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Downton Abbey: il film

Se i fan, con i festeggiamenti per il Capodanno del 1925, avevano ritenuto conclusa la famosa serie televisiva inglese Downton Abbey, il suo autore e i suoi attori sono tornati in un adattamento cinematografico che ricalca gli elementi che hanno portato la serie al successo e per i quali è stata acclamata dalla critica: dalla preziosa ricostruzione storica ai magnifici costumi, dalle scenografie mozzafiato alla colonna sonora, dai personaggi così ben caratterizzati alle performance impeccabili di coloro che li interpretano. 

Prima protagonista del film è l’iconica residenza di Downton Abbey che, dopo le prime immagini d’antefatto, ritorna in un’inquadratura totale con in sottofondo le note della sigla così facilmente riconoscibile.

Tale apertura crea nell’osservatore l’illusione di trovarsi di fronte a una nuova puntata e permette di immergersi immediatamente nell’atmosfera dell’epoca. Le vite dei componenti della famiglia Crawley e del suo personale di servizio, che avevano ormai raggiunto una propria stabilità con la fine della sesta stagione, vengono messe in subbuglio da una notizia inattesa: re Giorgio V e sua moglie Mary sosteranno per una notte a Downton durante il loro itinerario nella campagna inglese. La buona nuova viene trasmessa di personaggio in personaggio e abbiamo così modo di ritrovare volti già noti e di fare la conoscenza di nuove figure. 

Nonostante le new entry, tuttavia, è evidente il trovarsi di fronte a vicende e tematiche già note.

In primis, la contesa di un’eredità fra nonna Violet e una cugina reietta, impersonata da Imelda Staunton, riporta in vita un lontano scontro fra la suddetta Contessa Madre di Grantham e Isobel Crawley. Torna poi il conflitto interiore di Tom Branson, dapprima chauffeur e poi genero del Conte, che si trova diviso tra l’amore per la sua patria Irlanda e quello per l’acquisita famiglia monarchica.

Prosegue dunque l’indagine di quelli che sono i conflitti di classe, ma anche la rappresentazione dei diversi ruoli di genere; soprattutto, compare come fil rouge un tema che era pregnante nelle stagioni trascorse, ossia l’incertezza del futuro del casato, del suo personale e dello stesso stile di vita dell’aristocrazia inglese, a causa dei cambiamenti che il progresso tecnologico e sociale stanno apportando. 

Ci troviamo infatti nel 1927, alle soglie degli anni Trenta sconvolti dal rapido sviluppo dei nuovi mezzi di trasporto, dall’ingrossarsi delle metropoli e dalla dissoluzione della rigida struttura gerarchica della società. Sono conflitti che coinvolgono gli abitanti della vecchia campagna inglese, mettendone in discussione i ruoli sociali; oggetto del dubbio è perfino la legittimità dei due regnanti: i personaggi, infatti, sia ai piani alti sia a quelli bassi della casa, si dividono fra chi sente più forte la devozione verso la Corona e l’orgoglio suscitato da una tale visita, e chi invece si mostra indifferente o addirittura ostile alla venuta di Giorgio V e della consorte.

La Grande Storia, dunque, penetra nelle vicende personali come già aveva fatto nella serie con l’affondamento del Titanic, lo scoppio della Grande Guerra, gli scontri che portarono alla nascita dello Stato Libero d’Irlanda o, ancora, la notizia del Putsch di Monaco che allungava le ombre della Seconda Guerra Mondiale. 

Accanto a tutto ciò, continua ad essere dato grande spazio alle micro-storie che coinvolgono ciascun personaggio.

Particolarmente interessanti sono quelle riguardanti le figure femminili come Lady Mary Talbot, che si prepara ora ad assumere totalmente la responsabilità del futuro di Downton e di tutte le persone che vi sono comprese, incarnando appieno il carattere conservatore di nonna Violet, ma unendovi un interesse per l’ammodernamento della società.

Scopriamo, poi, la frustrazione della sorella Lady Edith Pelham che, dopo essersi emancipata tramite un lavoro e il trasferimento in una casa propria, si ritrova a essere una moglie e una madre dedita a occupazioni tipiche della vecchia società quali balli ed eventi di beneficienza. Vi è poi l’aiuto-cuoca Daisy che, con atteggiamento ancor più battagliero, si fa portavoce del desiderio di un riscatto sociale, dell’idea di crearsi da sé un futuro diverso.

Se immutate sono le tematiche e i rapporti fra i vari personaggi, tali sono anche i loro caratteri e i loro modi di fare.

Ritroviamo infatti lo spirito incrollabile di nonna Violet con il suo prezioso sarcasmo e la sua testardaggine che, così evidentemente, sono stati ereditati da Lady Mary. Ci stupiscono ancora la bontà e la disponibilità di Isobel Crawley e Tom Branson, nonché del Conte e della Contessa Grantham. Viene ulteriormente rappresentata la devozione alla famiglia del signor Carson, dei coniugi Bates e, soprattutto, del signor Molesley. Quest’ultimo, poi, si presta spesso a essere protagonista di episodi divertenti che costellano il film, assieme alle iconiche frecciatine e sentenze della Contessa Madre che possono solo far sorridere.

Altro spunto comico è la guerra cui il personale di casa dà vita contro quello reale giunto a servire i sovrani. Messi inizialmente da parte, infatti, i domestici di casa Crawley porteranno avanti una vera e propria rivolta nei confronti dei nuovi venuti, con l’obiettivo di tornare a ricoprire le funzioni che gli sono proprie e dimostrare così la raffinatezza e l’eleganza della dimora di Downton Abbey, del suo casato e del suo personale.

Per tutti questi suoi aspetti così indissolubilmente legati alla serie TV, il film parla forse più allo spettatore appassionato che non a quello nuovo, che potrebbe sì goderne la visione, ma che forse non sarebbe in grado di cogliere e contestualizzare le sfumature di taluni gesti e parole.

Ad esempio, i dubbi di Edith, i sospetti nei confronti di Branson o ancora le punzecchiature di nonna Violet potrebbero non essere compresi appieno, nonostante i personaggi tendano a rinfrescare la memoria del pubblico, raccontando del proprio passato alle nuove conoscenze. 

Considerato anche quest’ultimo aspetto, il film si presta a due possibili interpretazioni.

Da una parte, le aperture e i dubbi sul futuro dei personaggi potrebbero far nutrire la speranza di ulteriori sviluppi che seguano la generazione più giovane verso una vita in un mondo ormai cambiato, dove le differenze fra le classi sociali si fanno meno rigide e l’alta società e il suo stile di vita svaniscono.

Tale ipotesi è avallata dalle affermazioni del produttore Gareth Neame e dello scrittore Julian Fellowes che ritengono possibile la realizzazione di un sequel, nel caso in qui il presente film riscuotesse un grande successo, come i numeri al botteghino fanno in effetti pensare. Dall’altra parte, la trama è priva di conflitti o sconvolgimenti particolarmente drammatici ed anzi risulta essere un poco blanda e tutta tesa verso un happy ending che riguardi tutti i personaggi più amati.

Se si mette in primo piano questo aspetto, l’adattamento cinematografico è dunque da considerarsi una sorta di commiato da parte del cast nei confronti di un pubblico ormai affezionato. Tuttavia, nell’impossibilità di propendere in modo definitivo per l’una o per l’altra ipotesi, possiamo solo pensarla come la signora Hughes che, negli ultimi istanti del film, si rivolge al marito dicendo:

“vedremo… vedremo”.

Rossana Merli
Mi affascina la creatività declinata in ogni sua espressione e forse è per questo che non so sceglierne una preferita. Unici punti fermi nella mia vita sono il nuoto e la scrittura.

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