La linfa insanguinata dell’avocado

Superfood e gusto ricercato, l’avocado dagli anni ’70 in poi ha conosciuto un successo eccezionale. Nulla sembrava poter fermare la sua diffusione, nemmeno la mania per il fitness che, da lì a poco, avrebbe infettato gli interi Stati Uniti. Un frutto a dir poco straordinario, ricco di nutrienti e grassi monoinsaturi, caratteristica particolarmente gradita ai medici; ma come molte altre, la storia dell’avocado è ben lontana dall’essere una storia di successo senza sacrifici.

Il frutto, particolarmente diffuso nel Centro e Sud America, si avvia sulla strada della fama grazie agli agricoltori della California. Negli anni ‘70 cominciano a produrre quantità crescenti di oro verde che di lì a poco invadono gli scaffali statunitensi. La domanda decolla e con essa la produzione che tuttavia non riesce a tenere il passo; gli statunitensi non sono però disposti a rinunciare alla cremosa polpa dell’avocado. Fortunatamente Bill Clinton nel 1993, prima di impiegare il suo inestimabile talento diplomatico in Bosnia, firma l’accordo di libero scambio con Canada e Messico, il NAFTA.

É una svolta epocale per l’economia messicana, forte della sua manodopera a basso costo riesce a ricavarsi uno spazio notevole sul mercato americano. L’importazione di avocado cresce a dismisura superando in breve l’intera produzione californiana, è una gara vinta in partenza. Il successo è incredibile l’Hass Avocado Board stima che, solo nella settimana del Super Bowl, si arrivino a consumare 3 milioni e mezzo di chili di avocado. Resta il dubbio.

Il successo lo abbiamo raccontato e i sacrifici? A raccontarceli è Rotten, serie disponibile su Netflix che si occupa proprio di tracciare la storia dei nostri prodotti da tavola.

Gli avocado sono il petrolio verde messicano, centinaia di milioni di chili esportati ogni anno dal Messico. I numeri sono da capogiro, miliardi di dollari. La coltura dell’avocado è di fatto diventata un fattore trainante dell’economia centro-americana; il verde dei dollari sembra interessare almeno quanto quello degli avocado e l’esorbitante crescita ha attirato attenzioni.

Un terzo della produzione mondiale di avocado si concentra nello stato messicano di Michoacan. Il raccolto, il trasporto e l’intera filiera hanno portato una prosperità mai vista, se non per quella proveniente dalla cocaina. Proprio quei dollari hanno attirato l’attenzione del cartello dei Los Zetas, ex-truppe d’elite dell’esercito messicano assoldate come mercenari dai cartelli e poi costituitisi come cartello autonomo.

I Los Zetas misero in piedi un sistema semplice per sfruttare la ricchezza prodotta dal commercio di avocado. Coltivatori e proprietari delle piantagioni venivano rapiti e le famiglie ricattate così da estorcere loro il denaro ricavato dal commercio di avocado. Le estorsioni arrivarono a fruttare centinaia di milioni di dollari, l’avocado era in competizione con la cocaina stessa.

Con il tempo si instaurò un vero e proprio racket basato su un sistema di quote di produzione e con una tassazione parallela a quella statale. La situazione era ormai insostenibile e il potere dei cartelli assoluto. La popolazione subiva intimidazioni, violenze, rapimenti; nessuno sembrava in grado di fare qualcosa, nemmeno l’esercito che nel 2006 lanciò un’offensiva nello stato. Lo stato era stato a tutti gli effetti invaso dal governo federale.

Fu così che a Tancìtaro, città del Michoacan, nacquero le Autodefensas, un’organizzazione paramilitare popolare con l’obiettivo di destituire cartelli di droga e avocado; composta da coltivatori, ma anche criminali infiltrati, ha ottenuto l’appoggio del governo federale, come unica forza capace di difendere il petrolio verde. Per questo le Autodefensas sono state incorporate nella polizia locale e tuttora pattugliano le verdi miniere che producono I gustosi smeraldi del Super Bowl.

Tuttora Tancìtaro è un’isola fortificata nel Michoacan. Il costo varrà la candela?

Articolo di Matteo Cortellari.

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