Breve guida al Recovery Fund

Il 27 maggio Bruxelles ha sganciato la bomba. È di 750 miliardi il piano di recupero presentato dalla Commissione UE per far ripartire l’economia del vecchio continente ed arginare gli effetti disastrosi del coronavirus sui bilanci degli Stati europei. Il nome del programma è ambizioso: Next Generation EU.

La proposta, tanto cara all’Italia, era stata ideata dalla Francia e in seguito aveva incontrato l’appoggio della Germania, per poi essere presentata ai Ventisette.

Ne hanno già parlato numerosi siti e testate giornalistiche, ma è bene che le informazioni su questa maxi manovra siano diffuse il più possibile, per evitare di cadere nelle fake news ed avere un’idea chiara degli aiuti che riceveranno i Paesi, in special modo l’Italia –-  e degli impegni che essa dovrà prendere.

Come funziona il Recovery Fund?

Dei 750 messi sul tavolo, 500 sono a fondo perduto e 250 di prestiti. Questa liquidità verrà finanziata dai cosiddetti Recovery Bond, ovvero i titoli della Commissione Europea, anche se non si tratta di mutualizzazione del debito, ma solo di bond emessi esclusivamente per il piano di rilancio. Questi titoli avranno scadenze molto lunghe, infatti il rimborso dovrà partire dal 2028 e terminare nel 2058 e per l’emissione si daranno notevoli responsabilità alla Banca europea per gli investimenti e al MES. Inoltre, Bruxelles ha proposto ai Ventisette di ripagare la parte dei prestiti tramite l’aumento di risorse proprie –- per esempio creando una tassa sul digitale o le carbon tax.

Il fondo si baserà su tre target di azione: sostegno dei Paesi membri, rilancio dell’economia e rafforzamento di programmi già esistenti, come il fondo SURE per la cassa integrazione. 

In più, queste risorse saranno indirizzate soprattutto ai Paesi più indebitati, come il nostro, o i più poveri, come la Polonia. Tuttavia, il vice della Commissione UE Dombrovskis precisa certe condizioni che i Paesi dovranno soddisfare nell’utilizzo dei fondi. Egli ribadisce che “gli Stati dell’Ue che vogliono ricevere i soldi del Recovery Fund devono presentare dei piani di riforme e investimenti da usare per stimolare la crescita e rendere le loro economie più resilienti alle crisi”. Continua con “I fondi saranno distribuiti in tranche e fluiranno solo quando saranno stati raggiunti determinati obiettivi di riforma o saranno state completate le fasi di investimento”. Per l’Italia questo vorrà dire che arriverà finalmente il momento di compiere riforme strutturali. Nessuno ha parlato di austerità, al contrario, bisognerà usare i fondi per investire, come spiega Sandra Parthie, dell’Istituto economico tedesco.

Quindi sostanzialmente le condizioni saranno due: transizione verso un’economia più verde e digitale, e riforme strutturali per rafforzare l’economia. Ciò è stato deciso per andare incontro ai quattro paesi frugali (Austria, Danimarca, Svezia e Paesi Bassi), i più riluttanti a queste misure espansive.

Quante risorse andranno all’Italia?

Il nostro sarà il Paese con la fetta maggiore di aiuti: 82 miliardi a fondo perduto e 91 di prestiti. Questa è un’ottima soluzione per l’Italia, perché i tassi d’interesse di questi prestiti sarebbero di gran lunga inferiori rispetto ai nostri BTP. Dal canto nostro, bisognerà fare politiche che riportino il Paese alla crescita, non usare i soldi per ridurre momentaneamente le tasse.

In definitiva si può dire che questo programma rappresenta un grande balzo in avanti nell’integrazione europea. Ora il nuovo progetto di bilancio dovrà essere negoziato dai Ventisette e approvato dal Parlamento europeo. Un vertice è già previsto per il 18-19 giugno; già se ne prevede un altro a luglio perché la trattativa rischia di essere complicata, e i Paesi hanno bisogno di soldi nel più breve tempo possibile.

Lorenzo Rossi
Politicamente critico. Fieramente europeista.
Racconto e cerco risposte in quel che accade nel mondo.

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