punto fare chiarezza sulla differenza tra moda e tendenza.

Il poeta Charles Baudelaire affermava che la modernità sta nel catturare l’eternità che si trova nel transeunte, e che ogni modernità può diventare antichità.

Chi dice dunque che l’effimero e il perpetuo non possano conciliarsi e che un capo di haute couture confezionato per il solo scopo di sfilare in passerella, non possa in realtà essere destinato a durare nell’eternità circondato da quattro mura tra l’ammirazione e la critica del un pubblico?

A partire dagli anni Ottanta infatti vennero organizzate molte mostre di moda in musei come il Victoria and Albert Museum di Londra, il Metropolitan Museum of N.Y. City e il Guggenheim di New York. Nonostante le critiche mosse da chi riteneva che la moda non dovesse invadere i musei, le esposizioni ebbero enorme successo e questa forma d’arte iniziò a essere vista da molti sotto una diversa prospettiva.

È dunque corretto continuare a parlare di forte dicotomia tra arte e moda?

L’obiettivo dell’haute couture cambia: non è più vestire e abbigliare, ma lasciare un segno storicamente riconoscibile.

La stilista olandese Iris van Herpen è senza dubbio tra coloro che hanno fondato un nuovo concetto di moda: l’idea di moda è un’espressione artistica del proprio io e non uno strumento commerciale privo di contenuti. Nata a Wamel nel 1984, si appassiona alla moda fin da piccola per poi aprire all’età di soli 23 anni la sua casa di moda, e far sfilare dal 2011 le sue collezioni alla settimana della moda di Parigi. È considerata la prima ad aver utilizzato la tecnica della stampa 3D nel mondo della moda, dando forma così alla natura futuristica e scultorea del suo stile.

Lo stile avanguardista non le impedisce però di guardare al passato: le sue creazioni combinano infatti l’uso di tecnologie innovative con tecniche di artigianato antico e lavoro manuale, dando vita così alla Tech Couture, in cui si intrecciano e si stratificano acciaio, seta, magneti, polvere di ferro e resina.

L’interesse per la scienza e la tecnologia ha portato la stilista a confrontarsi con il CERN (l’Organizzazione europea per la ricerca nucleare) e il MIT (Massachusetts Institute of Technology).

Collezioni come Crystallization, Voltage, Refinery smoked, racchiudono nel nome stesso il tema che la stilista vuole esprimere, i materiali con cui vengono realizzati gli abiti, e i fenomeni da cui trae ispirazione, come per esempio gli esoscheletri marini e le barriere coralline. La sua ultima collezione è Shift Souls, e per realizzarla ha osservato i progressi nell’ingegneria genetica e soprattutto i cibridi (organismo ibrido cellulare uomo-animale) e si è ispirata a carte celesti e alle sue rappresentazioni di chimere mitologiche e astrologiche.

Forme irregolari ma allo stesso tempo armoniche caratterizzano le sue creazioni. Giochi di colori, di materiali, di curve fanno di lei una delle stiliste più innovative di sempre. Sinuosità e linee spezzate, caos e armonia si fondono. Come dice la stessa Iris: “There’s beauty in contrast… I need both chaos and control. When I have too much control I tend to search for disruption to make space for improvisation again and the other way around.”

Le sue creazioni sono state oggetto di esposizione in musei come il Metropolitan Museum of Art e il  il Palais de Tokyo di Parigi.

Il suo stile tridimensionale fa sì che i suoi abiti vengano catalogati come fantasy couture, un settore della moda che mette in secondo piano la praticità dei capi e si concentra principalmente sull’aspetto fantastico.

È dunque corretto affermare ancora nel 2019 che la moda abbia il solo scopo di creare di capi di abbigliamento funzionali esclusivamente a coprire e agghindare?

Gli abiti di Iris Van Herpen parlano da soli e si autodefiniscono delle vere e proprie opere d’arte.

Articolo di Roberta Gaggero

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