“La trilogia del cavaliere oscuro”, analisi di una pietra miliare del cinema supereroistico

Da rivedere per la prima volta: La trilogia del cavaliere oscuro

Era il 18 giugno di quindici anni fa quando Batman Begins uscì nelle sale cinematografiche e cambiò il modo di vedere la figura del supereroe. Già a partire dagli anni ’70 gli eroi dei fumetti furono trasposti sul grande schermo e anche a inizio millennio figure come lo Spider Man di Sam Raimi e gli X-Men erano inserite perfettamente nell’industria audio-visiva, ma erano ancora confinate al loro prodotto d’origine, intriso di fantasia, poteri sovrannaturali, finzione, e non si tendeva ad approfondire la persona dietro all’eroe.

Christopher Nolan, che in ogni suo prodotto cerca di trasformare concetti “pop” in qualcosa di più profondo e riflessivo, con la trilogia sul pipistrello miliardario rimescola le carte in tavola e pone lo sguardo verso una strada diversa, inserendo i suoi personaggi nel mondo reale, senza nessuna sovrastruttura fantascientifica e cercando di non lasciare nessun elemento scenico e di trama alla sfera dell’immaginazione.

Il protagonista non è stato punto da qualcosa, non ha nessun potere innato, è semplicemente una persona vuota, orfana e senza più niente, che trova nell’aiutare gli altri l’unica motivazione per continuare a vivere dopo aver toccato il fondo.

Batman non è altro che la figura a cui Bruce Wayne si aggrappa per non sprofondare, non è una conseguenza di una causa sovrannaturale, ma è la scelta necessaria di un uomo che ha bisogno di uno stimolo per sopravvivere.

Se il primo film ci lascia il pipistrello inserito perfettamente in una Gotham corrotta e cattiva, Il cavaliere oscuro approfondisce la sua figura introducendo forse il cattivo più intrigante e famoso mai creato: il Joker. Il loro non è solo un rapporto tra buono e cattivo, tra caos e ordine, ma è uno scontro tra due maschere costruite su traumi indelebili, tra due persone sofferenti che hanno trovato due strade diverse per riuscire a convivere con sé stessi.

Nolan inserisce proprio il clown per far cadere tutte le certezze di Bruce, è l’unico che lo riporta alla realtà mostrandogli come anche lui sia visto soltanto come un mostro, è l’unico che mette in discussione la sua disciplina rigorosa con un atteggiamento completamente opposto, senza regole. Joker è la carta perfetta al posto sbagliato che fa crollare un castello già troppo in bilico.

Lo logora e lo sottomette a suo piacimento, il loro legame diventa sempre più forte e malato finché Batman viene trascinato in un fondo senza più via d’uscita, che lo costringe ad abbandonare la sua Gotham, a scappare come un lebbroso perché «o muori da eroe, o vivi tanto a lungo da diventare il cattivo». L’unico vincitore è Joker, che vede una città cacciare il suo unico guardiano per non cadere di nuovo nel disordine e nella violenza.

Batman accetta di essere screditato perché è ciò che Gotham ha bisogno in quel momento, non di un eroe, ma di un cavaliere oscuro pronto a fare qualsiasi cosa per fare del bene.

Passano otto anni e Gotham è di nuovo in pericolo, ma non è più un nemico come Joker che desiderava vedere bruciare il mondo, ma uno che stavolta lo vuole distruggere e sotterrare per sempre. L’unica speranza per la città è Batman, lo stesso che avevano rinnegato e disprezzato anni fa. Il cavaliere oscuro – Il ritorno è l’ultimo atto del pipistrello, l’ultimo sforzo di un eroe diverso da tutti gli altri verso una città che sta per crollare.

Un’altra volta però si ritrova a non essere all’altezza del suo nemico, viene ridotto in polvere, sgretolato da un potere più grande, ingannato e abbandonato dalle persone a lui più care ritrovandosi quindi di nuovo al punto di partenza. Gotham cade nell’anarchia e nessuno riesce più a ristabilire ordine e giustizia, l’unica speranza è di nuovo il guardiano che si è infangato per tenerla a galla.

Questa volta non è più il suo corpo che deve compiere il salto necessario, ma la sua anima. Solo quando la vera paura della morte prende il sopravvento, solo quando senza nessun salvagente è pronto ad affrontarla faccia a faccia riesce a uscire da un tunnel senza possibilità di fuga. La paura, quella che lo ha fatto diventare Batman e l’elemento che ogni eroe seppellisce per affrontare il nemico, è l’unica via d’uscita verso un ultimo atto, un ultimo sacrificio.

Gotham viene così liberata non da un supereroe, ma da un semplice uomo, pieno di paure e insicurezze, che ha deciso di schierarsi dalla parte del bene e ha sacrificato tutto per raggiungerlo.

L’enorme successo di questa trilogia, che ha incassato più di due miliardi e mezzo di dollari, ha convinto l’industria cinematografica a puntare su figure simili a quella del Batman di Nolan. Iron Man, Vedova Nera e molti altri sono la naturale conseguenza di ciò che il regista inglese ha portato sul grande schermo nel 2005, persone normali con migliaia di sfumature, contraddizioni e motivazioni dietro alle loro maschere.

La trilogia del cavaliere oscuro ha dato il via ad un’analisi diversa e più profonda rispetto a tutti i film antecedenti, si è cominciato ad umanizzare eroi intaccabili e indistruttibili mettendoli quindi sullo stesso piano di qualsiasi persona.

Federico Metri
Assiduo lettore, appassionato di cinema e osservatore del mondo. Comunico attraverso una scrittura personale e senza filtri.

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