Messico e Stati Uniti, un confine bollente

La foto di copertina, scattata da Kim Kyung Hoon per Reuters, è stata pubblicata dalla rivista Time a questo link.

Il 7 marzo, al confine tra Messico e Stati Uniti, vicino a El Paso, una ragazza di 19 anni è precipitata mentre cercava di scavalcare un tratto della barriera di maglia d’acciaio che separa i due stati.

Quello che forse colpisce di più di questa storia è che la giovane si trovava in stato di gravidanza e almeno al settimo mese. Nonostante sia stata soccorsa e trasportata in ospedale, gli sforzi dei medici per salvare lei e il bambino sono stati vani. Il 13 marzo la BBC ha raccontato la vicenda al mondo dando anche notizia della loro morte.

Miriam Stephany Giròn Luna, questo il nome della ragazza, come tanti altri latinoamericani era in cerca di un lavoro, e più in generale di un futuro negli Stati Uniti.

Avrebbe anche donato la cittadinanza statunitense al suo bambino, se ce l’avesse fatta, perché nessuno è ancora riuscito a cancellare l’antico principio costituzionale secondo cui chi nasce nel territorio degli Usa nasce comunque statunitense. Proveniva dal Guatemala, ed era giunta alla frontiera con un uomo, forse il compagno; era un’assistente sociale. Negli ultimi anni sono stati decine di migliaia i migranti, provenienti dal Guatemala ma anche da El Salvador e dall’Honduras, che hanno cercato di attraversare il muro dopo interminabili viaggi. Molti lo fanno perché vittime, nei loro paesi d’origine, di violenze e povertà. E la tensione cresce sempre di più. Come ha dichiarato il console del Guatemala di Del Rio, in Texas, i migranti spesso non chiedono asilo agli agenti americani alla frontiera, perché in tal caso resterebbero confinati in Messico in attesa di una risposta probabilmente negativa, ma tentano il tutto per tutto cercando di entrare clandestinamente.

Ma per volontà del governo Trump, il muro che separa gli Usa dal Messico è stato notevolmente ampliato. I tratti principali sono quello californiano, allungato negli anni fino a raggiungere la città di Yuma in Arizona, e quello nei pressi della città di El Paso, in Texas. La costruzione di barriere sul confine risale peraltro all’inizio degli anni Novanta con il presidente H. W. Bush che come Trump perseguiva un programma anti-immigrazione, denominato “Prevenzione attraverso la deterrenza”, e non si è mai interrotta.

E poi non si tratta solo del muro. I tratti di barriera non coprono, come è facile immaginare, tutto il lunghissimo confine, interrompendosi nei luoghi più impervi e inospitali.

Ma questo non rende le cose più facili: dove non c’è il muro, oltre al terreno difficile ci sono comunque i controlli di poliziotti e vigilantes e allora bisogna affidarsi a “trafficanti di esseri umani” e alla fine può essere pericoloso quanto tentare di passare il muro come ha fatto Miriam. E purtroppo non si muore solo sulla frontiera chiusa ai migranti tra Messico e Stati Uniti. Ma lungo tante altre frontiere. In questi anni gli stati si sono andati chiudendo sempre di più all’immigrazione. Da un lato, anche per il degrado ambientale, sempre più persone si mettono e si metteranno in movimento; dall’altro, muri e campi di detenzione si moltiplicano ovunque nel tentativo di bloccarle.

In molti paesi del mondo si leva sempre più forte il vento della chiusura. Per anni ad esempio gli Stati Uniti avevano in qualche modo compensato le restrizioni ai richiedenti asilo alla frontiera con i loro programmi per far entrare alcuni dei profughi bloccati nei campi sparsi per il mondo; ma qualche giorno fa le autorità del Texas hanno detto che non accoglieranno più nessuno perché “i bisogni dei texani devono avere la priorità”.

In questo momento tutti pensiamo alla tragedia dell’epidemia da coronavirus – e non a caso la storia di Miriam è stata poco ripresa dai media – ma la vicenda di questa donna morta scalando un muro ci deve ricordare un’altra tragedia del mondo globale che incombe su di noi.

Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno studente di lettere. Appassionato anche di storia e filosofia, non mi nego mai letture e approfondimenti in tali ambiti, convinto che la varietà sia ricchezza, sempre.

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