Radici. Il giorno che diventammo Repubblica

Radici racconta fatti, personaggi e umori della storia della Prima Repubblica italiana, dal 1946 al 1994.


Premessa

L’Italia dopo la Liberazione dal nazi-fascismo era un paese disastrato, letteralmente in ginocchio. Buona parte delle infrastrutture e delle abitazioni erano distrutte, l’economia versava in condizioni gravissime, la disoccupazione era elevata e vi era un serio problema di approvvigionamenti alimentari, nonostante gli aiuti degli Alleati. La conseguenza di questi disagi era una situazione difficilmente controllabile dell’ordine pubblico: al Nord molti tra gli ex-partigiani faticavano a deporre le armi, al Centro-Sud erano rincominciate le occupazioni delle terre, ma soprattutto nel Meridione e nelle isole riprendeva vigore il malaffare e la mafia. Sul versante politico i partiti formavano grandi coalizioni nei governi di unità nazionale, la cui finalità era traghettare l’Italia verso una situazione di stabilità politica in cui sarebbe stato possibile, dopo vent’anni, competere in libertà.

Le parti in gioco

In questo clima, dopo vivaci discussioni, il 16 marzo 1946 con un decreto legislativo luogotenenziale, il quale andava a integrare un decreto precedente, si decise che sia l’elezione dell’Assemblea Costituente sia il referendum istituzionale si sarebbero svolti tra il 2 e il 3 giugno dello stesso anno. Si schierarono a favore della repubblica il Partito Socialista Italiano di Unità Proletaria (PSIUP), il Partito Comunista Italiano (PCI), il Partito d’Azione (PDA) e il Partito Repubblicano Italiano (PRI), mentre il Blocco nazionale della Libertà si schierò a favore della monarchia. Per quanto riguarda la Democrazia Cristiana, anch’essa si proclamò favorevole alla repubblica, ma come sottolineato dal segretario Alcide De Gasperi in un comizio in Piazza Duomo, per i democristiani la scelta tra repubblica e monarchia era una questione meramente di forma, d’altra parte la maggioranza del suo elettorato era monarchico. La Chiesa cattolica si dichiarò neutrale, così come la Commissione alleata per l’Italia, formata dagli anglo-americani, che tra le altre funzioni aveva anche quella di creare le condizioni necessarie per la creazione di nuove istituzioni democratiche nel nostro Paese. Anche la stampa contribuì alla campagna elettorale: parecchi giornali romani, tra cui Il Tempo, si schierarono dalla parte della corona, mentre Il Corriere dellaSera e La Stampa dalla parte della repubblica.

La campagna elettorale

Era chiaro comunque che dopo vent’anni di dittatura c’era una grande voglia di tornare a fare politica: si tennero migliaia di comizi in tutta Italia, in un clima di entusiasmo, ma anche di forte tensione dovuta alla mancanza, da parte di molti, di una mentalità democratica. Per questo i disordini erano all’ordine del giorno. I sostenitori della repubblica consideravano la monarchia complice del fascismo e nei comizi l’accusavano direttamente di voler far risorgere la dittatura. La scelta repubblicana per molti significava voltare totalmente pagina rispetto all’epoca buia appena passata. Un episodio curioso avvenne a Bari: mentre Palmiro Togliatti, il segretario del Partito Comunista, teneva un discorso agli elettori spiegando quanto fossero antidemocratici i sostenitori della casa Savoia, un gruppo di dissidenti monarchici tentò di interromperlo con grida, fischi e con lo scoppio di una bomba carta. Interrogato successivamente da un cronista Togliatti disse che questi gruppi avevano voluto dar prova al popolo di Bari che lui avesse ragione. Ma d’altronde anche i sostenitori della monarchia avevano le loro ragioni: per loro il re coincideva con l’idea della patria e la monarchia era un’istituzione che garantiva la sicurezza, mentre la repubblica era vista come un cambiamento spaventoso e repentino, un vero e proprio salto nel buio. L’ultima disperata mossa politica di casa Savoia, volta a ridare vigore alla monarchia attraverso una novità, fu l’abdicazione di re Vittorio Emanuele III in favore del figlio Umberto, che era già luogotenente del regno.

La votazione

Arrivò così il momento delle votazioni e per quanto riguarda il referendum istituzionale, il primo moderno sondaggio promosso dall’Istituto Doxa registrò un leggero vantaggio della repubblica. Finalmente quindi, dopo vent’anni di dittatura si stavano per tenere le prime elezioni nazionali a suffragio universale maschile e femminile, la votazione che il Corriere della Sera definì: “La più concreta e valida occasione che gli italiani abbiano mai avuto nella loro storia unitaria per porre le basi dell’autogoverno”. Domenica 2 giugno il meteo presagiva quello che le urne avrebbero poi rivelato, un’Italia divisa in due: il Centro-Nord avvolto dai temporali e dal clima fresco votò in larga parte per la repubblica e il Sud avvolto da una temperatura più calda grazie all’alta pressione proveniente dall’Africa votò per la monarchia. Gli italiani che si recarono alle urne furono l’89,1% degli aventi diritto e non ci furono grandi problemi di ordine pubblico, molti giornali fecero notare come questa elezione fosse stata il primo successo della democrazia italiana. I risultati iniziarono ad arrivare giorno dopo giorno, mentre l’agitazione montava. L’ufficialità della vittoria della repubblica venne data solo il 18 giugno dalla Corte di Cassazione che si espresse contro un ricorso presentato da un gruppo di professori monarchici. Non c’erano stati brogli: 12.718.641 elettori si schierarono per la Repubblica e 10.718.502 per la Monarchia. Mentre per quanto riguarda l’Assemblea Costituente la Democrazia Cristiana si qualificò con il 35,2%, il Partito Socialista con il 20,7%, il Partito Comunista con il 18,9%, i liberali con il 6,8%, i repubblicani con il 4,4%, il Partito d’Azione con l’1,5%, il Fronte dell’Uomo Qualunque con il 5,3% e i monarchici con il 2,8%.

L’Italia aveva appena fatto il primo grande passo verso la società moderna e aveva appena trasformato in realtà quello che Mazzini auspicava un secolo prima, ovvero che “la democrazia rappresentativa dei tempi futuri sarebbe nata da una rivoluzionaria assemblea costituente”.

Fonti:

Corriere della Sera, 19 maggio 1946.

Indro Montanelli, Mario Cervi, L’Italia della Repubblica (2 giugno 1946-18 aprile 1948).

Simona Colarizi, Storia del Novecento italiano.

Luca D'Andrea
Classe 1995, studio Storia, mi piacciono le cose semplici e le storie complesse.

Commenta