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Edna St. Vincent Millay, la straordinaria poetessa dai capelli rossi

Orizzonti è la rubrica mensile che Vulcano ha deciso di dedicare alla poesia, una forma d’espressione potentissima che merita di essere riscoperta.

Gli Stati Uniti hanno soltanto due grandi attrazioni: i grattacieli e la poesia di Edna St. Vincent Millay”, queste furono le parole del noto poeta Thomas Hardy riguardo a una delle figure femminili più prestigiose del XX secolo.

Edna St. Vincent Millay nacque il 22 febbraio 1892 a Rockland, una cittadina sulle coste dei Maine, dove trascorse parte della sua infanzia. Fu però Camden il luogo a cui rimase legata per la vita, il paese dove si trasferì con la madre e le sorelle a seguito del divorzio dei genitori. Vivevano poveramente ma senza mai privarsi di piacevoli letture e avevano sempre a portata di mano un baule pieno di testi di Shakespeare e Milton.

La madre, Cora Buzzelle Millay, fu una figura di fondamentale importanza per la vita di Edna e per la sua stessa carriera, tanto che la giovane poetessa scrisse in una lettera queste parole «Sono un poeta per il semplice fatto che tu hai sempre voluto che io lo fossi ed eri convinta».

Cora era infatti una donna di grande apertura mentale che lasciò sempre molta libertà e indipendenza alle sue figlie, incoraggiandole a seguire i propri sogni anche a costo di scontrarsi con la difficile realtà che si prospettava ai loro occhi. Il rapporto di Edna con le autorità fu sempre molto contrastato, sin dai tempi delle elementari dove la piccola si scontrò diverse volte con il preside della scuola che si rifiutava di chiamarla Vincent come da lei richiesto..

Anche al Barnard College, dove riuscì a entrare grazie alla protezione di Caroline Dow, non era quella che si può definire una studentessa modello dal punto di vista disciplinare. Il gruppo che fondò con le sue compagne a imitazione del tiaso di Saffo e altri comportamenti ambigui e irregolari suscitarono l’ostilità del pubblico accademico, ma il suo innegabile talento la aprì ben presto la strada per accedere al Vassar College.

Edna incarnava all’epoca l’icona dell’anticonformismo più spregiudicato e fu una delle più grandi sostenitrici del femminismo in America.

Edna St. Vincent Millay (Crediti: Brain Pickings)

Era una donna ribelle e impavida e lo dimostra tra le altre cose il suo arresto a seguito della partecipazione alle manifestazioni di protesta contro l’esecuzione di Sacco e Vanzetti.

La sua esuberanza e la sua apertura mentale la portarono a vivere l’amore nella totale libertà e ad avere numerose relazioni, sia con donne sia con uomini. Il rapporto con il sesso maschile fu per Edna inizialmente molto contrastato, complice la mancanza di una figura paterna nella sua intera vita. Anche il matrimonio con Eugene Jan Boissevain, che durò 26 anni, fu molto aperto e non le impedì di avere altri amanti, tra cui significativa fu la relazione con uno studente molto più giovane di lei, George Dillon.

Nel 1923 Edna vinse inaspettatamente il Premio Pulitzer per la raccolta The Harp Weaver. In quello stesso anno, dopo essersi sposati, i coniugi decisero di trasferirsi in una casa Atusterlitz, coronando così il sogno di vivere nel più assoluto isolamento in campagna, senza però rinunciare a viaggi frequenti e avventurosi.

L’amore del marito però non bastò a salvare Edna, che negli ultimi anni si mostrò profondamente inappagata e irrisolta, pur avendo amore e fama. La “ragazza dai capelli rossi” visse una vita divisa tra la joie de vivre e un’inquietudine esistenziale, era essa stessa un paradosso: la sua frizzante personalità, la sua radiosa energia e la sua bellezza insonne che tanto suscitavano il fascino dei giovani dell’epoca, si ponevano in contrasto con un incurabile fragilità interiore e delle ataviche ferite destinate a rimanere aperte fino alla sua morte.

Con grande coerenza Edna uscì di scena in grande stile, la poetessa morì infatti scivolando dalle scale in piena notte con un bicchiere di vino rosso in mano, dopo aver passato molte ore a curare la sua traduzione dell’Eneide e dopo aver fumato.

Poco tempo prima l’amico Max Eastman, dopo essere andato a trovarla nella sua casa di campagna, aveva detto: “Si avvertiva che questo fragile oggetto di porcellana, di inestimabile valore, era in precario equilibrio su una scala”.

La poesia di Edna è profondamente coinvolgente e immediata, una poesia del quotidiano che riesce a trasmettere emozioni di forte impatto con limpida semplicità.

Gran parte dei suoi componimenti sono permeati dal ricordo, filtrato attraverso la sua straordinaria sensibilità. Memorie d’infanzia (I shall go back again to the black shore), di amori fugaci e di viaggi familiari (Recuerdo), della fugacità del fumo di una sigaretta (Only until this cigarettte is ended). Anche temi come la morte vengono affrontati con una pungente e sottile ironia (I know a hundred ways to die).

Edna fu in definitiva una delle donne più carismatiche e affascinanti del Novecento e i suoi versi ne sono la dimostrazione.

Fonti:

Poesia, Rivista Internazionale di Cultura Poetica, Crocetti Editore

Roberta Gaggero
Ligure trapiantata a Milano. Dimentico sempre la luce accesa, puccio i biscotti nella spremuta d’arancia e non so scrivere le bio. Mentre cerco di capire chi sono bevo birra e parlo di poesia.

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