Voci dalla quarantena. Vol. 4

Noi redattori di Vulcano, rinchiusi in casa, abbiamo deciso di raccogliere opinioni e sensazioni su questo strano periodo che come tutti stiamo vivendo. Eccone alcune.


Routine – Valentina Testa

[Sveglia. Bagno. Colazione. Vestiti. Zaino. Chiavi di casa, chiavi del motorino. Giacca, cuffiette. Accensione. Via. Strada, automobili, persone, slalom, semaforo, clacson, frena, accelera, parcheggio. Aula, persone, computer, slides. Di nuovo strada. Altra aula, altre persone. Di nuovo strada. Pranzo. Di nuovo strada. Scuola dei bambini: merenda, gioco, persone, casa dei bambini, anzi no centro sportivo, anzi no parco. Strada. Supermercato. Persone. Latte, pane, insalata, patatine in offerta, caffè che è finito. Bip – bip – bip. “Scusi… sì, mi dà il rollinz? Grazie!” Cena. Film? Puntata? Pigiama. Letto. Rewind. Play.]

Viviamo di lamentele in routine. Ci lamentiamo delle vacanze di Natale che durano poco, del Primo Maggio che cade di sabato, di Pasquetta che è sempre bagnata, ci lamentiamo della sveglia, sbuffiamo quando vediamo che la Nutella sta per finire e dobbiamo andare a ricomprarla. Programmiamo delle fughe dalla quotidianità per respirare aria nuova. Sembra che i costanti impegni che riempiono le nostre giornate non potranno mai fermarsi.

E invece, il surreale: l’interruttore che faceva funzionare il mondo è stato schiacciato da una cosa talmente piccola che non può essere vista ad occhio nudo, e ci siamo tutti fermati. Adesso ci lamentiamo dell’opposto: vogliamo uscire, vederci per una pizza, un gelato, vogliamo abbracciarci, abbiamo scoperto che stare troppo tempo spalmati sul divano ci fa male alla schiena. Abbiamo capito che staccare va bene solo se abbiamo qualcosa a cui tornare, se lo decidiamo in autonomia. Continuiamo a riempire le nostre giornate: il libro che stava prendendo polvere sposta il segnalibro sempre più verso la fine, i film “in lista” da anni vengono depennati, le serie televisive finiscono nel giro di otto ore, i testi universitari sono letti con anticipo, i documenti sono analizzati con sorprendente celerità, la Nutella (che grazie a Dio avevamo ricomprato) riempie montagne di pancake cucinati ascoltando l’intera discografia di quel cantante che aveva segnato la nostra infanzia. Gli introversi dicono che è la loro rivincita: “Io mi sento esattamente così quando mi obbligate a fare aperitivo!” urlano tramite webcam ai loro amici estroversi che, pur di uscire, vanno a buttare la spazzatura tutti i giorni, o addirittura mettono il guinzaglio al gatto. Ma scherzano: c’è una bella differenza tra decidere di non uscire ed essere obbligato a non uscire.

Certo, per il bene di tutti. È il mantra che non ci fa uscire completamente di senno, perché, se ci soffermassimo davvero sulla situazione… quello che verrebbe fuori è che viviamo in un mondo finto: la nostra routine è qualcosa cui ci sottoponiamo per dei bisogni costrittivi creati da noi stessi. Alla fine, l’unica cosa che conta è la salute – ma per davvero. L’unico bisogno primario è stare bene, e mangiare. E infatti, solo le farmacie e i supermercati sono rimasti aperti. Intanto, intorno a noi vediamo fenomeni che ci lasciano a bocca aperta: gli animali che tornano nelle città, i livelli di CO2 che si abbassano per la clausura forzata. La natura riprende i suoi spazi e noi ne restiamo ammaliati, ma pur sempre consapevoli che non sarebbe mai potuto succedere se le nostre vite non fossero state a serio rischio: l’eterna visione androcentrica del mondo, d’altra parte, non può sparire con uno schiocco di dita. O forse sì? Lo si diceva anche di tutte le altre cose che sono state fermate.

Ma non vogliamo entrare nella spirale dei nostri pensieri: allora apriamo la videolezione. Guardiamo una diretta del nostro cantante preferito. Mettiamo la musica fuori dal balcone per sollevare il nostro spirito e quello dei vicini. Cerchiamo forza l’uno nell’altro guardandoci mentre abbassiamo le tapparelle, parliamo del problema ma mai degli effetti. Prendiamo quello strumento che non suonavamo più da anni. Facciamo cento addominali al giorno. Impariamo a cucinare la ratatouille. Scriviamo. Leggiamo. Ascoltiamo. Cerchiamo di non pensare al presente, guardiamo il cielo dalla finestra e ci figuriamo il momento in cui potremo di nuovo respirare l’odore di shampoo nei capelli del nostro migliore amico. 


Senso civile – Arianna Locatelli

In questi giorni di quarantena ci siamo tutti trasformati un po’ in degli instagrammer: video-maker di sport casalingo, sperimentatori di ricette, consiglieri di letture e di musica, inventori di #challenges per passare il tempo. E ben venga tutto ciò: rimaniamo connessi, ci facciamo due risate e ampliamo le nostre capacità sfruttando i consigli altrui. Il fatto è che improvvisamente la rete è stata invasa anche da opinionisti e paladini del senso civile. Che parole impegnative, “senso civile”. Troppe poche volte le ho sentite prima della diffusione del coronavirus, decisamente troppe dall’inizio della quarantena. Per carità, sto dalla parte del risveglio delle coscienze e degli animi, ma possibile che facciano la predica le stesse persone che a seguito delle restrizioni comunicate dal governo si sono precipitate a svaligiare il supermercato più vicino? Il senso civile in quel caso dov’era finito? Probabilmente nel carrello insieme ai vari pacchi di pasta.

Quindi, ciò che questa quarantena mi risveglia, più che il senso civile, è la coscienza personale. Capire ciò che devo fare senza mettere in pericolo me e soprattutto gli altri, per non gravare ulteriormente sul nostro paese stremato, ma evitando di contribuire ad alimentare un isterismo che può solo nuocere e, soprattutto, senza bisogno di sbandierare giornalmente il mio altruismo con dei post che di altruista hanno ben poco.

Rimbalza sui social da qualche giorno il video celebrativo del nostro bel paese di Oliver Astrologo, azzeccatissimo dal mio punto di vista: senza auto compiacimento, senza additare nessuno, mostra ciò che tutti noi dobbiamo fare per tornare presto a goderci quello che è “the most beautiful country in the world”. Nelle emergenze si diventa sicuramente tutti più partecipi e ci si infervora più facilmente, ma fare ciò che ci è stato chiesto non è da eroi, è da cittadini consapevoli. Io spero solamente che tutti i maestri di buonsenso che sono apparsi in questo periodo non smetteranno di esserlo una volta finito l’allarme Covid-19 e continueranno ad agire per il bene comune. “Sburioniamoci” tutti un po’, così magari chi non ha ancora capito che deve rimanere in casa si sentirà isolato e sarà la volta buona che si godrà il divano del salotto. In effetti, però, ciò che sto facendo io adesso non è esattamente la stessa cosa? Probabilmente sì, eccomi trasformata nell’ennesima opinionista di cui il web non aveva bisogno. Ma si sa, noi italiani amiamo le contraddizioni.


Ai lettori: queste sono alcune delle nostre impressioni sulla quarantena, ma siamo sicuri che ne abbiate anche voi. Perciò vi invitiamo a mandarci all’indirizzo consegne.vulcano@gmail.com le vostre: pubblicheremo le migliori nei prossimi giorni.

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