Studenti stranieri, la svolta di Trump

Il 14 luglio l’amministrazione Trump ha annunciato un’inversione di rotta sulla decisione di impedire agli studenti universitari internazionali di rimanere negli Stati Uniti, in caso di prolungamento nell’utilizzo della didattica a distanza.

Lo US Immigration and Customs Enforcement (ICE), agenzia federale responsabile del controllo della sicurezza delle frontiere e dell’immigrazione, aveva comunicato le nuove restrizioni sugli studenti internazionali la scorsa settimana, poche ore dopo che Harvard aveva espresso la sua intenzione di tenere solo lezioni online per il prossimo anno accademico.

Secondo la nuova politica, gli studenti internazionali che frequentano un’università che intende continuare con le lezioni online in autunno sarebbero dovuti tornare al loro paese d’origine e seguire le lezioni da lì, o trasferirsi in un istituto che prevede corsi in presenza.

La notizia aveva creato molta confusione, anche a fronte di studenti impossibilitati nel tornare a casa a causa delle restrizioni di viaggio istituite in molti stati.

La reazione delle università non si è fatta attendere e alcune di esse, in primis Harvard e il MIT, hanno intentato una causa contro l’amministrazione Trump presso il tribunale di Boston, insieme a diciassette stati e il Distretto di Columbia.

L’ordine è caduto senza preavviso, la sua crudeltà è stata superata solo dalla sua incoscienza”, ha commentato il presidente di Harvard, Lawrence S. Bacow. L’area rappresentata dai querelanti comprende 1124 college e università, con circa 373,000 studenti internazionali che contribuiscono all’economia con una somma stimata, come riporta il New York Times, di 14 miliardi di dollari nel 2019.

L’amministrazione ha risposto lunedì in tribunale che Immigration and Customs Enforcement ha la facoltà di impostare le linee guida per i visti degli studenti e che solo perché alle università non piacciono i requisiti non li rende contrari alla legge. Il governo ha inoltre sottolineato che la direttiva consente agli studenti stranieri di frequentare più lezioni online di quante ne potessere frequentare un anno fa, quando era consentito un solo corso virtuale. 

Tuttavia ”L’amministrazione Trump non ha nemmeno tentato di spiegare le basi di questa regola insensata, che obbliga le scuole a scegliere tra mantenere iscritti i propri studenti internazionali o proteggere la salute e la sicurezza dei loro campus“, ha protestato Maura Healey, procuratore generale del Massachusetts.

La decisione della marcia indietro dell’amministrazione Trump è stata annunciata due giorni fa dal giudice Allison Burroughs, nel corso dell’udienza federale di Boston per ascoltare le ragioni dalla Harvard University e dal Massachusetts Institute of Technology: le autorità federali per l’immigrazione hanno accettato di ritirare la direttiva del 6 luglio e ”tornare allo status quo”.

Una scelta forse dettata anche dalla delibera della Corte suprema che a giugno ha stabilito che l’amministrazione Trump non poteva immediatamente procedere con il suo piano per porre fine a un programma che proteggeva dalla deportazione circa 700.000 dreamers: decisione della Corte che lasciava intendere il possibile esito della battaglia legale tra le università e l’amministrazione Trump.

Articolo di Letizia Bonetti

Redazione on FacebookRedazione on InstagramRedazione on TwitterRedazione on Youtube

Commenta