Pillole di economia. L’inflazione

Le tematiche di carattere economico rientrano senza dubbio in quel ventaglio di argomenti spesso difficili da comprendere a fondo per chi non ne ha mai approfondito lo studio. Abbiamo deciso di dare vita a questa rubrica nella quale cercheremo di sviscerare, con il linguaggio più semplice e accessibile possibile, vari temi economici legati all’attualità. A questo link trovate la scorsa puntata.


L’inflazione, probabilmente una delle cose più misteriose insieme a Stonehenge e l’Area 51, cosa sarà mai? Cosa la provoca? È una cosa buona?

L’enciclopedia Treccani la definisceaumento progressivo del livello medio generale dei prezzi, o anche diminuzione progressiva del potere di acquisto (cioè del valore) della moneta”, e fin qui è tutto abbastanza semplice: i prezzi aumentano e quindi con la stessa quantità di denaro che si aveva precedentemente si possono acquistare meno beni.

Ora che si ha una definizione generale si può fare una distinzione tra due tipologie di inflazione: l’inflazione strisciante e l’inflazione galoppante. La prima, come suggerisce bene il nome corrisponde a un aumento lento (10%) ma costante; la seconda, invece, è molto più rapida, improvvisa e di portata maggiore (più del 50% in un mese). A questo punto ci si potrebbe chiedere come si calcola l’inflazione, per poterne determinare la tipologia. Questo procedimento non richiede particolari conoscenze matematiche, basta semplicemente confrontare il costo sostenuto per l’acquisto di un determinato insieme di beni tra un certo periodo e l’altro.

Le cose si iniziano a complicare quando si discute riguardo le motivazioni dell’inflazione, ossia che cosa la provoca, in quanto le cause possono essere le più disparate (eccessi di liquidità in circolo, squilibri interni a un determinato settore produttivo, ma anche un aumento dei costi per importare materie prime dall’estero, e tante altre) quindi è meglio soffermarsi maggiormente sulle due macro aree più “accademiche”: l’inflazione da domanda e l’inflazione da costo.

L’inflazione da domanda è quella meno “scontata” da capire delle due per l’abitudine a considerare l’inflazione come un fenomeno negativo.

In questo caso infatti, essa avviene perché si è in un periodo particolarmente florido economicamente, caratterizzato da grande occupazione e disponibilità di risorse: proprio per queste caratteristiche sul mercato si ha una grande domanda di beni, talmente grande che le imprese non riescono a produrre abbastanza da soddisfarla. Per questo motivo la soluzione più consona è quella di aumentare i prezzi, in maniera tale da ridurla e riequilibrare il mercato.

L’inflazione da costi è probabilmente di più immediata comprensione, in quanto consiste in un aumento del prezzo di vendita legato al fatto che per le imprese sono aumentati i costi di produzione (questo può dipendere da un’infinità di motivazioni) e, per mantenere inalterato il loro profitto, devono adottare la soluzione dell’aumento di prezzo.

Conclusa la spiegazione di cos’è e come si crea l’inflazione rimane da rispondere a un’ultima domanda, forse la più complicata: l’inflazione è positiva o negativa?

Non esiste una risposta univoca a questa domanda, la più adatta sarebbe affermare che dipende dalla percentuale di inflazione. Molti paesi infatti auspicano a una determinata percentuale (la stessa BCE ha l’obiettivo del 2% sul medio periodo) in quanto la sua presenza è considerato una caratteristica di un mercato florido e in crescita (vedi “inflazione da domanda”), oltre al fatto che con valori contenuti essa conduce a un aumento medio dei salari e favorisce le esportazioni. L’aspetto negativo dell’inflazione si mostra, infine, quando essa è troppo rapida e incontrollata perché conduce inevitabilmente a un circolo vizioso in cui i prezzi continuano ad aumentare proporzionalmente con l’aumento dei salari.

Con questo ultimo chiarimento si spera che l’inflazione sembri un po’ meno misteriosa, e magari anche meno “spaventosa”.

Martina Di Paolantonio
Dal 1999 faccio concorrenza all'agenzia di promozione turistica abruzzese, nel tempo libero mi lamento per qualsiasi cosa.

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