I 10 film più "vulcanici" del decennio

I 10 film più “vulcanici” del decennio

Ecco che siamo giunti alla conclusione di un decennio: ricco di novità e stravolgimenti, da un punto di vista culturale, sociale e politico, e a livello nazionale e globale. 


Non è stato un lavoro facile, ma Noi della redazione di Vulcano Statale abbiamo provato a tirare le fila, stilando delle classifiche di ciò che di “vulcanico” ha segnato questi primi dieci anni del nuovo millennio.


A cura di Francesca Rubini, Silvia Bonanomi, Elisa Torello, Michele Campiotti e Andrea Marcianò.

In questi dieci anni i film usciti sul grande e piccolo schermo sono innumerevoli, e selezionarne dieci si è rivelata un’impresa non da poco. Seguendo un criterio ovviamente soggettivo siamo giunti a una decisione, e questi sono i dieci film prodotti in questo decennio che, a nostro parere, resteranno negli annali della storia del cinema contemporaneo.

Nota: si tratta di una classifica, ma le posizioni occupate dai vari titoli sono arbitrarie e siamo consapevoli che molti potrebbero non essere d’accordo. 


10. Midnight in Paris (2011)

Midnight in Paris è il titolo che meglio rappresenta il vecchio Woody Allen nel decennio che ci stiamo lasciando alle spalle, ma che non poteva non essere in fondo alla classifica, quando nella filmografia del regista compaiono titoli come Manhattan e Io e Annie. Il film, uscito nel 2011, ha come protagonista un giovane sceneggiatore hollywoodiano con il sogno di diventare un grande scrittore. Ci fa rivivere la Parigi dell’epoca di Picasso, Hemingway, Dalì, e lo fa attraverso un’atmosfera onirica, in cui il sogno si confonde con la realtà. Il film incarna (quasi) tutto ciò che ci si aspetta dal regista, che con questo film si è aggiudicato un Oscar alla miglior sceneggiatura: una meravigliosa città sullo sfondo e un protagonista che non può fare a meno di vivere con lo sguardo rivolto al passato, che sembra essere sempre migliore del presente. Ma questa, forse, è un’illusione a cui scegliamo di credere, ci dice Woody Allen.

(Francesca Rubini)


9. Chiamami col tuo nome (2017)

Chiamami col tuo nome (Call me by your name), diretto dall’italiano Luca Guadagnino e tratto da un libro di André Aciman, racconta del primo innamoramento di un adolescente. Presentato in anteprima mondiale al Sundance Film Festival nel 2017, ha vinto il premio Oscar per la Migliore sceneggiatura non originale, frutto dell’adattamento di James Avory. Guadagnino racconta una storia d’amore, come hanno fatto in tanti altri prima di lui nella storia del cinema, ma lo fa toccando con delicatezza e attenzione le emozioni contrastanti che accompagnano i primi amori. Il regista ha affermato di considerare il film come una pellicola sulla “bellezza della nascita di un desiderio”. E a renderlo unico è la capacità di raccontare una storia d’amore omosessuale, senza fare di questo dettaglio il nucleo principale del film. A rendere possibile ciò è il ruolo dei genitori di Elio, in grado di sostenerlo senza giudicarlo, particolare importante se si considera che il film è ambientato nel 1983.

(Elisa Torello)


8. La La Land (2016)

L’iconicità dell’abito giallo indossato da Mia, l’aspirante attrice e protagonista di La La Land, che ondeggia insieme a lei mentre balla con Sebastian, il protagonista maschile e pianista jazz, su una collina di Los Angeles e sulle note di A Lovely Night, poteva forse non rientrare nella nostra classifica? Damien Chazelle dirige l’ormai consolidata coppia del grande schermo Stone-Gosling e ci racconta una moderna storia d’amore tra due giovani artisti, storia che nella sua innocente normalità trova il proprio punto di forza. La fotografia è un altro fattore che ha permesso a La La Land di entrare facilmente nell’immaginario comune: si serve infatti di molti colori che spesso sono associati a diversi stati d’animo dei protagonisti. Impossibile non cogliere, nell’utilizzo del verde, la citazione che rimanda al capolavoro di Hitchcock: Vertigo. La produzione musicale originale, poi, degna dei migliori musical del secolo scorso, culla lo spettatore fino alla fine delle due ore del film.

(Silvia Bonanomi)


7. Inception (2010)

Ambizioso e visionario. Trama intricata in un contesto onirico ed enigmatico. Un vero e proprio viaggio nel subconscio umano, luogo che non fa sconti a nessuno, nemmeno al protagonista di questa vicenda, Dominic Cobb (Leonardo DiCaprio), costretto a scontrarsi con i fantasmi del proprio passato nella speranza di poter riabbracciare la sua famiglia. Nolan, con Inception, ci regala un’altra pellicola sull’esplorazione mentale; dopo Memento ed Insommia utilizza l’espediente del sogno per potersi addentrare nei meandri delle coscienze umane. La trama accattivante e intricata è accompagnata da effetti “tecnici”, da quelli sonori agli effetti speciali, a dir poco sconvolgenti. Nolan non fa mai utilizzo di computer ma ricostruisce interamente scenari mozzafiato a grandezza d’uomo rendendo la recitazione più difficile, ma allo stesso tempo molto più veritiera e aggiudicandosi, non a caso, gli Oscar per i migliori effetti speciali e miglior fotografia, oltre a quelli per il miglior sonoro e miglior montaggio sonoro. L’eccezionale cast (Leonardo DiCaprio, Michael Caine, Cillian Murphy e Marion Cotillard) è un ulteriore elemento che rende questa pellicola fondamentale per il cinema americano e le conferisce una menzione speciale nella nostra classifica.

(Michele Campiotti)


6. La Grande Bellezza (2013)

È Roma nella sua grandiosa bellezza a fare da sfondo al capolavoro sorrentiano del 2013, Oscar al miglior film straniero. “Non volevo essere semplicemente un mondano, volevo diventare il re dei mondani. Io non volevo solo partecipare alla feste, io volevo avere il potere di farle fallire!”, le parole di Jep Gambardella, l’aspirante scrittore che si ritrova a fare un bilancio della sua vita passata e interpretato da un grandioso Tony Servillo. Innegabili sono i riferimenti al cinema felliniano, a quella galleria di personaggi carnevaleschi, disillusi, abitanti di un mondo svuotato di senso in una città indifferente. La Grande Bellezza è un film che ha diviso (e continua tuttora a dividere) la critica e gli spettatori, ma che merita un posto nella classifica dei film più vulcanici del decennio semplicemente per aver riportato in auge la grande tradizione del cinema italiano.

(Francesca Rubini)


5. C’era una volta a… Hollywood (2019)

In questo decennio Quentin Tarantino ha sfornato tre dei suoi attuali nove film, l’ultimo tra questi è l’iconico C’era una volta a Hollywood (Once upon a time in Hollywood). La pellicola narra la storia di un attore di televisione nello sfiorire dei suoi anni, Rick Dalton (Leonardo DiCaprio), e della sua controfigura nonché amico Cliff Booth (Brad Pitt). L’opera è un enorme manifesto autoreferenziale con cui Tarantino si racconta in tutto il suo grottesco stile: gli spaghetti western, la delirante violenza, il feticismo, i dialoghi appassionati e così via; tutto l’enorme complesso del film, che sfiora le tre ore di visione, si concentra in questi piccoli connotati con cui costruisce una storia esaltante, richiamando la New Hollywood di fine anni ’60 e tutte le sue ambiguità. Sicuramente C’era una volta a Hollywood è il fulcro di una carriera in probabile crepuscolo. Simbolo di un regista immortale.

(Andrea Marcianò)


4. Her (2013)

Her è il quinto film del regista statunitense Spike Jonze, celebre per aver diretto Essere John Malkovich, che gli valse la candidatura all’Oscar. Già nei lavori precedenti di Jonze era apparso chiaro il suo rifiuto ad allinearsi a registri narrativi tipicamente hollywoodiani e ciò si realizzava attraverso sperimentazioni narrative o visive. In Her questo non accade: il regista scrive una sceneggiatura di impianto classico, in cui la non convenzionalità è affidata alla storia raccontata. L’ambientazione è infatti in un futuro prossimo in cui la tecnologia pervade la vita di ognuno ed è proprio questo contesto che rende possibile l’incontro tra Theodore e Samantha. Samantha però non è altro che un’intelligenza artificiale all’interno di un sistema operativo. Il film, oltre che a vedere premiato il regista con un Premio Oscar per la Migliore Sceneggiatura Originale, è stato un grandioso tentativo di esplorare il bisogno umano di relazionarsi coniugandolo con il recente sviluppo della tecnologia. Il regista americano si dimostra capace di scandagliare con estrema precisione il lato più intimo dei suoi personaggi e del significato del concetto di solitudine nei tempi moderni. Nonostante l’ambientazione sia fittizia, il film ancora oggi a sei anni dalla sua uscita, appare più reale e lungimirante che mai.

(Elisa Torello)


3. Roma (2018)

Semplicemente Roma: film completamente scritto, diretto e montato dal regista-autore Alfonso Cuarón, racconta la storia di Cleo (Yalitza Aparicio, non attrice), domestica di una ricca famiglia con cui condividerà gran parte delle loro vicissitudini; semplicemente romantico, drammatico, divertente. Un film che esalta i suoi connotati neorealisti, ricordando un po’ i grandi autori del dopoguerra italiano (De Sica per dirne uno). La storia intreccia il nostalgico Messico di Cuarón degli anni ’70, grazie anche al poetico bianco e nero, con la struggente realtà individuale dei protagonisti; il regista porta in scena uno dei suoi più grandi capolavori, la sua produzione più ardita, il ritorno al passato con una trama innovativa. La produzione di Netflix dà a Cuarón una libertà espressiva totale (succede anche per Martin Scorsese con The Irishman), donandoci un vero e proprio protagonista della cinematografia anni ’10.

(Andrea Marcianò)

2. The Wolf of Wall Street (2013)

Le pulsioni umane, le più basse e istintive, le più ancestrali e remote, vengono fatte affiorare e portate all’estremo in The Wolf of Wall Street, in cui tutto è esagerazione e provocazione, e un’incoscienza di fondo regna sovrana. Martin Scorsese, grazie a un cast eccezionale (Leonardo DiCaprio, Margot Robbie, Jonah Hill e Matthew McConaughey), ci racconta la scalata al successo – e conseguente caduta – di Jordan Belfort nel mondo della finanza newyorkese a cavallo tra gli anni ’80 e ’90. Un mondo in cui tutto è permesso, e chi ne fa parte, svestito di ogni pudore, è coinvolto in una trasgressione continua, fatta di feste sfrenate e droghe. Scorsese non giudica, ma osserva e ci racconta, regalandoci, anche grazie alla magnifica interpretazione di Leonardo DiCaprio, una delle pellicole più iconiche e provocanti del decennio, che merita di diritto di entrare nella nostra speciale classifica e di occupare una posizione così in alto.

(Michele Campiotti)


1. Joker (2019)

Meglio quello di Nicholson, Ledger o Phoenix? Questo il tormentone rimbalzato dai social alle conversazioni di chi alla fine di questo 2019 ha visto la pellicola di Todd Phillips dedicata a quello che negli anni abbiamo conosciuto come “il cattivo di Batman”. Joker non vuole gareggiare per nessun posto: se ne crea anzi uno accanto alle pellicole già esistenti, raccontando la storia di un uomo che, soffocato dalla propria malattia mentale e da una società che ignora la sua esistenza e la sua condizione, si rifugia in un personaggio che diventerà lentamente inscindibile dalla sua persona, Il Joker. Quest’ultimo sembra aiutare Arthur Fleck, vero nome del protagonista, a emergere dai bordi ai quali era stato relegato da un sistema descritto come corrotto, quindi a vendicarsi delle vessazioni subite.

Joaquin Phoenix si riconferma uno dei migliori attori che la scena cinematografica mondiale può vantare, e proprio in virtù della sua interpretazione abbiamo deciso di riservare il primo posto alla pellicola. Sarà difficile, negli anni, dimenticare il lavoro che l’attore ha compiuto per restituirci la metamorfosi di Fleck in Joker: dal fisico estremamente emaciato alla tipica camminata, senza dimenticare la risata che, nel fuoriuscire dalla bocca dipinta di Phoenix, sembra talvolta mischiarsi a un pianto.

(Silvia Bonanomi)

Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta