Spilli di luce. La scrittura come pratica psicoterapeutica

Gli spilli del titolo sono i progressi che la psicologia ha attuato nel corso degli anni. Sono il contributo che ogni giorno le parole di un terapeuta vanno a dare a coloro che stanno soffrendo una particolare condizione di malessere. Sono quegli attimi di realizzazione in cui il nostro meccanismo ci appare chiaro, evidente, manifesto. Sono meta di arrivo che si sposta sempre più in avanti, perché il processo di conoscenza di sé è sempre inesauribile, ma anche carico di pienezza. Per questo la rubrica cambia nome, perché ci deve essere spazio affinché la psicologia sia una risoluzione luminosa, non solo un’indagine degli spazi buii.


Oggi la rubrica vi propone la pratica della scrittura come forma di introspezione e di consapevolezza in via curativa. La pratica della scrittura non solo è un esericizio di talento letterario; non solo un racconto autobiografico che serve a collezionare gli intensi momenti della nostra esistenza; non è solamente quello sforzo di gettare su carta i propri pensieri; è piuttosto una forma di cura.

Forma di cura nel momento in cui il lettore, che al tempo stesso è paziente, si pone anche come autore.

Certo, non può scegliere come i fatti siano andati, ma può optare per l’interpretazione da scegliere di quegli stessi eventi. Questa risoluzione è particolarmente indicata per determinati problemi: disturbo post-traumatico da stress, gestione del lutto, accettazione del cambio del proprio stile di vita e miglioramento dell’autostima. Ma attenzione, occorre seguire delle linee guida, in modo tale che il pensiero possa essere ben canalizzato e cosicché quel che si scrive possa essere un possesso consolidato. Tipico di chi subisce un lutto è il rimuginio, ma quando si tenta di mettere su carta ciò che si è fatto ci si rende conto innanzitutto dell’inevitabilitá dell’evento e soprattutto dell’impossibilità del fare qualcosa per evitarlo. Ecco che il senso di colpa svanisce e subentra la rassegnazione, che prende animo nella scrittura con una forma di creatività che non deve aver a che fare con l’esercizio stilistico, quanto piuttosto con l’espressione di sé. Per quanto riguarda l’autostima, è fondamentale non tanto ripetersi i propri pregi, quanto piuttosto sondare la propria persona nella dimensione del reale.

Ossia contemplare il proprio vissuto, non solo autobiografico, ma quotidiano, per comprendere la proprio modalità di comportamento e la propria gestione emotiva, in modo tale da fare una correlazione tra interno ed esterno. Solo cosí si potrà trovare una consolidata autostima: trovando le cause di ciò che ci spingono a comportarci come ci comportiamo. Senza giustificarsi, ma spingendo se stessi ad analizzarsi e comprendersi, perché la consapevolezza è fondamentale per la gestione di sè. Conoscersi significa anche contemplare i lati negativi, riscoprendone la radice, senza darsi nome di colpevole, senza cercare di stravolgersi, ma compiendo ogni giorno una azione per emendarsi.

Per quanto riguarda i ricordi traumatici è ben più complesso e rischioso: si tratta di temi delicati che a volte è cosí difficile portare alla luce che alcuni pensano sia meglio lasciarli sotto terra. Ma in questa rubrica la consapevolezza è la parola d’ordine. Pertanto, per quanto doloroso suggeriamo di accompagnare questa pratica a un supporto psicoterapeutico. Elaborare un ricordo traumatico può essere difficile, ma ricordarsi come possa emergere in altri contesti, in maniera ancora più spaventosa può aiutare ad avere lo slancio per farsi aiutare.

Tutti hanno bisogno di quella forma di giustizia nei confronti di se stessi e la scrittura può rendere conto di questi temi perchè è una fedele amica, che non giudica e non colpevolizza, ma supporta e lascia sfogare. Infine, per quanto riguarda i cambiamenti di vita, gestire il mutamento tramite l’evidenziare le differenze e le similitudini rispetto al passato può essere sí fonte di sofferenza, ma anche un’occasione per crescere, per vedere il lato positivo all’interno del cambiamento stesso. Non si tratta di romanticizzare, quanto piuttosto di constatare quanto vi sia del buono e del cattivo in ogni circostanza. La scrittura è una forma perfetta per l’analisi di ciò che è il medium che sta nelle cose. La scrittura, in questo momento, può servire quindi non solo a dare voce ai nostri pensieri, ma anche a farci capire che siamo persone che hanno un’interiorità che merita di essere sondata

Bibliografia: “La buona storia. Conversazioni su verità, finzione e psicoterapia” – di J.M. Coetzee e Arabella Kurtz

Rubrica a cura di Chiara Dambrosio.

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