Del: 5 Febbraio 2020 Di: Redazione Commenti: 0

Il tentativo di questa rubrica è quello di essere utile per chiunque riconoscesse in sé o in qualcuno di vicino una forma di malessere. La sensibilizzazione è importante nel momento della comprensione e dell’azione, in quanto spinge alle opportune cure mirate.


Cominciamo la rubrica sfatando alcuni luoghi comuni. Essere bipolari non significa essere lunatici o volubili. Impropriamente si utilizza come aggettivo il termine “bipolare” per indicare una persona incline agli sbalzi d’umore, ma in questa rubrica si sottolinea, per l’ennesima volta, quanto sia importante restituire un nome ad una determinata condizione, non per etichettare un caso, quanto piuttosto per comprenderlo più a fondo.

È importante non esagerare o addirittura patologizzare una situazione nella norma, dal momento in cui è necessario restituire dignitá alle emozioni che si provano. Se sono triste, non è corretto utilizzare il termine “depresso”, per il semplice fatto che non si sta aderendo alla sfera di significato a cui si vuole mirare.

Senza contare che, identificare la volubilità con un disturbo mentale, starebbe a significare già in partenza una percezione della stessa patologia come negativa. È come se si sottintendessero molte implicazioni che, a loro volta, hanno alla base una scelta: il cambiare idea, volontà.

Un altro mito da sfatare è il presupposto per cui il bipolare abbia due personalità distinte. No, la persona affetta da disturbo bipolare presenta due toni dell’umore nettamente distinti, ma vi è sempre la stessa personalità alla base. Se parliamo di distinte personalità, anzi di alter, si parla di disturbo dissociativo dell’identità.

Ma adesso è tempo di entrare nel vivo di questo disturbo dell’umore, che affligge ben l’1% della popolazione mondiale. Definito come psicosi maniaco-depressiva, il disturbo bipolare presenta due toni dell’umore distinti in sintomi depressivi e sintomi maniacali, che si definiscono a seconda del tipo di disturbo bipolare.

Occorre prima chiarire la definizione di cosa sia un episodio maniacale, mentre, per quanto concerne quello depressivo si rimanda all’articolo sulla depressione. Inoltre bisogna parlare di cosa sia un episodio misto.

Un episodio maniacale può sembrare idilliaco, ma attenzione, il soggetto che lo vive, pur non rendendosi conto della propria condizione e delle conseguenze di questa, non è la divinità che avverte di essere. Il tono dell’umore è molto alto, euforico. La dimensione temporale sembra essere stravolta: tutto scorre più velocemente all’interno dell’individuo. Pensiero, parola, azione.

Si avverte di correre attraverso la melma, poiché il tutto è immobile in confronto a quella rapidità instancabile che è l’euforico stato produce. Il soggetto si avverte come onnipotente, invincibile, straordinario nei termini in cui esalta il sé in forma differente dal solipsismo schizofrenico, proprio in quanto, nel caso del soggetto bipolare, è questione di prospettiva esaltante nei confronti della realtà, non solo dell’io stesso.

Il soggetto inoltre non avverte bisogno di dormire o mangiare, oppure si abbuffa in maniera incontrollata. Senza contare che chi è affetto da bipolarismo può incappare facilmente in dipendenze, quali gioco d’azzardo e spese compulsive.

Ma le conseguenze possono essere nefaste non solo a livello salutare, finanziario, relazionale, ma anche a livello di sopravvivenza. In uno stato maniacale ci si può avvertire talmente invincibili da avvertirsi immortali.

Uno stato misto è invece uno stato disforico all’interno del quale non vengono soddisfatti né i criteri della mania né quelli della depressione maggiore, ma si vengono ad alternare ripetutamente stati di euforia (ipomania) a stati depressivi.

Il disturbo bipolare si articolare in tre tipologie: disturbo bipolare I, II e ciclotimia.

Il disturbo bipolare di tipo I è caratterizzato da una profonda depressione maggiore, ma soprattutto è caratterizzato da un’intensa mania che nella maggior parte dei casi richiede un’ospedalizzazione.

Il disturbo bipolare di tipo II è invece distinto dalla presenza di fasi ipomaniacali e da depressione maggiore. Ipomaniacali proprio dal momento in cui non soddisfano i criteri della mania vera e propria.

Infine vi è la ciclotimia, un particolare disturbo dell’umore che presenta stati di distimia e di ipomania che si ripetono ciclicamente.

A differenza degli sbalzi d’umore dei soggetti affetti da disturbi di personalità, nel caso del disturbo bipolare si tratta di una reazione fisiologica, in quanto la natura del disturbo è biologica, quindi genetica oppure indotta dall’uso di sostanze.

Eppure, per quanto le cause siano appunto biologiche, esistono cure psicoterapiche in grado di permettere ai pazienti di comprendere quando avvenga il passaggio dalla fase up alla fase down, e viceversa, in modo tale da alleviare la sofferenza della depressione, gestendo l’ideazione suicidaria e le sue implicazioni, l’anedonia e l’apatia, ma anche sapendo smorzare l’entusiasmo della mania nel momento di crescendo. Si consiglia la terapia cognitivo-comportamentale, proprio perché, attraverso esercizi di carattere pratico, dispone all’utilizzo di strategie efficaci per ridimensionare il tono dell’umore.

Inoltre, la terapia più efficace farmacologicamente parlando è proprio quella adibita per il disturbo bipolare, ossia la terapia a base di litio. Nel caso in cui si avessero problemi alla tiroide e quindi non si potesse assumere litio, proprio perché questo farmaco va ad alterare la funzione tiroidea, esistono stabilizzatori dell’umore che, oltre a non avere effetti collaterali, sono molto efficaci.

Articolo di Chiara Dambrosio

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