Intervista a Matthew Caruana Galizia

Le arance di Malta

Nel mar Mediterraneo, a 80 chilometri dalle coste della Sicilia, si trova un’isola di circa 300 chilometri quadrati e 500mila abitanti.

Quell’isola è Malta, lo stato più piccolo dell’Unione Europea, da anni crocevia di illecite attività finanziare internazionali che avvengono con il beneplacito di associazioni bancarie lì situate, come l’azera Pilatus bank.

Sono circa 50mila le società registrate sull’isola, metà delle quali di proprietà straniera, fatto piuttosto eclatante considerate le sue moderate dimensioni.

Le aziende con almeno un investitore straniero che non fa affari sul territorio pagano qui, infatti, solo il 5% di tasse contro il 60% e oltre che arriverebbero a pagare in stati come l’Italia, la Francia o la Germania. 

In questo quadro si inserisce il lavoro di Daphne Caruana Galizia, la giornalista maltese assassinata due anni fa nell’esplosione di 400 grammi di tritolo posti nella sua utilitaria, lo stesso quantitativo usato per sventrare i veicoli portavalori.

La sua attività giornalistica inizia negli anni ’90, in un periodo in cui la libertà d’espressione nella sua terra è assai precaria. E lei, appena venticinquenne, già madre di tre figli piccoli, è la prima giornalista a scrivere di politica senza pseudonimo. Pubblica per il Sunday Times e per il Malta Indipendent, ma è nel 2008 che raggiunge la fama con l’apertura del suo blog Running Commentary – Daphne Caruana Galizia’s Notebook. 

Daphne va a fondo nelle vicende, scava e scrive, arrivando a toccare corde sensibili di varie potenze maltesi. 

La giornalista era la titolare dell’inchiesta “Malta files”, ramo dello scandalo conosciuto come “Panama Papers”. Aveva scoperto che, tra le migliaia di società offshore registrate sulla sua isola, ce n’era una intestata a Michelle Muscat, moglie del primo ministro Joseph. Porta a galla il coinvolgimento di altri due esponenti del governo laburista, il ministro Konrad Mizzi (nel 2015, titolare del ministero dell’Energia e oggi al Turismo) e il capo di gabinetto Keith Schembri, immischiati in una serie di attività finanziarie offshore, come una compravendita di gas con l’Azerbaijan a prezzi fuori dal mercato.

La circolazione di questo denaro riciclato è possibile anche grazie alla pratica della vendita di passaporti: sull’isola che non accoglie i migranti in arrivo via mare è, infatti, possibile comprare con “solo” un milione di euro un passaporto che ti fa acquisire di conseguenza la cittadinanza dell’Unione Europea, facilitando la circolazione di denaro al suo interno.

Daphne districa matasse di informazioni e diventa pericolosa, fa paura a chi teme di essere colpito dalla forza delle sue parole, la sua arma più potente.

Cercano di fermarla, di metterla a tacere. La isolano, fanno circolare voci di falsi amanti, la chiamano strega, le fanno trovare i cani sgozzati nel giardino e la porta di casa bruciata, viene accusata di calunnia e additata come traditrice della sua patria. Eppure, lei non arretra e cerca di mantenere le diffamazioni fuori da quella porta, di conciliare il suo lavoro con la sua vita privata e la quotidianità che cercano di portarle via.

Un esponente del governo maltese riesce a ottenere il congelamento dei conti della giornalista che non potrà più accedere al suo denaro.

Daphne ama la sua terra, ama il mare di Malta, ama le sue arance di cui raccoglie le ricette su come assaporarle.

Ed è proprio questo amore e il suo radicato senso di giustizia che la fanno procedere in questa lotta contro poteri apparentemente insormontabili. “#rel1on” recita il testo del messaggio che il 16 ottobre 2017 aziona la bomba posta nella sua Peugeot grigia. Può essere tradotto in inglese come to rely on, “affidarsi a”, contare sul tentativo fallimentare di fermare la verità con un ultimo atto di estrema violenza.

Fallimentare perché l’esplosione non riesce a spegnere la voce di Daphne, che viene oggi raccontata nel libro Dì la verità anche se la tua voce trema. Uscito questo ottobre, edito da Bompiani per la collana Munizioni curata da Roberto Saviano, il libro raggruppa alcuni degli articoli più rilevanti della giornalista, pubblicati in circa trent’anni di carriera, dapprima sui principali quotidiani maltesi e poi sul suo blog Running Commentary.

L’iter per rendere giustizia a questa donna caparbia è stato soggetto a numerose negligenze: le persone che avrebbero dovuto fare chiarezza sul suo assassinio erano le stesse che avevano mosso nei suoi confronti decine di accuse di diffamazione.

In prima battuta l’omicidio viene classificato come “atto di criminalità comune”, e al momento dell’arresto dei tre esecutori materiali, i fratelli George e Alfred De Giorgio e Vincent Muscat, vengono presentati nei processi come tre balordi.

Ma risale proprio alla scorsa settimana la cattura del possibile mandante, Yorgen Fenech, amministratore delegato del Tumas Group, direttore generale della centrale elettrica a gas di Malta e capo della 17black, una delle società colpite dalla penna di Daphne.

Questo arresto ha risvegliato gli animi: in questi giorni sull’isola sono stati numerosi le proteste e i gesti di solidarietà nei confronti della defunta giornalista e questa situazione in evoluzione ha già portato alle dimissioni della “triade di Muscat”, i ministri Cardona e Mizzi e il capo di gabinetto Schembri.

Fenech sembra disposto a parlare e collaborare e le conseguenze potrebbero essere imprevedibili per il governo.

Tutto questo è stato possibile grazie al lavoro coordinato e alla battaglia portata avanti in primo luogo dai tre figli di Daphne, Matthew, Andrew e Paul Caruana Galizia, e dall’associazione “Daphne project”. Per contrastare questo clima di impunità condannato anche dal Parlamento Europeo, 18 testate giornalistiche di tutto il mondo, tra cui La Repubblica, hanno infatti deciso di riprendere i fili delle inchieste della giornalista per fare chiarezza sulle storie che studiava quotidianamente. 

Matthew Caruana Galizia è il figlio maggiore di Daphne, giornalista lui stesso e ingegnere informatico che ha lavorato per cinque anni presso l’International Consortium of Investigative Journalists (ICIJ). Qui ha fondato l’Unità Dati e Ricerca nel 2014, il cui lavoro principale sui Panama Papers ha portato la squadra di Caruana Galizia a vincere il Pulitzer nel 2017. Il giornalista ha lasciato l’ICIJ nel 2018 per proseguire le ricerche sulla morte della madre. Ed è lui stesso che ci racconta brevemente della sua figura.

Could you please sum up the issues your mother was investigating and the wrongdoings she had devoted her life to exposing?

My mum was investigating high-level government corruption in Malta, where there is a mafia-like system that operates across government and business. What happened over the past couple of years is that the corruption became internationalised, with senior government officials like Konrad Mizzi and Keith Schembri being suspected of taking bribes from Azerbaijan. They’re still in power, despite the hard evidence of this bribery. My mother’s investigations centred mainly around these two figures.

[Mi parleresti brevemente della battaglia che tua madre portava avanti negli ultimi anni?

Mia mamma stava indagando sulla corruzione ai più alti livelli del governo di Malta, dove esiste un sistema mafioso che opera a livello governativo e commerciale. Quello che è accaduto negli ultimi due anni è stata un’internazionalizzazione della corruzione, con il coinvolgimento di esponenti del governo come Konrad Mizzi e Keith Schembri, sospettati di prendere tangenti dall’Azerbaijan. Sono ancora al potere, nonostante le prove concrete di questa corruzione. Le indagini di mia madre si concentravano maggiormente su queste due figure.]

(I citati membri del governo hanno rassegnato a inizio settimana le dimissioni in seguito agli ultimi sviluppi, n.d.r.).


How would you describe life in Malta, during her investigations? And now?

It was always tough, but over the past couple of years the attacks against my mother and the harassment she endured grew considerably worse. A sitting minister, Chris Cardona, froze her bank accounts a few months before she was assassinated. Government officials and their business associates, supporters and donors sued my mum for libel around 40 times in the years leading up to her assassination.

[Come descriveresti la vita a Malta durante le sue indagini? E com’è cambiata adesso?

È stato sempre difficile, ma negli ultimi due anni gli attacchi contro mia madre e le molestie subite erano decisamente peggiorati. Un ministro, Chris Cardona, aveva congelato i suoi conti bancari pochi mesi prima che venisse assassinata. Funzionari del governo e i loro soci in affari, sostenitori e donatori, hanno fatto causa a mia madre circa 40 volte negli anni precedenti al suo assassinio.]


You are a journalist yourself: what do you think of the offensive against press freedom, which is gathering strength and power? Is Malta particularly weak in this respect, or you see the same pattern emerging everywhere?

Malta is extremely corrupt and therefore has weak press freedoms. In countries that are extremely corrupt, journalists are not free to report on corruption. We’re only free to report on corruption when there are repercussions for the corrupt people. If the state prosecutes corrupt politicians and business people after we publish evidence of their corruption, then we’re mostly free. If the state does not prosecute, then we become targets.

[Sei anche tu un giornalista: cosa pensi degli attacchi contro la libertà d’espressione cui ultimamente stiamo assistendo? A Malta come anche in altri stati e in altre realtà.

Malta è estremamente corrotta e perciò la libertà di stampa è debole. In paesi come questi i giornalisti non sono liberi di denunciare la corruzione e possono farlo solo quando ci sono delle ripercussioni sulle persone indagate. Se lo Stato persegue i politici corrotti e gli uomini d’affari dopo aver ottenuto delle prove, allora possiamo svolgere in sicurezza il nostro lavoro. Se lo Stato non lo fa, allora diventiamo degli obiettivi.]


Can you tell me about your book? 

The book is a collection of what we think are some of my mum’s best articles spanning her 30-year career. Around 12 or 13 years ago my mum had said to me that she wanted to publish a collection of most popular articles. She was murdered before she could do it, so we did it for her, with the help of Roberto Saviano and Bompiani.

[Mi parleresti del progetto del libro?

Il libro è una raccolta di quelli che pensiamo siano alcuni dei migliori articoli di mia madre che coprono la sua carriera trentennale. Circa 12 o 13 anni fa mia mamma mi aveva detto che voleva pubblicare una raccolta dei suoi articoli più popolari. È stata assassinata prima che potesse farlo, quindi l’abbiamo fatto per lei, con l’aiuto di Roberto Saviano e Bompiani.]


Some people often choose a type of “conservation policy”, an attitude of semi-ignorance towards problems. But also when they know them and when they don’t agree with something, they prefer not to take sides to not ruin their quiet every day life. They ask “Why are you bothering?” if you try to understand in a better way facts and events. This happens with commons thing of life but mostly with big problems or important events  like the ones your mother worked with. Would you like to tell me how she dealt with this? But even more how you deal with it and what do you think about it? 

My mum dealt with this by analysing it as an anthropologist and by channeling anger and frustration into productive activity. It’s true that, like many people who want to live in free, open, fair and just societies she was outraged by things she saw and experienced. But what she did was turn this into acute, informed, intelligent writing. I think there’s a lesson here for many people, that it’s natural that some things anger you, but instead of venting, we should learn to channel this anger into activity that will create positive change. Like journalism, or activism, or politics.

[Alcune persone spesso scelgono una “politica di conservazione”, un atteggiamento di semi-ignoranza nei confronti dei problemi, ma anche quando sono informati e non sono d’accordo con qualcosa preferiscono non schierarsi, per non rovinare la loro tranquillità quotidiana. La domanda che ti rivolgono è “chi te lo fa fare?” se cerchi di andare a fondo negli eventi. Questo succede con i fatti comuni della vita, ma soprattutto con evidenti problemi o avvenimenti importanti come quelli con cui tua madre lavorava. Vorresti dirmi come affrontava tutto questo? Ma ancora di più come tu lo gestisci e cosa ne pensi?

Mia mamma ha affrontato questo problema analizzandolo come un’antropologa e incanalando rabbia e frustrazione in attività produttive. È vero che, come molte persone che vogliono vivere in società libere, aperte, giuste, era sconvolta dalle cose che aveva visto e vissuto. Ma quello che fece fu di trasformarlo in una scrittura acuta, informata e intelligente. Penso che ci sia una lezione qui per molte persone: è naturale che alcune cose ci facciano indignare, ma invece di sfogarci, dovremmo imparare a incanalare questa rabbia in attività che creeranno un cambiamento positivo. Come il giornalismo, l’attivismo o la politica.]


Il messaggio più importante che persone come Daphne, o Matthew e i suoi fratelli, cercano di comunicare è proprio quello di “dire la verità anche se la voce trema”.

Ogni volta che un giornalista viene messo a tacere, ogni volta che soprusi sui più deboli vengono permessi, ogni volta che viene impedito di esprimere il proprio pensiero o che ci si arrende alla “politica di conservazione” muore un pezzo di verità, di libertà.

È un problema che riguarda tutti, perché l’informazione è un diritto inalienabile di ogni persona, che in quest’epoca viene troppo di frequente messo in discussione. Perché come scrive Paul Caruana nell’introduzione al libro:

Il senso di giustizia e la capacità di indignarsi che Daphne non ha mai perso, l’hanno spronata a scrivere.

E quel senso di giustizia non andrebbe mai perso. Ma, soprattutto, mai soffocato.

Arianna Locatelli
Da piccola cercavo l’origine del mio nome perché mi affascinava la storia che c’era dietro. Ancora oggi mi piace conoscere e scoprire storie di cui poi racconto e scrivo. Intanto corro, bevo caffè e pianifico viaggi.

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