“Stairway to Heaven” è un brano dei Led Zeppelin

Stairway to Heaven è un brano dei Led Zeppelin. Ovvio, quasi banale. Ma fino al 10 marzo 2020, questa affermazione non era così scontata.
Dopo anni di battaglie legali, la disputa si è conclusa con l’assoluzione della celebre rock band dall’accusa di plagio.

Il brano del 1971, tra i più iconici della storia del rock, era accusato di presentare più di qualche somiglianza con il brano Taurus, composto dai losangelini Spirit tre anni prima. Gli arpeggi inziali hanno qualcosa in comune, ma si tratta oggettivamente di troppo poco. Un aspetto interessante del processo è stata la testimonianza di Page, chitarrista dei Led Zeppelin, di “non aver mai sentito Taurus fino a qualche anno fa”, quindi di non conoscerla al momento della composizione di Stairway To Heaven. All’epoca gli Zeppelin non ascoltavano certo gli Spirit, ma piuttosto Muddy Waters, e i grandi del blues: l’ispirazione è evidente in molti brani.

Whole Lotta Love è una chiara ripresa di You Need Love di Muddy Waters (Willie Dixon è l’autore), il riff di Moby Dick ricorda tanto quello di Watch Your Step (Bobby Parker,1961), How Many More Times è in fondo un mashup di tradizionali del blues (Albert King, Howlin’ Wolf, Jeff Beck).

Tuttavia pochissime volte si è andati per vie legali: si trattava di omaggi, di riprese, di citazioni, ma non di plagi.

Il confine è sottilissimo ed è apparentemente vincolato alla fama di colui che “subisce il furto”. Ci sono artisti che hanno avuto la grandezza di fare scuola: alcuni hanno inventato uno stile, alcuni forse addirittura un genere.
Ha senso nel 2020 accusare di plagio chi scrive un blues “perché è uguale a un pezzo di Robert Johnson?” Robin Thicke ha perso di recente la causa con gli eredi di Marvin Gaye per la sua hit Blurred Lines. (feat. Pharrel Williams), colpevole di ricordare troppo le atmosfere di Got To Give It Up, rilasciata dal grande soulman nel 1977La somiglianza è leggera e riguarda solo l’inizio. Sicuramente minore rispetto a quella che lega LaGrange degli ZZ Top a un qualsiasi riff di John Lee Hooker.

Ma l’errore di Thicke è stato forse proprio quello di essere troppo poco esplicito. Pena 5 milioni di dollari.

Zucchero non ha mai negato la propria ammirazione per Joe Cocker. Da ragazzo lo idolatrava, poi sono diventati grandissimi amici, “simbionti l’uno per l’altro”Diavolo in me è High Times We Went, per citarne una sola. È lei, ma non è un problema. Si tratta di riconoscere la grandezza di un modello, di rubare dichiaratamente qualcosa che si ama, citandolo e facendolo proprio.

Uno dei più grandi registi del XXI secolo, Quentin Tarantino ha ammesso a un’intervista a Empire Magazine: “I steal from every movie ever made. If my work has anything, it’s that I’m taking this from this and that from that and mixing them together”. John Ford non avrebbe mai denunciato Tarantino per le citazioni alla celebre inquadratura di Sentieri Selvaggi (Bastardi senza gloria, Kill Bill).

Mastroianni non avrebbe fatto causa a Michael Madsen per il modo in cui si abbassa gli occhiali da sole (Le Iene), proprio perché lui è Mastroianni e dietro a quel gesto di Mr. Blonde emerge il sorriso sornione e commosso di un ragazzino di Knoxville, cresciuto in una videoteca, che ricorda un maestro e lo riporta in vita.

Oggi non resta molto da inventare. La grandezza di un artista non è più ricercabile nel genio di una creazione innovativa ma sta nel saper giocare con quello che già c’è. Plagiare è sempre stata un’arte. Oggi forse è inevitabile che lo sia.

Good artists copy, great artists steal.

Pablo Picasso. Gran frase, rubata a Stravinskij. Ma pare l’avesse già detta T.S. Eliot.

Articolo di Tommaso Imperiali

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