Rompighiaccio, la sfida degli Stati Uniti

L’US Coast Guard ha bisogno di rompighiaccio, e Trump ha deciso di accontentarla. Con un nuovo ordine di rompighiaccio pesanti gli Stati Uniti mettono nel mirino le rotte polari, andando a consolidare una presenza che, da sommersa che era, diventerà sempre più palese nei prossimi anni.

Se avete una nave rompighiaccio sappiate che c’è un Presidente che è disposto ad acquistarla. E no, non è uno scherzo. Vi ricordate quando, quasi un anno fa, Donald Trump se ne era uscito con la pazza idea di comprare la Groenlandia? Per quanto quell’uscita potesse allora sembrare niente di più che una “sparata”, in realtà si trattava di un vero e proprio affondo con cui far sapere alle grandi potenze artiche che gli Stati Uniti, se volevano, potevano benissimo comprarsi l’isola più grande del mondo. L’evento non ebbe nessun seguito, come era facile aspettarsi, ma da allora si sono via via susseguite numerose azioni e risposte politiche che hanno messo in evidenza ciò che molti esperti del settore annunciavano da tempo: la battaglia per i Poli sta arrivando. 

Dobbiamo aspettarci corazzate fantascientifiche che si puntano a vicenda tra un iceberg e l’altro? No. Ma di fatto quello a cui si sta assistendo è non solo un rinnovato interesse per le risorse artiche, ma anche una decisa presa di posizione sul piano pratico, con gli Stati Uniti che sembrano non accontentarsi più di mantenere un ruolo silente, soprattutto nell’Artico, poggiando solo sulle basi militari (Thule su tutte) e le alleanze coi paesi della regione come la Danimarca, e quindi la Groenlandia.

La dimostrazione è la decisione di pochi giorni fa da parte della Casa Bianca di dare il via ad una serie di indagini volte ad accelerare l’espansione della flotta di rompighiaccio a disposizione della Guardia Costiera. Il memorandum in questione parla espressamente di «interessi statunitensi nelle regioni dell’Artico e dell’Antartide», e richiede la formulazione di un progetto entro 60 giorni per ampliare ed estendere i progetti già esistenti per la modernizzazione dell’attuale flotta. 

Come sta infatti la flotta attuale? Male, molto male. L’US Coast Guard quanto a rompighiaccio presenta un ritardo per certi versi imbarazzante nei confronti della Russia, paese artico per eccellenza e diretto rivale sulle acque attorno al Polo. Gli icebreakers a stelle e strisce sono solamente tre, le pesanti Polar Star e Polar Sea ed una terza unità di medio tonnellaggio, l’Healy. Cifra che però si riduce subito a due, dato che il Polar Sea è inattivo. La flotta russa è invece un pò più corposa, ben 40 vascelli di vario tonnellaggio a cui si aggiungerà presto un nuovo tipo di unità rompighiaccio nucleare.  

Un tale impari confronto deve aver in qualche modo messo in allarme i vertici statunitensi, che si sono resi conto che, al di là del supporto fornito dagli alleati locali, erano e sono molto indietro quanto a presenza fisica su questi territori considerati “di importanza strategica”. 

Proprio il confronto con la Marina Russa ha di fatto preoccupato gli Stati Uniti, che si sono ritrovati nella scomoda posizione di dover gestire una situazione che fino a poco prima poteva richiedeva solamente una osservazione attenta ma silente. La presenza fisica in Groenlandia ha infatti avuto un ruolo da formidabile deterrente negli anni della Guerra Fredda, dalla base di Thule gli Stati Uniti potevano controllare ogni movimento sospetto ed intervenire nel famigerato Giuk Gap (il varco marittimo tra Groenladia, Islanda e Regno Unito) qualora vi fosse stato un tentativo di attacco da parte sovietico. Ora però questa funzione non basta più. Da qualche anno infatti il rischio non è più quello di vedere passare un missile sull’altopiano groenlandese, quanto quello di trovarsi faccia a faccia con esperti geologi intenti a condurre esami sulle risorse presenti sotto ghiacciai vecchi millenni. 

Il ghiaccio si sta sciogliendo, magari non alla velocità che ci si poteva aspettare, ma si sta sciogliendo. E questo apre a tutta una serie di domande e di considerazioni nelle quali si aggiunge un altro attore per certi versi atipico, la Cina. Negli ultimi anni gli interessi nella regione artica, Groenlandia in primis, hanno giocato un ruolo rilevante nelle dinamiche economiche della Cina, che ha cominciato a stipulare accordi commerciali con i paesi locali. Non è una guerra come le abbiamo conosciute fino ad oggi, non ci sono missili che volano né sottomarini giganteschi che saltano in aria come in Caccia a Ottobre Rosso. Il confronto rimane commerciale, anche se non va per questo sminuito. 

L’attenzione per le risorse artiche sta diventando sempre più pressante, e per questo gli Stati Uniti hanno bisogno di nuove navi in grado di poter operare laddove unità oceaniche non possono arrivare. Avere una flotta di rompighiaccio in grado di farsi strada fra i mari polari è ora, con lo scioglimento dei ghiacci, estremamente importante per poter mantenere un controllo diretto e costante. Per far questo gli Stati Uniti cercano anche soluzioni in leasing, così da avere a disposizione navi pronte già nel 2022, dato che gli ordini previsti non dovrebbero arrivare prima del 2024. 

Riccardo Sozzi
Da buon scienziato politico mi faccio sempre tante domande, troppe forse. Scrivo di tutto e di più, perché ogni storia merita di essere raccontata. γνῶθι σαυτόν

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