Cybersicurezza. Alcuni semplici (ma efficaci) consigli

La vita ai tempi della pandemia contempla un uso della tecnologia ancora più massiccio rispetto alla normale quotidianità. E non solo per quanto riguarda il lavoro o l’università: accanto allo smart-working e alla didattica a distanza ci sono infatti, per esempio, le dirette su Facebook e Instagram delle associazioni, che continuano a proporre le proprie attività, e le app di videochiamata per scambiare due chiacchiere e bere un aperitivo o una birra con gli amici nell’attesa di potersi rincontrare.

​Questa è anche una situazione che permette di trovare la forza di fare quelle cose che, in condizioni normali, cercheremmo di rimandare con scuse sempre diverse, come mettere in ordine la propria camera o darsi al famigerato cambio di stagione. Può essere utile fare lo stesso anche per quanto riguarda i propri spazi virtuali:

Internet è sempre stata parte integrante della nostra quotidianità e continua a esserlo a maggior ragione oggi, ma siamo sicuri di saperlo usare senza esporci, per errori grossolani, a dei pericoli?

I punti che seguiranno costituiscono una piccola guida alla salvaguardia della propria attività online, per ripararsi dal rischio che i propri dati personali finiscano nelle mani di altri utenti.

1. Condividi il meno possibile

Può sembrare banale, ma non lo è. I social media invogliano l’utente a raccontare il più possibile su di sé: dove viviamo, dove lavoriamo o studiamo, quali sono le nostre convinzioni politiche e religiose, che cosa ci piace. Alcune di queste informazioni possono aiutare le altre persone a trovarci e a conoscerci, ma dobbiamo proprio esporre tutto di noi? Anche, per esempio, il nostro indirizzo di casa?

2. Condividi col minor numero di persone possibile

I social tendono a premiare chi ha una rete sociale ampia e un profilo pubblico. Se, per esempio, si pubblica una foto su Instagram con un determinato hashtag e il proprio account è visibile a tutti, si otterranno molte più interazioni di quanto non sarebbe possibile rendendo i post e le storie visibili soltanto ai propri amici. Lo stesso accade con Twitter e Facebook.

Al contrario, condividendo i propri contenuti urbi et orbi, questi potrebbero essere intercettati da persone intenzionate a utilizzarli a proprio vantaggio e nostro danno. È meglio allora “blindare” i propri profili social e limitare la condivisione dei contenuti a una rete di contatti che riteniamo affidabile.

Ci sono però tipologie di utenti, più o meno giovani, per i quali la visibilità social è molto importante. Politici e amministratori locali, giornalisti, blogger, fotografi, attivisti, ma anche imprenditori e commercianti: in questo caso allora è possibile aprire una pagina pubblica dedicata alla propria attività, in modo da renderla visibile a tutti senza esporre altri aspetti più privati della propria vita.

3. Password sicure

Molti utenti ricorrono ancora a password semplici e che a volte contengono anche informazioni personali, come la data di nascita, e non è difficile decodificarle e rubarle. Un altro errore comune è quello di utilizzare la stessa password per più account, come dimostra ciò che è accaduto recentemente con la celebre app di videoconferenza Zoom, già nota per problemi legati alla privacy.

È bene cercare di inventare da sé password complicate, ma se si è in difficoltà e si ha un account Google, Mountain View può suggerirne qualcuna e anche permettere di verificare la sicurezza di quelle salvate su Google Chrome: lo consiglia anche Il Post. Per questo motivo, nel far ricorso a questa scelta, è meglio scollegare il proprio account dai dispositivi che si usano solo temporaneamente, perché se la sessione rimane aperta potrebbe avervi accesso qualcun altro che userà quel pc o smartphone.

4. Wi-Fi gratuito!

Quante volte in aeroporto, in biblioteca o al centro commerciale abbiamo gioito per la presenza del Wi-Fi pubblico? Un’altra bella invenzione che però non è esente da vulnerabilità: queste reti sono in genere meno sicure di quelle private e altri utenti potrebbero intercettare e appropriarsi, per esempio, delle credenziali dei nostri account e-mail o social, o addirittura del nostro home banking. In questi casi ci si può difendere evitando per quanto possibile di utilizzare queste reti, oppure farlo loggandosi a un sito con le proprie credenziali e utilizzare una VPN (Virtual Private Network). Altre opzioni utili sono disabilitare la condivisione di file e stampanti, abilitare il firewall e disattivare la connessione automatica di un dispositivo a una rete Wi-Fi libera.

5. Autenticazione a due fattori

È un’opzione che introduce un passaggio ulteriore quando ci logghiamo a un account:può essere, per esempio, la richiesta di un dato biometrico (impronta digitale, iride) oppure di un codice, generato da un’app o inviato al nostro numero di telefono. ​

​Sono tutti accorgimenti semplici da adottare, ma che hanno un significativo impatto sulla tranquillità della nostra navigazione in Internet.

Carla Ludovica Parisi
Laureanda in Lettere Moderne dagli orizzonti non solo umanistici. Amo la complessità, le sfide e i problemi da risolvere.

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