Cosa direbbe Hegel?

Cosa direbbe Hegel?

No, non è la Peste Antonina che riusciva a falciare fino a 2000 anime a Roma, né un altro morbo capace di mandare al collasso gli apparati organici degli individui che lo contraggono, causandone successivamente la morte in breve tempo; quella del Covid-19 è una pandemia più soft sul lato della mortalità, ma che potrebbe proporre l’inizio di una nuova era.

Romanzare i grandi flagelli del passato ha da sempre sorpreso e affascinato i lettori dei libri di storia, con una convinzione celata che mai e poi mai, nel secolo in cui la tecnologia e la medicina hanno fatto passi da gigante, si sarebbero potute ripetere situazioni non tanto identiche, quanto simili.

Invece il virus è qui, in Italia e nel mondo, stravolgendo le economie nazionali e riuscendo a mettere in ginocchio i sistemi sanitari di diversi Paesi. Un vaccino è assente; la testata online Il Post, nonostante faccia riferimento alle numerose case farmaceutiche che si stanno adoperando nella ricerca di una cura, smorza l’entusiasmo del lettore sul finale, asserendo che «sarà necessario almeno un anno prima di avere risultati concreti».

In tutto ciò, cos’avrebbe detto il buon Georg Wilhelm Friedrich Hegel?

Possiamo davvero parlare del ventennio del XI secolo come dell’entrata in una nuova epoca, inevitabile, e dire che nel lungo periodo farà sbocciare un’evoluzione dell’umanità? Il filosofo tedesco viene ricordato per la sua tendenza a sistematizzare la realtà, e applicare questa sistematizzazione alla storia del mondo.

«La storia è il tribunale del mondo» è il motto della sua teoria, individuando un legame tra gli eventi che vada oltre la semplice causa-effetto, in cui la storia è vista come una teodicea in cui il male nel mondo è sì presente nel breve periodo, ma necessario per l’affiorare del bene nel lungo periodo.

Per Hegel, sotto le righe, si potrebbe azzardare che la pandemia di Covid-19 sia una tappa necessaria dell’esistenza del mondo per ricollocare, sul piano dell’importanza, elementi etico-politici ignorati per molto tempo (come i tagli alla sanità); cambiare le coscienze dei singoli cittadini grazie alla quarantena forzata e alle restrizioni sulle uscite una volta che si saranno azzerati i contagi; individuare se i governi fragili siano davvero in grado di mostrarsi competenti e modificare gli assetti economici dei Paesi.

Subbugli e novità date dalle reazioni alla pandemia si sono mostrate notevolmente in varie parti del mondo, in cui uno dei casi più clamorosi si troverebbe in un paese del Sud America.

In Brasile, infatti, il presidente ultraconservatore Jair Bolsonaro sta attuando una campagna mediatica fondata sul negazionismo e l’irrisione della pandemia, allegando assidue fake news. Le reazioni? L’attuale ministro della giustizia carioca, Sergio Moro, assieme al Ministro della sanità Luiz Henrique Mandetta e a quello dell’economia Paulo Guedes, hanno intenzione di creare un fronte contro Bolsonaro rigettando la sua condotta, e sostenendo le direttive raccomandate dall’OMS.

Non solo, ma il capo di stato carioca, reo di aver pubblicato su Facebook un video in cui passeggia a Brasilia, rischia l’impeachment: infatti, come riportato da Il Fatto Quotidiano, «il Presidente ha violato un articolo del Codice penale brasiliano, nel quale si definiscono illegali le azioni che possono compromettere “le determinazioni del potere pubblico volte ad impedire l’introduzione o la diffusione di una malattia contagiosa”».

La situazione si stabilizzerà, con le scuse di Bolsonaro e la presa in carico del problema, oppure il Brasile dovrà cimentarsi in una debacle politica a causa della condotta irresponsabile del suo presidente?

 La parole "fuori Bolsonaro, codardo, fascista, ignorante, genocida, verme, criminale” proiettate su un edificio di São Paulo.
(foto di Amanda Perobelli)
La parole “fuori Bolsonaro, codardo, fascista, ignorante, genocida, verme, criminale” proiettate su un edificio di São Paulo.
(foto di Amanda Perobelli)

In ambito economico, invece, le carte in tavola potrebbero essere ribaltate a favore della Cina contro il fronte occidentale, specialmente gli Stati Uniti.

Il sito AGI parla di «una nuova era nel conflitto tra USA e Cina», in cui il Paese oltreoceano è nettamente sfavorito dato l’elevatissimo numero di contagi (1° paese al mondo), mentre avanza il riassestamento della Repubblica Popolare.

Matteo Lo Presti
Calciofilo e meme lord, il tutto innaffiato da Poretti 9 luppoli. Amo i tatuaggi, la filosofia morale, la Liguria e scrivere. Sogno l'autarchia e l'atarassia.

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