Bolivia: tra le fiamme di una democrazia in crisi

Quello che si stanno chiedendo in molti, negli ultimi giorni, è che cosa stia succedendo in Bolivia.

Il 20 ottobre si sono tenute le elezioni presidenziali. I due candidati favoriti erano Evo Morales, alla presidenza da ben 14 anni, e Carlos Mesa, leader dell’opposizione, già presidente dal 2003 al 2005. In seguito alla proclamazione da parte del Tribunale supremo della vittoria di Morales, già al primo turno con il 47,07 per cento dei voti contro il 36,51 dell’avversario, sono scoppiate proteste in varie città del paese. Questo perché i dati parziali indicavano un minor distacco tra i due e d’altra parte il risultato finale proponeva una differenza proprio appena sopra la soglia dei dieci punti, che secondo le leggi boliviane dà la vittoria al primo turno, senza necessità di ballottaggio. Da ciò il sospetto di brogli. Diverse irregolarità sono state inoltre ravvisate anche dagli osservatori dell’Organizzazione degli stati americani.

In ogni caso, i sospetti hanno dato il via alle proteste di piazza, cui poi ha fatto seguito  l’ammutinamento di reparti della polizia, dopo tre morti e centinaia di feriti tra i manifestanti.

Morales, messo sotto pressione anche dai militari, per cercare di calmare le acque si è dimesso, annunciando nuove elezioni. Poi, in un quadro drammatico, ha lasciato il paese trovando asilo in Messico dove ha denunciato quello che a suo giudizio è un vero e proprio colpo di stato.

La situazione non è chiara, ma certo è forte il sospetto che forze antidemocratiche stiano approfittando di un momento di crisi delle istituzioni boliviane per cercare di riportare il paese ad un triste passato, dove i militari decidevano pensando solo agli interessi di una ristretta borghesia “bianca”.

In ogni caso, fa un certo effetto accostare le immagini della grave crisi boliviana con i festeggiamenti per il trentennale della caduta del muro di Berlino. Nel cuore dell’Europa, si ricorda un trionfo della democrazia che trent’anni fa fu letto da molti come il segno di un destino democratico per tutti i popoli. In Bolivia, invece, vediamo il brusco emergere di una crisi in un sistema democratico che sembrava ormai consolidato e si trova invece straziato da sospetti di brogli, da violenza, e addirittura dal timore di un ritorno sulla scena dei militari secondo la peggiore tradizione sudamericana.

D’altra parte, quello della Bolivia non è un caso isolato. Non solo in questi anni molti paesi importanti sono rimasti stabilmente non democratici, si pensi al caso della Cina dove ogni dissenso viene represso, ma anche in non pochi contesti dove la democrazia si era affermata o sembrava affermarsi abbiamo poi visto crisi gravissime.  Si guardi al fallimento delle primavere arabe o alla tragedia politico-sociale del Venezuela o alla cosiddetta democrazia illiberale ungherese. Questi esempi e altri simili, anche se all’apparenza senza forte relazione tra loro, ci fanno  riflettere su quella che potrebbe considerarsi addirittura una “crisi mondiale della democrazia”.

Dopo la caduta del muro di Berlino nel 1989 si pensava che la democrazia fosse in procinto di trionfare ovunque. Alcuni, come Fukuyama nel suo famoso saggio del 1992 su La fine della storia, avevano annunciato che, dopo il crollo del cosiddetto socialismo reale, avremmo assistito all’adozione da parte di tutti i paesi della democrazia liberale.  

Ma oggi molti segni ci fanno pensare che ciò che ci scivola tra le mani non è solo il tempo, ma il sogno di una democrazia capace di portare ovunque per quanto possibile uguaglianza, rispetto dei diritti, pace. Significativo in tal senso il fatto che l’ultimo rapporto Freedom in the World ha denunciato per il tredicesimo anno di fila un declino della democrazia e della libertà a livello globale.

Tornando a Morales: era partito come raccoglitore di coca, uno dei tanti, per poi diventare il primo presidente indio della Bolivia. Sotto la sua presidenza il paese ha vissuto un lungo periodo di rispetto della democrazia durante il quale ha conosciuto anche un grande sviluppo con la crescita del PIL e una notevole riduzione della povertà. Per molti versi un sogno.

Poi la crisi, terribile. Ma perché questa crisi della democrazia in Bolivia come altrove?

Da ogni contesto, in verità, si possono apprendere delle lezioni. Probabilmente nel caso boliviano ha pesato un’eccessiva permanenza al governo di una stessa persona, con un potere che ha finito per essere troppo forte, incontrollato, con le inevitabili degenerazioni (già era stato molto discutibile che la Corte suprema avesse autorizzato Morales a candidarsi ancora contro il dettato costituzionale), degenerazioni che hanno finito per dare spazio anche a forze non democratiche. Questo ci porta a rivalutare le regole che garantiscono il bilanciamento tra i poteri e l’alternanza come salvaguardia della democrazia.

Articolo di Carlo Codini.

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