Parasite, una perla imperdibile

Incassare più di 120 milioni di dollari in tutto il mondo, vincere la palma d’oro al festival di Cannes ed essere uno dei nove candidati agli Oscar come miglior film non è un caso. Parasite non lo è, è un film strabiliante che si merita il plauso di critica e pubblico.

In un minuscolo seminterrato della Corea del Sud vive la famiglia Kim composta dai due genitori e due figli, fratello e sorella, ormai grandi e in cerca di un lavoro stabile che possa risollevare la condizione precaria in cui la famiglia è costretta a vivere. Con fortuna il figlio riesce a trovare lavoro come tutor di inglese per la figlia della ricchissima famiglia Park e decide cosi di far partire un piano geniale e astuto: far riuscire ad assumere tutto il suo nucleo familiare presso i Park e finalmente uscire dalla miseria.

Da qui il film passa da essere bellissimo ad essere magistrale: si toglie di dosso qualsiasi confine di genere cinematografico lasciando spazio a vicende che fanno ridere di gusto e allo stesso tempo a sequenze distruttive e drammatiche sul piano emotivo. 

Bong Joon Ho non si pone limiti per raccontare una storia di lotta di classe senza bandiere o rivoluzioni, ma con l’estrema necessità di una famiglia, che non ha niente, di togliere tutto a chi non ha fatto niente di male per averlo.

Con una scenografia pazzesca racconta due mondi paralleli, ma molto vicini: un seminterrato sporco, pieno di scarafaggi e una casa cosi bella, luminosa e grande da togliere il fiato. Proprio lei sarà la protagonista di tutto il film dove si svolgeranno scene iconiche e plot twist incredibili accompagnati, tra le altre cose, anche dalla musica di Gianni Morandi.

Il regista ha sì l’intenzione di denunciare una disparità sociale ormai troppo evidente, ma di non limitarsi ad un’unica prospettiva e quindi non ha paura di mostrare anche un comportamento scorretto da parte del più debole, forse sempre troppo giustificato dalla sua situazione e quindi libero di agire senza regole e principi. La visione di Bong Joon Ho è quindi imparziale, senza alcun tipo di pregiudizio permettendo così ai personaggi di essere veri, nel bene o nel male.

È un film che va visto perché riesce a smuovere l’animo dello spettatore, permette di riflettere su questioni odierne e concrete ed è scritto e diretto come pochi film usciti negli ultimi decenni. Grazie ai moltissimi premi vinti e le candidature assegnatogli sarà riproposto nei cinema italiani a partire dal 6 Febbraio, non fatevelo sfuggire.

Per chi invece è già stato colpito positivamente da Parasite non resta altro che attendere l’uscita della serie tv scritta e prodotta da Bong Joon Ho e HBO che amplierà le storie dei personaggi raccontati nel film.

Tutti aspettano la notte tra il 9 e 10 febbraio quando verranno assegnati i premi Oscar perché la sua vittoria come film straniero è praticamente scontata, ma ha qualche probabilità di vincere anche nella categoria più prestigiosa di miglior film, traguardo che nessuna pellicola internazionale è riuscita ancora ad ottenere. 

Questo progetto e tutto il suo successo è un ulteriore esempio del potenziale e della bellezza del cinema coreano e in generale quello asiatico, spesso snobbato ed escluso dalla cultura occidentale. Bong Joon Ho ha già diretto film molto apprezzati come Snowpiercer e Okja e la sua ultima perla è l’apice di un lavoro e una scrittura di spessore che merita l’attenzione di tutti. 

Federico Metri
Assiduo lettore, appassionato di cinema e osservatore del mondo. Comunico attraverso una scrittura personale e senza filtri.

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