L’Onda Verde si è infranta in Austria?

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L’Austria avrà un nuovo governo, e ne faranno parte Popolari e Verdi.
Il precedente esecutivo presieduto dal giovane leader Sebastian Kurz, che era stato in grado di catalizzare l’ondata nera sul vecchio partito conservatore a danno dei nazionalpopulisti dell’FPÖ (Partito Austriaco delle Libertà), univa i due partiti di destra: la crisi è stata innescata dall’Ibizagate, che aveva rivelato gli intrecci tra l’FPÖ ed i magnati russi grazie ad un video (condito con escort e cocaina).

Successivamente le elezioni, chiamate per Settembre, avevano premiato il partito conservatore di Kurz ed i Verdi.

Il Consiglio Federale dei Verdi ha approvato a larghissima maggioranza l’accordo che era stato siglato dai leader dei partiti. Con questo fatto, rivoluzionario, vanno in crisi una serie di assunzioni che venivano date per scontate fino ad ora.

La collocazione intrinseca del movimento verde a Sinistra: applicando la lettura delle “fratture” di Lipset e Rokkan (Cfr, Della Porta, I partiti Politici, Il Mulino 2015), i partiti ecologisti nascevano sfruttando un divario sociale che contrapponeva valori postmaterialisti (propri delle generazioni nate dopo il boom economico e la rivoluzione sessuale) a valori materialisti. Questa collocazione trasversale non è stata sfruttata appieno dai partiti verdi per via di una storica vicinanza alle formazioni progressiste. Questo governo potrebbe stravolgere la collocazione di tutte le formazioni verdi occidentali.

L’impermeabilità dei conservatori alle istanze ecologiste: per quanto nell’accordo di governo non ci sia la proposta di una carbon tax (ma solo di forti accise sulle emissioni), rappresenta comunque una decisa inversione di tendenza rispetto a quanto i partiti del centro-destra abbiano mai detto (e soprattutto fatto) riguardo all’ambiente.

L’impossibilità dei partiti conservatori di trovare consenso nelle fasce più giovani: se il piano di transizione ad un’economia senza combustibili fossili entro il 2040 dovesse effettivamente realizzarsi, questo potrebbe accattivare la parte meno politicizzata della Generazione Z verso le idee del centro-destra, svecchiandolo (seguendo la pista avviata con la parziale apertura ai diritti civili voluta da Cameron nel Regno Unito).

L’indissolubile binomio ecologismo-anticapitalismo: il partito di Kurz è economicamente liberale, e sicuramente una transizione ecologica deve prevedere dei cambi di paradigma. Almeno a livello concettuale, per ora, l’accordo di governo riesce a tenere la battaglia ambientalista dentro i ranghi dell’economia di mercato.

L’intersezione diritti civili-ecologia: se uno dei cavalli di battaglia di Fridays For Future è l’intersezionalità delle lotte, oggi i Verdi austriaci sono costretti a scegliere tra la promessa di un’economia rispettosa dell’ambiente ed il rispetto dei diritti degli immigrati (l’accordo prevede la costruzione di nuovi centri di detenzione) e dei musulmani (è previsto un divieto di portare il velo a scuola per le bambine fino ai 14 anni, non più 10). Se la scoperta dei temi ambientalisti non è nuova a destra (basti pensare al Fronte della Gioventù ed a tutta la Nuova Destra rautiana, che aveva fondato organizzazioni ecologiste tuttora esistenti), non è mai stata trasposta a livello governativo una congiuntura delle due tradizioni.

Il tempo potrebbe dirci che queste considerazioni sono esagerate: ma il fatto che un partito così rappresentativo della tradizione ecologista abbia effettivamente navigato verso azimut a destra non avrà sicuramente risonanza solo sulle Alpi.

Articolo di Niccolò Piras

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