Quando Joaquin Phoenix ingannò i media americani

Questa settimana uscirà nei cinema italiani Joker, ultima fatica di Todd Phillips, fortunato regista autore della trilogia comica The Hangover. Nonostante ultimamente si legga di tutto sull’attore protagonista della pellicola, Joaquin Phoenix, nessuno si è espresso sulla pagina più interessante e artisticamente innovativa della sua carriera.

Quasi tutti lo ricorderanno soprattutto per il suo ruolo ne Il gladiatore, oppure per le incredibili doti attoriali dimostrate in Her diretto da Spike Jonze, meno persone si ricordano di lui per la sua interpretazione nel biopic Walk the Line, nel quale interpreta Johnny Cash. Solo gli appassionati del genere lo hanno apprezzato nei due film diretti da Paul Thomas Anderson, The Master e Vizio di forma e in pochissimi lo hanno apprezzato nei suoi ultimi due film, uno del 2018 diretto da Gus Van Sant, Don’t Worry e l’altro del 2018 da Lynne Ramsay, You Were Never Really Here. Questi solo per citare alcune le sue numerose interpretazioni.

Un film in particolare sembra però mancare quasi sempre all’appello quando si parla dello straordinario talento di Mr. Phoenix, il mocumentario diretto da Casey Affleck, “I’m still here”.

Per chiunque non abbia dato l’esame di Tomaso Subini, Storia e critica del cinema, un mocumentario è letteralmente un genere cinematografico e televisivo nel quale eventi fittizi sono presentati come reali attraverso il linguaggio documentaristico (per intenderci è il modo in cui sono narrati TheOffice e The Blair Witch Project, tra gli altri).
I’m still here è appunto un mocumentario del 2010 diretto da Casey Affleck che racconta la storia di Joaquin interpretato da sé stesso durante un periodo di apparente crisi personale.
Dopo la sua nomination all’oscar del 2006 per Walk the Line infatti Joaquin entra in un periodo di reale depressione che lo porterà ad aver problemi con alcol e droghe.

Al termine dei periodi di riabilitazione, nel 2008, esattamente il 3 novembre, durante un’intervista rilasciata all’Assosiated Press decide di annunciare il suo definitivo ritiro dall’industria cinematografica.

Da qui iniziano le riprese di I’m still here che assistono, assieme alla stampa di tutto il mondo, al finto crollo psicologico, fisico e sociale di uno dei più importanti attori dell’industria cinematografica americana.
Il film ruota intorno alla decisione di Phoenix di diventare una stella del rap e delle varie situazioni tragicomiche che vedono protagonista l’ormai ex attore; a partire dal disastroso avvio della sua carriera musicale, agli svariati rifiuti di Puff Daddy che Phoenix vorrebbe come producer, fino ad arrivare al conflittuale rapporto con i suoi amici e collaboratori.

Si passa da momenti in cui lo vediamo aver rapporti con delle escort a scene in cui qualcuno gli defeca letteralmente in faccia, fino ad arrivare alla ingloriosa intervista al Late Show con David Letterman.

Dopo esser stato presentato a Venezia nel settembre del 2010 il film esce in America a novembre.

Di fronte allo schermo lo spettatore assiste a tutto ciò con la sicurezza che sia tutto uno scherzo, che sia tutto frutto di scelte narrative di Affleck e che Phoenix non stia interpretando davvero sé stesso; nonostante si chiami con il suo stesso nome e nonostante viva nella sua vera casa.

Lo spettatore lo sa, perché lo sta guardando al cinema, a posteriori, dopo che una volta tornato da Letterman Joaquin gli presenta le proprie scuse affermando che era una sorta di esperimento sociale.

Un progetto per indagare il rapporto tra celebrità, media e spettatori, perché, a differenza di questi ultimi, all’epoca dei fatti i media tradizionali credettero al finto breakdown dell’attore, generando una sorta di grande fake news che vendettero al pubblico come vera.

Una sorta di palla di neve fatta scivolare dalla cima di un monte per provocare una slavina. Ed è in questi termini che lo stesso Joaquin si riferisce al momento che diede vita a tutto ciò, ovvero l’intervista nella quale disse di voler dire addio al mondo del cinema.

Quest’opera rappresenta la superficialità dell’industria dell’informazione e di come essa sia pronta a distruggere ogni suo idolo, solo per qualche visualizzazione. Racconta di come una storia venga diffusa al mondo senza alcuna ricerca per confermarla, e di come ogni notizia data per un anno su un personaggio noto dello showbiz fosse tutto frutto di uno scherzo.

Joaquin Phoenix e Casey Affleck son riusciti in un impresa a cui nessuno fino ad ora era riuscito, ridicolizzare i media tradizionali americani.

Nonostante fosse stato dato per morto dal quarto potere Joaquin Phoenix è ancora qui.

Luca Pagani
Tento di esprimermi su un po' di cose e spesso fallisco.
Però sono simpatico.

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