Hammamet, il purgatorio di un uomo sconfitto

Hammamet, il purgatorio di un uomo sconfitto

Hammamet, Tunisia, alla fine del secolo scorso in una maestosa villa bianca Benedetto Craxi trascorre con la sua famiglia gli ultimi mesi che la vita gli ha concesso.

È questa la fotografia che Gianni Amelio, regista e sceneggiatore, ha scattato e voluto raccontare nel suo film uscito il 9 gennaio scorso sul grande schermo su uno degli uomini politici più influenti e importanti della Prima Repubblica italiana, interpretato da un mastodontico Pierfrancesco Favino.

Il film si apre con un Craxi all’apice della sua carriera; è il 1989 quando, dopo che il suo mandato da Presidente del Consiglio si era concluso nel 1987, viene rieletto per la sesta volta segretario del Partito Socialista. È sorridente, fiero, felice.

Il film però cambia subito direzione spostandosi dieci anni dopo e ritrovandolo ad Hammamet, dopo lo scandalo “Mani pulite” che lo ha visto costretto ad abbandonare l’Italia per non affrontare il processo.

Quello che interpreta Favino è un personaggio pieno di contraddizioni, di dubbi e di nostalgia. È fermamente convinto di aver subito un enorme torto da parte di un paese a cui ha dedicato la vita, è convinto di essere innocente perché le tangenti prese per finanziare il proprio partito era pratica di tutti all’epoca, ma dentro di sé sa di aver sbagliato. Tutto questo ci viene raccontato tramite dialoghi intimi e profondi che Craxi ha con amici politici e il figlio di un suo compagno di partito, che lo stimolerà a raccontare la verità che nessuno, neanche lo spettatore, saprà mai. 

La malattia dilaga e la malinconia smuove il suo cuore.

Quando il figlio Francesco, rimasto in Italia per cercare di aiutarlo in tutti i modi, lo va a trovare e suona con chitarra e voce “Piazza Grande” di Lucio Dalla il protagonista crolla. Ricorda gli anni più belli, una gioventù dedita da sempre alla politica per portare in alto i valori del socialismo, ricorda la sua bellissima Milano che ha dovuto lasciare a malincuore. 

Ad accompagnarlo verso una morte che bussa sempre più imperterrita sono una moglie assente, una figlia amorevole e dedita verso la figura paterna e il nipote con cui ricorda il suo idolo, Garibaldi. Il suo io è bloccato in una prigione, in Italia lo aspettano quasi dieci anni di carcere, in Tunisia non ha nessuno in grado di renderlo felice. 

Prova in tutti i modi a convincersi di essere ancora una figura importante, ma ormai il partito da lui guidato per anni non esiste più e il suo paese è riuscito a rialzarsi e andare avanti.

Lui che possedeva le chiavi dell’Italia è stato sbattuto fuori dalla porta sul retro.

Hammamet si trasforma così dal suo luogo di villeggiatura preferito in un purgatorio, un limbo senza via d’uscita dove si sente intrappolato ed è costretto a espiare le sue colpe, ma senza possibilità di redimersi. 

Sceneggiatura e regia ineccepibili, qualche sbavatura attoriale da parte dei comprimari e un Gianni Amelio che riesce a dare un twist a un film molto riflessivo e personale, con un finale non canonico che vuole spezzare un ritmo appositamente blando e moderato.

Non è un film per tutti, si sposa benissimo per chi apprezza i film dialogati e intimi. Il regista è riuscito a dare un’impronta totalmente oggettiva di tutto quello che circola intorno alla figura di Craxi, senza lanciare giudizi, criticità, solo mostrando quello che uno dei poilitici più influenti d’Italia ha provato e sentito alla soglia della sua dipartita.

La performance di Favino non si può descrivere, oltre ad essere quasi identico fisicamente è riuscito a trasformarsi in Craxi mostrando i suoi stessi manierismi, il tono di voce, la camminata. Uno studio minuzioso e un trucco ineccepibile che  hanno lasciato tutti a bocca aperta.

È il racconto umano di una persona amata e disprezzata, una persona che non ha mai nascosto i suoi errori, ma che non ha mai accettato di essere stato uno dei pochissimi a pagare per quello che ha fatto.

Un film molto simbolico e metaforico che mostra il lato più veritiero di un uomo comune che ha sbagliato e deve convivere con i suoi demoni fino alla sua morte.

Federico Metri
Assiduo lettore, appassionato di cinema e osservatore del mondo. Comunico attraverso una scrittura personale e senza filtri.

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