La sola tecnologia può renderci Immuni?

Da pochi giorni è disponibile per iOS e Android Immuni, l’app sviluppata da Bending Spoons allo scopo di contrastare la diffusione di Sars Cov-2. Infatti, chi la scaricherà -– il download non è obbligatorio, e sarà attiva in tutta Italia a partire dal 15 giugno -– potrà sapere se è stato potenzialmente in contatto con una persona infetta, in forma anonima: come riporta infatti anche il sito ufficiale, non saranno raccolti dati personali come nome, cognome, data di nascita, numero di telefono, indirizzo e-mail, posizione e identità delle persone che si incontrano.

Infatti, l’app, sfruttando la tecnologia Bluetooth, registra in forma anonima, sottoforma di codici alfanumerici, tutti i dispositivi con i quali il proprio è entrato in contatto.

Gli utenti sottoposti a tampone, con l’aiuto di un operatore sanitario, possono caricare su un server in cloud tutti gli identificativi raccolti dal proprio smartphone, e a questi contatti viene inviata una notifica, e ciascun telefonino calcola il rischio di esposizione al virus. In più, chi la utilizza è invitato a compilare tutti i giorni un diario clinico personale in modo che, in caso di sintomi sospetti, il suo caso possa essere segnalato.

Si tratta quindi di un’app diversa rispetto ad altre già attivate in precedenza, come AllertaLOM, utilizzata dalla Protezione Civile lombarda per monitorare la diffusione dell’agente patogene attraverso questionari anonimi. È più vicina invece alla strada scelta da altri paesi per contrastare la pandemia: in Islanda, stando a quanto riportato da Business Insider, l’app Rakning Covid-19, utilizza il GPS dei cellulari per tenere traccia degli spostamenti degli utenti, che, in caso di positività al virus, sono invitati a condividere i propri dati per permettere di identificare le persone con le quali sono state in contatto.

A Singapore, TraceTogether sfrutta invece la tecnologia Bluetooth, come Immuni, e in Corea del Sud sono disponibili, come riporta anche RaiNews24, diverse possibilità in questo senso: Corona 100m, che incrocia i dati di geolocalizzazione degli utenti con database governativi pubblici e consente di vedere quando un paziente ha avuto la conferma della positività, quanti anni ha, di che nazionalità e genere è, e la distanza rispetto a potenziali luoghi a rischio; altre risorse utilizzate sono le app Coronamap, che traccia gli spostamenti di persone positive a Sars-CoV 2, e quella governativa “Protezione e sicurezza in auto-quarantena” utilizzata dai pazienti in quarantena per restare in contatto con le autorità sanitarie, e il sito Coronamap.ita, che consente con un click di sapere se ci sono casi noti nelle vicinanze.

La tecnologia può costituire un valido aiuto per contrastare il dilagare dell’epidemia, ma si tratta di una strategia non esente da problematiche.

Aldilà della questione della privacy e del nodo sicurezza -– la tecnologia Bluetooth infatti potrebbe essere sfruttata da utenti malevoli -–, un altro problema è rappresentato dalla carenza di tamponi: come ha evidenziato già Il Post a proposito dei test sierologici, se una persona presenta gli anticorpi viene posta in isolamento fiduciario fino a che non è possibile sottoporla a questo test, che può non essere disponibile immediatamente. Quanto è accettabile il rischio essere messi in quarantena, con tutte le conseguenze a livello psicologico e anche economico, senza la certezza di essere effettivamente positivi?

Articolo di Carla Parisi

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