Del: 7 Marzo 2020 Di: Luca D'Andrea Commenti: 0

Cosa sta succedendo?

Tutto è iniziato il 28 febbraio quando le forze di Assad hanno ucciso in un raid in Siria 33 soldati turchi. In risposta il presidente turco Erdogan ha sferrato un attacco contro l’esercito siriano, ma soprattutto ha annunciato l’apertura dei confini turchi ai profughi provenienti dal Medio Oriente. Questa mossa ha vanificato gli accordi per il contenimento dei migranti stipulati nel 2016 con l’Unione Europea e ha l’obiettivo di persuadere, con una chiara minaccia, gli stati europei a supportare l’azione militare del sultano in Siria.

La riapertura dei confini ha inevitabilmente portato migliaia di profughi a muoversi verso la Grecia, sia via terra, che via mare.

La reazione del governo ellenico è stata durissima.

La guardia costiera gli scorsi giorni ha speronato e sparato contro un gommone di profughi e, sul confine terrestre, le forze di sicurezza greche, durante gli scontri, hanno ucciso un migrante con un colpo d’arma da fuoco.

Tutto questo mentre nei centri d’accoglienza la situazione è da tempo molto pesante: il governo greco tratta i migranti alla stregua di detenuti e gruppi di estrema destra aggrediscono sia loro che gli operatori umanitari delle Ong.

Perché la Grecia usa le maniere forti con i migranti?

Abbiamo avuto un colloquio con Enzo Navarra, un ragazzo italo-greco che ha studiato Comunicazione in Statale, il quale ci ha spiegato la situazione politica greca, in modo da comprendere a pieno il motivo che ha portato il governo greco ad agire così duramente. La Grecia dal luglio scorso ha un nuovo esecutivo con a capo Kyriakos Mitsotakis, leader di Nuova Democrazia, partito conservatore di centro destra. Un cambiamento importante, infatti il governo uscente aveva come primo ministro Alexis Tsipras, leader del partito di sinistra Syriza. La motivazione di questa inversione di tendenza non si spiega solo con la crisi migratoria che ha investito la Grecia negli ultimi anni, anche se, con il nuovo governo i toni nella narrazione del fenomeno dell’immigrazione si sono inaspriti e, con questi, ha subito un peggioramento anche il trattamento dei migranti nelle strutture di accoglienza. Il governo di Nuova Democrazia ha spinto molto sulla messa in sicurezza delle città greche, soprattutto Atene, e per raggiungere questo obiettivo ha aumentato la presenza delle forze dell’ordine nelle città.

La stessa figura del premier infonde sicurezza nella popolazione perché Mitsotakis fa parte di una vera e propria dinastia politica molto apprezzata.

Basti infatti pensare che il padre fu uno dei più grandi oppositori alla dittatura dei colonnelli. Venendo al problema di questi giorni e alla dura reazione da parte del governo è interessante constatare che la chiusura dei confini sia stata accettata di buon grado anche dal leader dell’opposizione Alexis Tsipras. Le tensioni con il paese confinante non sono certo una novità, anzi hanno radici storiche profonde che partono dal lontanissimo 1453 con la conquista di Costantinopoli da parte degli Ottomani, continuano nei secoli con la guerra greco-turca dopo la prima guerra mondiale e si protraggono fino a oggi. Di fronte a quella che sembra configurarsi come una guerra fredda con la Turchia, il rispetto dei diritti dei migranti pare non interessare molto e viene perciò messo in secondo piano rispetto alla minaccia turca.

A completare il quadro – ci spiega Enzo Navarra – la maggiora parte dei media locali, con la diffusione sistematica di fake news, sminuiscono le sofferenze dei profughi; il governo ellenico ha sospeso il diritto d’asilo e i migranti vengono visti da tutti come armi usate dalla Turchia e non come esseri umani.

Qual è la nostra posizione e quella dell’Unione Europea?

Il 3 marzo le istituzioni europee hanno avuto un incontro con il governo greco, che di fatto non ha portato a soluzioni sostanziali, ma ha fatto comunque molto discutere nel nostro paese. La presidente della Commissione europea Ursula von der Leyen ha definito la Grecia come: “scudo d’Europa” e ha ringraziato il lavoro della guardia costiera, proprio mentre la stessa è sotto accusa per aver utilizzare le maniere forti contro migranti indifesi. D’altra parte anche le parole di David Sassoli, presidente del Parlamento europeo, hanno generato polemica, in quanto ha dichiarato che è necessario un meccanismo di ridistribuzione dei migranti all’interno dell’Unione Europea; Matteo Salvini l’ha subito attaccato dicendo che ci son cose più importanti a cui pensare durante l’emergenza del Coronavirus.

L’Unione Europea è di nuovo sotto accusa, in primis dal presidente turco Erdogan che la provoca dicendo di trattare in maniera disumana i migranti. Certo, non abbiamo niente da imparare da Erdogan che sistematicamente viola i diritti dell’uomo imprigionando dissidenti politici e intraprendendo azioni militari criminose, tuttavia continuare a utilizzare metodi repressivi per cercare di risolvere la questione migratoria indebolisce le nostre democrazie perché ne evidenzia le contraddizioni e se non troveremo presto una soluzione veramente efficace lasceremo morire la civiltà europea sui nostri confini.

Luca D'Andrea
Classe 1995, studio Storia, mi piacciono le cose semplici e le storie complesse.

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