Didattica a distanza, il punto della situazione in Statale

Didattica a distanza, il punto della situazione in Statale

Il 24 febbraio la nostra, come le altre università lombarde, si vedeva costretta ad interrompere la normale attività didattica a causa dell’emergenza Coronavirus. Si è proceduto ad una momentanea sospensione delle attività finché, con il decreto del 4 marzo, è parso chiaro a tutti che il periodo di emergenza si sarebbe protratto a lungo e che sarebbe stato dunque necessario attivare nuove modalità a distanza. Questi i fatti. Oggi, a distanza di due mesi, sentiamo la necessità di fare il punto della situazione circa l’attività finora svolta.

Premessa

Non è stato semplice raccogliere le opinioni degli universitari in tempi di distanziamento sociale, vista la mancanza di un canale ufficiale e univoco destinato alla comunicazione tra studenti. Quest’ultima è stata, per così dire, affidata spontaneamente ai vari canali social, primi tra tutti Facebook e Instagram, anche dalle liste, implicate nell’arduo compito di mediazione tra l’Ateneo e la rispettiva utenza. Abbiamo dunque ritenuto opportuno, e unico mezzo possibile, contattare personalmente, per via telefonica, un rappresentante per ogni lista affinché ci venissero forniti dei feedback, nella speranza di fornire un quadro della situazione il più esaustivo possibile.

Attivazione della didattica a distanza

Per prima cosa prendiamo in esame le modalità di attivazione della didattica a distanza. In merito l’Ateneo scrive:

Prendendo come riferimento il periodo 22 febbraio-22 marzo sono stati 867 i nuovi siti didattici attivati su Ariel — dato che porta il numero totale di siti a 5.217 dall’inizio dell’anno accademico 2019-2020 — con 11.000 contenuti didattici autoprodotti e caricati in 1.200 siti didattici. […] Nella prima settimana dell’emergenza, inoltre, la Direzione ICT ha gestito le abilitazioni a Microsoft Teams di circa 50.000 utenti tra studenti, docenti e dottorandi.

Queste dunque le due piattaforme favorite in Statale: Ariel, adatta al caricamento di file, ppt, audio e Microsoft Teams per le lezioni in diretta.

L’Ateneo ha operato, potremmo dire, nell’ottica di un decentramento: i singoli docenti sono stati esortati a fornire il materiale didattico lasciando loro la possibilità di scegliere la modalità più congeniale, anche secondo le proprie possibilità e mezzi (e non sono mancati, a proposito, docenti che hanno comunque scelto di rimandare il proseguimento delle lezioni a data da destinarsi). Quanto alle altre università milanesi, come Politecnico e Cattolica, la scelta è stata di favorire la modalità in videoconferenza, più simile alla lezione in presenza.

Non sono mancate le difficoltà circa l’utilizzo delle piattaforme, in primis di accesso al portale universitario che non era pensato per un simile carico d’utenza, che dunque non veniva supportato. Il problema è stato risolto durante la terza settimana di marzo, provocando nel frattempo numerosi disagi, soprattutto in merito all’iscrizione agli esami. Si è visto poi necessario mettere a disposizione per i corsi di ambito scientifico ulteriori piattaforme che, a differenza di Teams, permettessero l’utilizzo di lavagne elettroniche, come Zoom e Google Duo.

Problemi di comunicazione

Durante le prime settimane le problematiche si sono concentrate, in maggior misura, sull’utilizzo dei canali da parte degli studenti, come conferma l’Ateneo nella comunicazione già citata:

Il supporto della Direzione ICT all’uso della piattaforma Microsoft Teams prosegue giornalmente via e-mail o per telefono, con turni anche nel weekend e di domenica per garantire il regolare svolgimento delle lezioni, degli esami o delle lauree online del lunedì. A 10 giorni dall’avvio della piattaforma, il personale della Direzione ICT ha “processato” 3.500 e-mail e offerto più di 1.500 ore di assistenza telefonica.

Anche la lista Unisì ha riportato una media di 40 segnalazioni giornaliere nel periodo di picco (terza-quarta settimana dall’inizio dell’emergenza) tramite i propri canali, soprattutto in proposito alle modalità di registrazione a Teams e in particolare circa il codice necessario all’accesso che, inviato alla casella di posta elettronica d’ateneo, arrivava con ore e ore di ritardo o mostrava malfunzionamenti.

In generale, tutte le liste universitarie hanno dichiarato di essersi trovate a dover fornire supporto all’utenza, per lo più tramite i social network, pubblicando anche delle infografiche che rispondessero alle domande frequenti: risulta dunque evidente la mancanza di un canale preferenziale atto alla comunicazione tra studenti e Ateneo, cui le liste si sono trovate in parte a sopperire.

Superato questo primo momento, la situazione si è per così dire stabilizzata su questo versante, dal momento che quasi la totalità dei corsi ha attivato una qualche forma di insegnamento a distanza; è sorto invece il problema degli appelli e delle modalità d’esame.

Appelli d’esame

Nel primo caso la difficoltà principale è stata quella di evitare le sovrapposizioni tra gli appelli d’esame e le discussioni di laurea di luglio. Come risultato gli appelli si sono ammassati nel mese di giugno, in particolare per quanto riguarda la facoltà di Studi Umanistici.

Studenti Indipendenti spiega in proposito:

Gran parte del nostro lavoro, in queste settimane, è stato quello di tranquillizzare gli studenti, soprattutto per chi avesse esami indietro o necessità di concludere per poi laurearsi. Innanzitutto, chiediamo all’Ateneo la garanzia che venga rispettato il calendario d’esame per gli appelli già fissati. Poi, per le facoltà, come Studi Umanistici, che non avessero fissato gli appelli in precedenza (come di regola), che la sessione rimanga invariata per i mesi di giugno, luglio e settembre.

Si prevede, poi, anche da parte di Unisì tramite il proprio rappresentante nel CdA, la richiesta di un appello straordinario nei mesi successivi. Quanto alle sovrapposizioni, nelle stesse date, di appelli di corsi normalmente seguiti in concomitanza (anche secondo le indicazioni fornite dal Manifesto degli Studi dei singoli dipartimenti), Udu Statale denuncia: «Il docente, nel momento in cui fissa le date per gli appelli d’esame, è a conoscenza di quanti appelli siano già stati prenotati dai colleghi nella stessa data e dovrebbe cercare di evitare sovrapposizioni. Si sono visti anche appelli fissati a meno di 15 giorni di distanza, pratica che viola l’articolo 2 della Carta dei diritti degli studenti».

Modalità d’esame

Quanto alle modalità d’esame, saranno favoriti gli orali, da tenersi tramite Microsoft Teams. La lista Unilab riferisce in merito: «Temiamo un’insufficiente capacità del sistema di supportare un simile carico d’utenza anche per via del fatto che il colloquio dovrà tenersi con la presenza di almeno due testimoni, ma sappiamo che l’Ateneo sta lavorando in proposito». Laddove invece non fosse possibile convertire l’esame in forma orale, sono stati permessi gli scritti nelle modalità “online su carta” ed “e-proctoring”.

Nel primo caso, l’esame si svolge in collegamento video su Teams con il professore; al termine della prova, lo studente scatta una fotografia o scannerizza l’elaborato, che viene inviato al docente tramite mail. La seconda modalità prevede invece l’installazione di un software che limiti le possibilità di navigazione su chat e siti internet. Tra le liste, in particolare Unilab e Udu Statale manifestano perplessità nei confronti di questo strumento che appare come potenzialmente invasivo, rispetto al quale sono garantite pochissime sicurezze nella gestione dei dati e della loro conservazione a posteriori.

Inoltre, Udu Statale sottolinea, all’interno di un intero dossier dedicato alla didattica a distanza in università:

Ci è dispiaciuto vedere la chiusura dell’Ateneo rispetto a quella che pensiamo sarebbe potuta essere una vera innovazione della didattica, ovvero quella di permettere di svolgere alcuni esami sotto forma di papers, assegnando cioè una traccia e una data di consegna. […] Molti dei nostri colleghi nel resto d’Europa utilizzano questa modalità di esame che secondo noi rispecchia la missione di investigazione e ricerca dell’Università.

Frequentanti e non frequentanti a distanza

Per quanto riguarda la differenza dei programmi d’esame tra studenti frequentanti e non frequentanti, Unisì manifesta la disponibilità a chiederne l’abolizione per la durata dell’emergenza allo scopo di evitare programmi eccessivamente gravosi in una situazione difficile non solo per l’Ateneo ma anche per l’utenza.

La lista spiega che lo scenario sarà più chiaro quando l’ANVUR fornirà le domande standard per i questionari sulla qualità della didattica che siamo abituati a compilare prima dell’iscrizione all’esame: si capisce che alcune domande come “In quale percentuale hai frequentato il corso?” dovranno essere riformulate per l’occasione. Sarà difficile, inoltre, provare chi abbia frequentato, soprattutto nei casi in cui la modalità di insegnamento sia avvenuta tramite la piattaforma Ariel.

Problemi di fondo

Ritornando infine ad alcune problematiche di livello più generale, Lista Aperta Obiettivo Studenti sottolinea:

L’Università riscontra un’effettiva difficoltà nel garantire a tutti l’accesso alle lezioni da casa nel caso in cui la strumentazione non risulti adeguata: ad esempio computer datati, con sistemi operativi che non supportano la piattaforma, o più semplicemente problemi nella connessione Internet. Al momento l’idea è di stanziare dei fondi, nel lungo termine, per aiutare chi fosse coinvolto da questo tipo di problematiche, ad esempio con l’acquisto di sim.

Per quanto riguarda il buffering, «Si tratta di un problema tuttora irrisolto e molto difficilmente risolvibile poiché dipende dalla quantità degli accessi e dalla qualità di connessione e dispositivo» spiega Unisì.

Conclusioni

Al termine dei primi due mesi, dunque, molto è stato fatto e siamo in dovere di riconoscere la straordinaria mole di lavoro svolta dall’Ateneo tutto, con particolare attenzione al corpo docenti. Non possiamo però non sottolineare il sussistere di diverse criticità, perlopiù causate da una tardiva comunicazione tra Ateneo e studenti: molti universitari si sono trovati, quasi a fine aprile, a dover riorganizzare la propria carriera.

Servono infine delle chiare linee guida a tutela della salvaguardia dello studente che, nelle giornate più affollate dalle lezioni, si trova ora fino a sei ore o più attaccato allo schermo di un pc — almeno fino a quando sarà possibile riprendere le attività in presenza. Ci auspichiamo che questo avvenga presto, anche se l’emergenza è grave e a oggi è difficile immaginare una data per il rientro in Ateneo. Grazie a questa esperienza abbiamo infatti potuto sperimentare che nessuna forma di didattica a distanza sarà mai all’altezza di quella in presenza.

Laura Colombi
Mi pongo domande e diffondo le mie idee attraverso la scrittura e la musica, che sono le mie passioni.

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