Nord Corea: un fiume che non scorre

Nord Corea: un fiume che non scorre

La recente, presunta, da alcuni agognata ma comunque ormai smentita morte di Kim Jong-Un, attuale leader nordcoreano, ha riacceso l’attenzione dell’opinione pubblica sul paese che separa Cina e Corea del Sud.

Della Corea del Nord si è comunque parlato abbastanza spesso negli ultimi anni, specialmente nel periodo che tutti ben ricordiamo di tensione con gli USA per quanto riguarda il programma nucleare nordcoreano.

Eppure, sotto certi punti di vista, forse non se ne è parlato abbastanza. Cosa sappiamo realmente?

Quanto al potere si tratta di una dittatura, certo, e tra l’altro di una necrocrazia, dal momento che il fondatore del paese, Kim il-sung e il suo successore, Kim Jong-il, morti molti anni orsono mantengono tutt’oggi il titolo di presidenti eterni. Sappiamo poi che storicamente il sistema si è sviluppato secondo i modelli del socialismo reale dopo una guerra durissima contro gli Stati Uniti.

Ma essendo la Corea del Nord un paese molto chiuso, forse il più chiuso al mondo, sono ben poche le notizie che filtrano e ancor meno, nonostante gli anni passati, le certezze sul sistema amministrativo, economico e sociale.

Eppure, è possibile ricostruire più di quanto non si creda a proposito di quello che accade in quella bolla di vetro opaco, oltre la cortina di ferro che chiude quasi del tutto alla Cina, alla Corea del Sud e al resto del mondo l’accesso ma, soprattutto, impedisce l’uscita agli abitanti dal paese. Questo grazie a tanto scarse, quanto preziose, testimonianze.

Tra queste c’è il libro autobiografico di Yeonmi Park, edito in Italia con il titolo La mia lotta per la libertà. La giovane riuscì nel 2013 a scappare in Cina con sua madre, raggiungendo poi la Corea del Sud dopo un viaggio pieno di sofferenze.

Il libro descrive bene come fin da piccoli nel paese i bambini vengano educati a odiare gli americani e i sudcoreani e ad adorare i loro leader. Naturalmente, in un sistema così chiuso dove, nonostante sembri incredibile, i cittadini sanno poco e niente di ciò che vi è fuori, è facile indottrinare, convincere chiunque di qualsiasi cosa. 

La stabilità dello stato e della società è garantita da un rigido sistema di caste (songbun) istituito dal fondatore Kim Il-sung al posto del tradizionale sistema feudale ma, nello stesso tempo, molto simile a esso.

Vi sono essenzialmente tre livelli, basati sulla presunta fedeltà al regime. Quest’ultima viene continuamente valutata: si può ascendere ma anche molto facilmente precipitare al grado più infimo, a volte senza nemmeno riuscire a comprenderne i motivi. Semplificando, chi appartiene al primo livello ha potere e una certa ricchezza; chi appartiene all’ultimo è addirittura considerato un nemico ed è destinato a vivere in una condizione di drammatica miseria, se non addirittura in qualche terribile campo di prigionia. 

Una preziosa testimonianza è anche quella fornita da Giuseppe Bertuccio D’Angelo, un ragazzo di 29 anni promotore del Progetto Happiness. Viaggiando per il mondo con lo scopo di intervistare, specialmente in materia di felicità e costumi, persone di culture diverse, è riuscito a entrare anche in Corea del Nord tramite un’agenzia che si occupa specificamente di organizzare viaggi turistici, individuali o di gruppo, nel paese; per un turista, altrimenti, sarebbe impossibile entrare.

Il ragazzo in questione, dai filmati girati durante la permanenza, ha tratto quattro video poi caricati sul suo canale YouTube, rischiando l’arresto dal momento che ha filmato soldati, palazzi in costruzione, anche dal finestrino dell’automobile e del treno. Tutte pratiche vietate. 

Cosa emerge? Naturalmente, inquadrato in un viaggio organizzato a tavolino dall’organizzazione del turismo dello stato (Ryohaengsa), il ragazzo, mai lasciato solo dalle guide, ha visto per lo più ciò che è concesso vedere.

Eppure, è emersa ugualmente una realtà in cui i divieti superano di gran lunga le concessioni e dove la vita di ogni cittadino ha un valore, uno scopo, solo se può essere utile al regime e allo sviluppo del sistema.  

La povertà e l’arretratezza sono comunque dilaganti. Per fare un esempio, a Pyongyang, la capitale, di notte manca l’energia elettrica in numerosi palazzi e appena usciti dalle città ci si trova subito davanti a contesti rurali spesso al limite della sopravvivenza. In uno dei filmati, girato durante un viaggio in auto verso una località di montagna, si vedono centinaia di persone esauste, impegnate a raschiare il ghiaccio e la neve dalla strada con strumenti rudimentali e gesti meccanici. 

Se Kim Jong-un fosse morto effettivamente, la probabile erede naturale sarebbe stata la sorella, Kim Yo-jong. Ma sarebbe cambiato qualcosa? E ancora, qual è il reale potere del leader supremo in Corea, dal momento che è circondato da potenti ufficiali dell’esercito e amministratori?

L’apertura reciproca negli ultimi anni tra Corea del Nord e USA e anche tra Corea del Nord e Corea del Sud in occasione dei giochi olimpici invernali è stata solo formale e, nonostante le sanzioni, i test nucleari e missilistici non si fermano.

La Corea del Nord – retta da un misterioso impasto di socialismo reale e autocrazia orientale (sotto l’egida della dottrina ufficiale Juche) – sembra un luogo dominato da un ordine tanto inconcepibile quanto immodificabile, come un fiume che non scorre.

Carlo Codini
Nato nel 2000, sono uno studente di lettere. Appassionato anche di storia e filosofia, non mi nego mai letture e approfondimenti in tali ambiti, convinto che la varietà sia ricchezza, sempre.

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