“La casa di carta”, anatomia di una serie tv

La casa di carta, di cui il 3 aprile è uscita la quarta parte, è passata in pochissimo tempo da essere una piccola serie tv vista solo nella penisola iberica a uno dei prodotti televisivi più visti e richiesti al mondo. Era il 2016 quando la casa di produzione spagnola Vancouver Media rilasciò in Spagna la prima parte auto-conclusiva della serie tv.

La trama è semplice, ma molto attraente e frenetica: un gruppo di rapinatori, reclutati e addestrati dal Professore, attuano una complicatissima rapina alla Zecca di Spagna. Non ebbe molto successo e immediatamente fu dichiarata un fallimento, ma Netflix intravide un potenziale e decise poco dopo di acquisirla, impacchettarla in due stagioni e trasmetterla in tutto il mondo sul suo canale di streaming.

Il rischio fu ripagato da un rapido successo globale. Diventò subito la serie tv più vista in molti paesi, compresa l’Italia, grazie a precise caratteristiche che la distingueva da tutte le altre in circolazione. È un prodotto che già dalle prime puntate fa affezionare ai protagonisti, o li fa odiare terribilmente, grazie a flashback e approfondimenti, è ricolma di colpi di scena e momenti di alta tensione che ti fanno restare incollato allo schermo e vedere immediatamente l’episodio successivo per sapere come continua.

Può risultare banale e a volte “popolare” se giudicata con un occhio critico e attento, ma se vista senza farsi troppe domande riesce veramente a colpire nel segno giusto.

Grazie poi alle strategie di marketing Netflix, come per esempio puntare su simboli iconici come le maschere di Dalì e sfruttare la canzone partigiana “Bella ciao” rendendola un simbolo usato da tutti e diverso da quello che ha assunto nella storia italiana, ha reso La casa di carta un fenomeno globale anche fuori dal piccolo schermo ed è diventata un vero e proprio evento imperdibile.

La piattaforma di streaming statunitense, essendo un’azienda sempre in cerca di un profitto, non ha voluto abbandonare il brand della serie tv spagnola e ha immediatamente iniziato i lavori per un seguito uscito a Luglio 2019. Con un pretesto poco convincente, gli amati rapinatori ritornano in azione – con un budget più ampio e una maggiore risonanza mediatica – impegnati in una nuova rapina.

Molti elementi restano uguali e a volte ripetitivi, tuttavia gli autori riescono ad inserire, anche nella quarta parte, nuovi eventi in grado conferire alla serie un ulteriore fattore di novità. Tuttavia, ciò che resta costante e ridondante è il marketing che ruota attorno alla Casa di carta.

Eventi in molte città del mondo, indizi social per far partecipare il pubblico, libri di approfondimento sui personaggi e collaborazioni con brand famosi come Diesel e Pull and Bear sono solo alcune delle strategie adottate per far diventare La casa di carta un prodotto legato non solo al suo lato televisivo, ma in grado di trascendere il suo medium iniziale per raggiungerne molti di più e quindi attrarre un pubblico ancor più ampio.

In questo modo Netflix ha reso una serie – di base non molto diversa rispetto alle altre in circolazione – il prodotto televisivo più richiesto al mondo: concentrandosi non sul centro del progetto, ma su tutto quello che ruota attorno a esso.

A molti spettatori piace, altri la trova dozzinale e sopravvalutata, ma è innegabile che unire elementi pop ad azzeccati risvolti di trama sia il perfetto mix per creare un perfetta serie tv non impegnata. Spesso La casa di carta viene criticata per alcune imperfezioni e per non essere un prodotto raffinato, ma è proprio in questi elementi che risiede la sua forza.

L’obiettivo della Casa di Carta è divertire e intrattenere e in questo riesce alla perfezione.

La terza e la quarta parte, isolate e paragonate alle prime due, sono oggettivamente più deboli, ma chi si è affezionato alla serie non può non apprezzarle per le emozioni che riescono a dare. Le svolte di trama e i momenti di forte ansia restano e non sono meno efficaci dei precedenti, ma alcune scelte, soprattutto sul fronte sentimentale, hanno fatto storcere il naso anche ai più appassionati.

L’ultima parte, appena uscita, nonostante presenti alcuni errori di sceneggiatura, è uno spettacolo godibile che riesce a regalare momenti molto intensi. Comincia dove si era interrotta la precedente e grazie a un nuovo nemico interno alla banca, la trama riesce ad essere diversa e spesso innovativa, nonostante ciò, alcuni risvolti – soprattutto negli episodi finali – sembrano veramente illogici e “Hollywoodiani”, spezzando così una narrazione che era riuscita a mantenersi quasi sempre razionale e simile alla realtà.

Netflix, non ancora soddisfatta, non sembra intenzionata a mollare uno dei suoi brand di punta ed è già in lavorazione per le successive stagioni. A fine della quarta stagione le idee sembrano veramente finite e rischiano di ripercorrere strade già prese nelle parti precedenti, ma gli affezionati non faranno altro che guardarla e darle una possibilità.

Netflix si trova di fronte a un bivio e ha scelto di rischiare, dovrà essere brava a mantenere lo stesso hype attorno al fenomeno spagnolo e non cadere in errori che potrebbero costare un fallimento in stile Game of Thrones, una caduta vertiginosa all’apice del successo.

I difetti ci sono e sono indiscutibili. Nonostante ciò, La casa di carta somiglia sempre meno a una serie tv, essendo ormai diventata un vero e proprio evento globale capace di unire milioni di persone. La possibilità di fallire è sempre più alta, ma Netflix ha le spalle grosse e difficilmente compie passi falsi. Non resta che aspettare.

Federico Metri
Assiduo lettore, appassionato di cinema e osservatore del mondo. Comunico attraverso una scrittura personale e senza filtri.

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