Del: 22 Maggio 2020 Di: Beatrice Balbinot Commenti: 0

Leggere un racconto di Italo Calvino è un’esperienza senza tempo che regala sempre qualche sorpresa. Ma quando ci si immerge in pagine inedite la sorpresa si trasforma in emozione.

Con il titolo Flirt prima di battersi si presenta il racconto uscito per la prima volta il 16 maggio sulla rubrica Robinson di Repubblica e risalente al periodo della stesura de Il sentiero dei nidi di ragno.

Nelle pagine del suo inedito Calvino ci accompagna nell’esperienza della Resistenza, illustrata ancora una volta con brillante freschezza attraverso gli occhi di Attilio, un giovane indeciso tra un flirt, simbolo di una normalità sempre più difficile da mantenere, e il richiamo delle armi, che lo vorrebbero tra i monti a combattere come partigiano.

Nella giovane e bellissima Vanda, così frivola e inconsapevole, Attilio riconosce la promessa di una vita tranquilla, un matrimonio assicurato, nonché l’ammirazione un po’ invidiosa dei suoi amici. Il sentimento appena accennato per Vanda si trova, però, a combattere con la forza di un ideale, il desiderio di fare la sua parte nella storia che Attilio sente crescere dentro di lui.

Così Calvino sviluppa la narrazione attraverso una dialettica continua tra pulsioni contrastanti nel protagonista, conducendo il lettore nei dubbi di Attilio e nelle sue riflessioni.

Ciò che colpisce nella narrazione è il modo in cui l’autore tratta e descrive i suoi personaggi. Come lo stesso Calvino ci aveva abituato in molti racconti precedenti, i protagonisti non sono affatto presentati come soldati forti e invincibili. Piuttosto a emergere è il loro lato umano, spesso indeciso, spaventato, o addirittura alienato.

Emblematico in questo senso il brano Oltre il ponte, musicato da Sergio Liberovici nel 1959 e nato un anno prima proprio dalla penna di Italo Calvino. “Non è detto che fossimo santi, l’eroismo non è sovrumano”, recita la canzone sulle note più recentemente interpretate anche dai Modena City Ramblers, riassumendo in poche parole lo spirito con cui Calvino ha sempre descritto la Resistenza.

I partigiani delle sue opere sono uomini alle prese con le paure e i desideri più normali, colti spesso nella quotidianità delle loro abitudini e privi di tratti eroici.

Anche i personaggi dell’inedito sono complici di questo ritratto così umanamente realistico. I protagonisti infatti sono giovani impegnati con i loro sentimenti, le indecisioni e un senso combattuto di responsabilità mentre incombono su di loro gli anni difficili dell’occupazione straniera in Italia.

Ed ecco che i grandi sentimenti lasciano il posto a un banale flirt, una passione che si ferma alle porte del semplice interesse fisico, ma che sembra bastare a trattenere Attilio dal prendere la strada dei monti. Da quelle zone di battaglia partigiana il giovane protagonista sente arrivare storie che lo intrigano, lo interessano, ma che al contempo lo spaventano.

E poi c’è Vanda. Questo personaggio esce dalla mente di Calvino materializzandosi nel foglio di carta con caratteristiche estremamente realistiche. E’ una ragazza bella, giovane e spensierata. La politica, l’impegno civile, persino la guerra sembrano essere tratti del tutto marginali nella sua vita, che gode di un’anacronistica serenità turbata solo dal ricordo sporadico del suo primo fidanzamento tragicamente interrotto.

Dietro la semplicità inconsapevole del personaggio è nascosta tutta l’abilità mimetica di Calvino, che tramite la ragazza dà voce a una gioventù che ha perso il contatto con il proprio tempo. I personaggi sullo sfondo del flirt tra Attilio e Vanda, inoltre, costituiscono un comodo aggancio per descrivere altre situazioni, dare un assaggio di altre vite che si affacciano sul racconto aumentandone la presa sul lettore e l’effetto realistico.

E’ il caso di Elsa, ragazza abbandonata dall’amore e per questo cinica e inacidita; oppure di Luisa, sorella di Elsa, che inganna l’attesa del matrimonio con un fidanzato ora lontano intrattenendo storie occasionali e di breve durata.

Eppure, proprio come si evince dalla canzone Oltre il ponte, l’autore riscatta i suoi protagonisti da questa tela di mediocrità in cui lui stesso li aveva costretti. I personaggi, e soprattutto i partigiani, di Calvino non sono sovrumani, non possiedono la tempra ferrea degli eroi a cui ci ha abituati il cinema: sono solo uomini, ma uomini giusti.

Pur nel cinismo con cui Attilio porta a conclusione il suo flirt o nella frivolezza di Vanda, il lettore non può trattenersi dal provare affetto per questi personaggi fittizi ma al contempo così umanamente plausibili.

Il bello della scrittura di Calvino sta proprio in questo proporre una realtà senza fronzoli o idealizzazioni, disincantata e a tratti feroce ma che, in fondo, non delude mai.

Beatrice Balbinot
Mi chiamo Beatrice, ma preferisco Bea. Amo scrivere, dire la mia, avere ragione e mangiare tanti macarons.

Commenta