Poesia al femminile: il Novecento italiano nei versi di cinque grandi donne

Sin dall’antichità la figura femminile in ambito letterario ha sempre avuto il compito di ispirare il poeta, pronto a descrivere minuziosamente i bei capelli biondi dell’amata.

Non è stato facile per la donna abbandonare il ruolo di oggetto poetico e di musa, per affermarsi come soggetto e autrice della propria esperienza e sensibilità.

La letteratura femminile infatti è sempre stata considerata minore rispetto a quella maschile, almeno in termini di copiosità. La scarsità di figure femminili nel panorama letterario non è dovuta certamente all’assenza di astro creativo, bensì ai fattori storico-ambientali che per molti secoli hanno impedito alle donne di potersi esprimere liberamente, negando loro l’accesso al sapere e ostacolandone l’espressione letteraria. Nonostante la lunga esclusione dal mondo della cultura, molti nomi femminili spiccano tra gli altri, a partire da Saffo fino ad arrivare alle sorelle Bronte.

Presentiamo di seguito cinque poetesse che si sono distinte nel panorama poetico dell’Italia del Novecento, e alcuni dei loro componimenti più famosi.

Antonia Pozzi (1912-1938)

Antonia Pozzi nacque a Milano e iniziò a scrivere poesie sin dall’età dell’adolescenza. La bellezza dei suoi componimenti è stata riscoperta solo negli ultimi decenni, tutte le sue opere sono state pubblicate postume. La giovane poetessa aveva anche uno spiccato talento per la fotografia e i suoi scatti in bianco e nero rispecchiano alla perfezione i suoi versi pieni di malinconia e senso di prigionia. Antonia percepiva il mondo esterno come un luogo da cui fuggire e nella sua posizione altolocata si sentiva soffocare. Negli anni universitari partecipò a diversi circoli letterari stringendo un intenso rapporto di amicizia con il milanese Vittorio Sereni, che la ricorda nel celebre componimento 3 Dicembre, data in cui il furente tormento interiore portò la giovane donna al suicidio, all’età di soli 26 anni. La presenza della morte è incombente nei suoi componimenti e la accompagnò sempre nel suo percorso artistico. Il suicidio venne occultato dai genitori di Antonia, che imputarono la polmonite come causa del decesso. È considerata tutt’oggi una delle figure femminili affascinanti del Novecento poetico italiano.

Lampi (23 giugno 1929)


Stanotte un sussultante cielo
malato di nuvole nere
acuisce a sprazzi vividi
il mio desiderio insonne
e lo fa duro e lucente
come una lama d’acciaio.

Maria Luisa Spaziani (1922-2014)

Molto più lunga fu la vita di Maria Luisa Spaziani, nata a Torino da un’agiata famiglia borghese. La sua carriera fu sempre accompagnata da un forte legame con la letteratura francese, a partire dalla sua tesi di laurea proprio su Marcel Proust. Fin dalla giovinezza viaggiò molto e divenne ben presto nota nel panorama letterario internazionale dell’epoca, entrando in contatto con la scrittrice Virginia Woolf. Un’altra importante amicizia per la Spaziani fu quella con Eugenio Montale: la donna fu di grande ispirazione per il poeta, tanto da diventare la famosa volpe delle sue celebri poesie. Era un personaggio esuberante e ricco di vitalità, ed è proprio la gioia e l’amore per la vita ciò che si legge nelle sue poesie, in particolare quelle scritte durante il periodo in cui insegnava al liceo, luogo in cui il confronto con i giovani studenti le riportava alla mente l’adolescenza. Oltre ai numerosi componimenti poetici, scrisse svariati articoli su importanti riviste e il poemetto Giovanna D’Arco. La Spaziani fu una delle poetesse più autorevoli del suo tempo poiché seppe raccontare con semplicità e limpidezza la vita da lei tanto amata.

L’inclemenza del tempo, Da I fasti dell’ortica


È vertigine, amore,
primavera,
sfida, pianto di gioia, verità.
Ed è subito “era”.

Goliarda Sapienza (1924-1996)

Il nome Goliarda, preso dal fratello Goliardo morto tre anni prima della sua nascita, è sempre stato un peso per la giovane artista. Nacque a Catania: la Sicilia è una delle protagoniste indiscusse della sua poesia, così come lo è il dialetto siciliano stesso. Le sue doti artistiche si mostrarono fin dalla giovane età, rendendola un’attrice, una ballerina e una cantante ancor prima che una scrittrice. Goliarda fu una donna effervescente, piena di talento e capace di esprimere la propria interiorità in molte forme diverse. Morì all’età di 72 anni come ex attrice e scrittrice sconosciuta, ma oggi è considerata una delle scrittrici più importanti del secolo.

Da Ancestrale


Non sapevo che il buio
non è nero
che il giorno
non è bianco
che la luce
acceca
e il fermarsi è correre
ancora
di più.

Amelia Rosselli (1930-1996)

Figlia del famoso antifascista Carlo Rosselli, Amelia nacque a Parigi e completò i suoi studi in Inghilterra, dopo essere stata a lungo in Svizzera e negli Stati Uniti. La sua formazione poco italiana si avverte nella sua scrittura. Una delle peculiarità della poetica della Rosselli è il calcolato plurilinguismo e la connessione delle parole con la musica. L’amicizia con Zanzotto e lo stile in parte neoavanguardistico la fecero avvicinare al Gruppo ’63, ma ne restò sempre ai margini. La vita di Amelia non fu sempre facile e le drammatiche vicende biografiche, tra cui la morte della madre, la portarono a soffrire di una forte depressione. Il suo dolore si percepisce nella forza e nella durezza dei suoi componimenti, che esprimono di getto le sensazioni dell’autrice. Nel 1996 l’insostenibilità della sua condizione la spinse a togliersi la vita nel suo appartamento a Roma, all’età di 66 anni.

Da Serie ospedaliera


L’inferno della luce era l’amore. L’inferno dell’amore
era il sesso. L’inferno del mondo era l’oblio delle
semplici regole della vita: carta bollata ed un semplice
protocollo. Quattro lenti bocconi sul letto quattro
amici morti con la pistola in mano quattro stecche
del pianoforte che ridanno da sperare.

Nadia Campana (1954-1985)

Nata nelle campagne romagnole, Nadia Campana fu da sempre legata al mondo della natura. Negli anni universitari si trasferì a Milano, in via Vallazze 62, trovandosi a stretto contatto con la realtà cittadina. Era una donna enigmatica e misteriosa, spesso sfuggente. Cercava una sorellanza poetica e un senso di comunità letterario per sentirsi parte di qualcosa di grande. Nadia amava Antonia Pozzi, ed era affascinata dalla sua prematura scomparsa, tanto da prefigurare per sé stessa un destino analogo. La sua morte colpì profondamente l’amico Milo De Angelis che, in parallelo alle parole di Sereni sulla Pozzi, scrisse la poesia Cartina muta per ricordare l’amica.

Da Verso la Mente


Punta tenera di un dardo
ora io esisto ancora
sfinita dal correre è vero,
mi porti sulle ossa
finché la notte non mi contrari più
madre ogni minima cosa.

Roberta Gaggero
Ligure trapiantata a Milano. Dimentico sempre la luce accesa, puccio i biscotti nella spremuta d’arancia e non so scrivere le bio. Mentre cerco di capire chi sono bevo birra e parlo di poesia.

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