Da rivedere per la prima volta: Timecrimes e il messaggio sui paradossi temporali

Da rivedere per la prima volta: “Timecrimes” e il messaggio sui paradossi temporali

Aristotele parlava di unità di luogo, tempo e azione come ingredienti necessari e sufficienti per dar vita a un buon dramma.

In altre parole se la trama da mettere in scena è di per sé accattivante, edificante, ben costruita, questa può tranquillamente reggersi e svolgersi in un solo luogo e nel giro di poco tempo con pochi personaggi.

Aristotele probabilmente non poteva concepire l’idea moderna del viaggio nel tempo, ma Nacho Vigalondo, regista e sceneggiatore spagnolo, ha utilizzato questo filone narrativo rispettando in modo molto libero le tre unità aristoteliche: una sola ambientazione, solo quattro personaggi, una storia unica senza sottotrame. 

Timecrimes (Los Cronocrímenes in originale) è uno di quei film che puoi scoprire per caso in televisione, una domenica pomeriggio, e che cattura l’attenzione perché senti che ha qualcosa da raccontare. 

Uscito nel 2007, non ha avuto un grandissimo successo ma nel grande calderone delle storie incentrate sui viaggi nel tempo e sui paradossi temporali si potrebbe definirlo quasi un gioiellino, un piccolo cult.

Vigalondo ci propone una storia di per sé lineare, semplice e perfettamente plausibile con quello che ci si aspetterebbe da un uomo comune che si imbatte in una macchina del tempo.

Attenzione: il resto dell’articolo contiene spoiler!


Siamo in Spagna. Héctor è un tranquillo uomo di mezza età che vive in una casa in campagna con la moglie Clara. Un giorno con un binocolo si mette a osservare il bosco circostante e nota per caso una ragazza che inizia a spogliarsi nel bel mezzo degli alberi.

Héctor un po’ intimorito ma incuriosito si incammina nel bosco e trova la ragazza apparentemente addormentata. All’improvviso viene pugnalato al braccio con delle forbici da un misterioso individuo mascherato con delle bende insanguinate. Héctor riesce a fuggire e nell’ansia della fuga entra nella casa di un giovane scienziato (interpretato dallo stesso Vigalondo) che gli propone di nascondersi in una specie di grande vasca piena di fili, dal momento che il tizio bendato armato di forbici lo sta cercando e probabilmente per ucciderlo.

Il nostro protagonista acconsente: pessima idea. Héctor è entrato a sua insaputa in una macchina del tempo e viene immediatamente spedito nel passato, esattamente a un’ora prima.

Riemerge frastornato dalla vasca e si allontana nello stupore del giovane scienziato, che sembra non riconoscere il tizio emerso dalla macchina. La verità viene presto a galla: Héctor scorge col binocolo il se stesso di un’ora prima, il suo alter-ego che sta facendo le stesse identiche cose che ha fatto Héctor nel passato secondo la sua linea temporale.

Lo scienziato sta, infatti, costruendo un prototipo della macchina del tempo e consiglia al nostro protagonista (che chiameremo Héctor 2) di aspettare un’ora in modo che tutto torni alla normalità lasciando che gli eventi facciano il loro naturale corso.

Purtroppo Héctor 2 non ci sta e fugge in macchina. Durante la corsa ha però un incidente e viene soccorso da una ragazza: la stessa ragazza che si spogliava nel bosco un’ora prima! Héctor sanguinante si fascia la testa per medicarsi e con enorme sorpresa diventa proprio il tizio bendato, armato di forbici, che gli dava la caccia!

Karra Elejalde in Timecrimes

A questo punto lo spettatore può intuire che tutti gli eventi necessariamente stanno svolgendosi secondo una sola trama fissa e immutabile, anche contro le volontà dei personaggi.

Héctor fa le stesse cose che ha visto fare al se stesso del passato e fa spogliare la ragazza nel bosco (ecco spiegata la sua strana azione). Tutto questo per spingere Héctor 1 a entrare nella macchina del tempo (proprio come ha fatto lui) ed evitare paradossi temporali.

Tutto va secondo i piani: Héctor bendato pugnala con le forbici Héctor 1 e la catena di eventi già visti è ormai innescata. Ma c’è un imprevisto: Héctor 2 sente la ragazza urlare e la insegue fin sul tetto di casa sua. A causa di un incidente Héctor fa precipitare la ragazza dal tetto, uccidendola. Esaminando il corpo però si accorge che era sua moglie. 

Distrutto, intende cambiare il corso degli eventi e torna dallo scienziato per riviaggiare nel tempo ed evitare la morte accidentale della moglie. Lo studioso però si rifiuta di aiutarlo perché a sorpresa rivela che un altro Héctor (Héctor 3) lo aveva minacciato dicendogli di non far più usare la macchina del tempo a nessuno.

Ma ormai è troppo tardi, tutto è già scritto e deciso: Héctor riesce a convincere lo scienziato e torna ancora indietro nel tempo, diventando Héctor 3. Quest’ultimo ha un solo obiettivo adesso: far fuori gli altri due alter-ego in modo da tagliare il nodo gordiano, stroncando tutti gli eventi sul nascere e salvare sua moglie.

Ma è tutto inutile. Ciò che doveva succedere è già successo. Senza entrare nei dettagli specifici (che ogni film sui viaggi nel tempo deve tenere in considerazione), alla fine Héctor scopre che la ragazza morta in realtà non era sua moglie, ma proprio la ragazza del bosco, fatta in modo da assomigliare alla moglie e spingere così Héctor 2 a riviaggiare nel tempo.

Timecrimes

Tutti gli eventi si incastrano alla perfezione e alla fine Héctor riesce a rimanere solo nella sua linea temporale con la moglie sana e salva, al prezzo dell’uccisione di una ragazza innocente, impossibile da salvare.

Il viaggio nel tempo è teoricamente possibile secondo la relatività generale di Einstein e le storie sui paradossi temporali spesso adottano degli impianti concettuali diversi.

Alcuni film vedono il viaggio nel tempo come qualcosa che influenza direttamente gli eventi (per esempio Ritorno al futuro); in altri il viaggio temporale crea delle linee alternative e indipendenti l’una dalle altre; altri ancora, come Timecrimes (e anche il più famoso Harry Potter il prigioniero di Azkaban) adottano invece il principio di autoconsistenza di Novikov.

Questa formula proposta dal fisico russo Igor Novikov negli anni ’80 si propone come soluzione definitiva al problema dei viaggi nel tempo. Esso si basa su un rigido assunto.

Il passato è immutabile. Ciò che è successo non può essere cambiato, insieme a tutte le conseguenze a cascata sul futuro.

Viaggiare nel tempo può tuttalpiù essere indifferente allo svolgimento degli eventi o (come viene mostrato nei film) contribuire in maniera decisiva proprio alla realizzazione di quei fatti che si volevano evitare.

Un esperimento mentale può aiutare a capire il principio di autoconsistenza. Tizio assiste al sanguinoso investimento di un gatto da parte di una macchina che correva a tutta velocità. Decide di viaggiare nel passato per fare segno alla macchina di fermarsi quando la vedrà sopraggiungere. Per arrivare in tempo sul luogo dell’uccisione però Tizio corre ad alta velocità, finendo proprio per investire il gatto che intendeva salvare, scoprendo che l’assassino altri non era che lui stesso. In questo caso viaggiare nel tempo ha proprio permesso l’accadere dei quell’evento.

Timecrimes ci mostra una sorta di morale sporca, la sensazione di un loop inevitabile e schiacciante, intuibile sin da quando viene mostrata la macchina del tempo.

Héctor è un uomo come tanti che viene trascinato in una serie stringente di eventi, ognuno dei quali a posteriori dà un senso alla storia finale. Un finale che è già scritto sin dall’inizio.

Il film riesce infatti a non annoiare nonostante la replica e la riproposizione delle stesse scene (tutto accade in circa un’ora, a cavallo tra il tramonto e la notte) per ben tre volte, corrispondenti ai diversi punti di vista dei tre Héctor. Disseminando qua e là sottili riferimenti, segnali, indizi e allusioni, con lo scorrere del film tutte le tracce acquistano un significato e fanno quasi annuire lo spettatore.

Per esempio, quando Héctor 2 sente la ragazza urlare e inizia a inseguirla, nessuno si chiede perché abbia urlato; magari è caduta, forse era solo spaventata. E invece ha urlato proprio perché si è ritrovata davanti Héctor 3: fatto che scopriremo solo di lì a poco.

Nulla è lasciato al caso in questo film a basso costo, con attori non famosi (solo quattro, tra cui lo stesso regista) e l’ambientazione infatti molto circoscritta. 

Timecrimes propone proprio un circolo temporale, che assume le sembianze di una gabbia perché, affinché il protagonista possa tornare a essere il solo e unico Héctor senza pericolosi alter-ego in giro, deve sottostare alle vicende di cui è involontariamente protagonista e soggetto passivo.

Suo malgrado inizia a compiere le azioni più aberranti pur di salvarsi la pelle. Anche quando una libera scelta sembra eludere la gabbia del tempo, credendo di ingannarla, subito si viene smentiti. Il principio di autoconsistenza è inaggirabile e Héctor si è trovato controvoglia a entrare nel circolo temporale e a uscirne, portando via con sé la vita di una povera ragazza innocente. Ragazza tra l’altro che dà spessore drammatico alla storia essendo il capro espiatorio del film; senza di lei, senza vittime o conseguenze gravi, l’uomo avrebbe potuto dimenticarsi presto di questa storia, ma ormai la sua coscienza è stata segnata. 

Non un capolavoro, forse; recitazione non proprio impeccabile; assenza di effetti speciali (non che siano necessari); impianto teorico già sperimentato; eppure Timecrimes esibisce una storia accettabile sui viaggio nel tempo, soprattutto grazie agli innumerevoli piccoli dettagli e segnali che acquistano senso solo alla fine, chiudendo il cerchio, e marcando in Héctor e nello spettatore una sola parola: ineluttabilità.

Francesco Gallo
Mi arriccio la barba, affondo nei pensieri, a volte parlo con ironia. E nel frattempo studio filosofia.

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