In Statale la mostra che ricorda la strage di Piazza Fontana

In Statale la mostra che ricorda la strage di Piazza Fontana

Per uno studente della Statale che frequenta le lezioni in via Festa del Perdono, Piazza Fontana è un luogo sicuramente familiare.

Infatti, scendendo alla fermata Duomo della linea rossa, per raggiungere la sede dell’università, ci si passa di fianco ed è difficile non provare un po’ di suggestione se ci si sofferma a leggere la scritta “Banca Nazionale dell’Agricoltura”. 

Questo luogo ha segnato profondamente la nostra storia recente e ancora oggi ha tanto da dirci.

Per questo la lista studentesca Studenti Indipendenti Statale per il cinquantesimo anniversario dell’attentato dinamitardo alla Banca Nazionale dell’Agricoltura ha organizzato una mostra intitolata “Strisce nere, immagini di una strage” che sarà esposta di fronte all’Aula Magna fino a domani. 

Gli organizzatori si sono posti l’obiettivo di creare una memoria consapevole e di sensibilizzare gli studenti a essere cittadini capaci di comprendere le dinamiche del potere, mettendo un punto fermo su un fatto storico che negli anni ha avuto diverse verità ma che, in realtà, ne ha solo una. 

Il 12 dicembre del 1969 alle ore 16:37 scoppiarono sette chili di tritolo all’interno della Banca Nazionale dell’Agricoltura di Piazza Fontana, causando la morte di diciassette persone e il ferimento di altre ottantasette.

Questo attentato segnò l’inizio degli anni di piombo, uno dei periodi più cupi e misteriosi della nostra storia, che si portò dietro centinaia di vittime. 

Le prime indagini si indirizzarono verso la pista anarchica, venne fermato il ferroviere Giuseppe Pinelli che morì precipitando dal quarto piano della questura di Milano dopo tre giorni di interrogatori. La versione ufficiale dei fatti parla di una caduta accidentale a causa di un malore, ma sono in molti a pensare che la caduta sia stata inscenata per provare la colpevolezza di Pinelli che, però, è stato ritenuto in seguito estraneo ai fatti, proprio come Pietro Valpreda, un altro anarchico fermato il giorno dopo la morte del ferroviere. 

Successivamente si seguì la pista dell’eversione nera e dei servizi segreti deviati: iniziarono una serie di processi culminati nella sentenza della Cassazione del 27 gennaio 1987 che assolse dall’accusa di strage gli estremisti di destra facenti parte di Ordine Nuovo e condannò solo degli esponenti dei servizi segreti per depistaggio.

Il 24 febbraio del 2000 iniziò un nuovo processo che si concluse nel 2005, la sentenza stabilì che la strage di Piazza Fontana fu realizzata da un gruppo affine a Ordine Nuovo, capitanato da Franco Freda e Giovanni Ventura, ma non più processabili perché assolti nel precedente processo del 1987.

Il 12 dicembre 1969, a quattrocento metri dalle aule in cui studiamo, iniziò la strategia della tensione.

Un piano di atti terroristici da attribuire agli anarchici o ai comunisti per instaurare nella popolazione uno stato di terrore tale da giustificare una svolta autoritaria nel nostro Paese. 

Per fortuna oggi possiamo dire che questo piano è fallito, ma ricordare e approfondire i temi di questo periodo della nostra storia contemporanea ci può far riflettere su un concetto molto importante per il presente: la libertà, la democrazia e i diritti non devono mai piegarsi al terrore.

Luca D'Andrea
Classe 1995, studio Storia, mi piacciono le cose semplici e le storie complesse.

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