Il fascino dell’oroscopo e l’eredità del Rinascimento

Il fascino dell’oroscopo e l’eredità del Rinascimento

Quella dell’oroscopo è sicuramente una delle riscoperte più significative degli ultimi anni. Soprattutto grazie ai social, impazzano condivisioni riguardanti curiosità e modi d’essere tipici del proprio segno zodiacale. Nonostante il sempreverde Paolo Fox, quello che affascina maggiormente i giovani non riguarda il rapporto fortune-sfighe quotidiane, ma altro. La caratteristica principale del nuovo “zodiaco social”, infatti, è la focalizzazione sulla personalità che corrisponde a ciascuno dei 12 segni.

Sulla veridicità dell’astrologia, come ben sappiamo, lo scetticismo ha spesso prevaricato.

Duro il commento di un centro di psicologia milanese, che accusa la stessa astrologia di deresponsabilizzare le persone: «Perché le persone insicure, spesso tormentate dai dubbi, che non sanno decidere o si preoccupano di prendere la decisione sbagliata, la trovano rassicurante. L’oroscopo le deresponsabilizza, sono le stelle che decidono per noi quindi non val la pena di sforzarsi per decidere in maniera autonoma.»

Credere nelle stelle, per molti, è una mera superstizione; ma allora perché, altrettanti, continuano a farlo? Per ricercare il momento in cui l’astrologia ebbe il suo picco di popolarità, e le cause ad essa connesse, dobbiamo tornare indietro, precisamente durante il Rinascimento italiano. In quest’epoca, infatti, la crisi del Cristianesimo, e dei relativi dogmi che fino ad allora conducevano la vita di ogni individuo, fece nascere una nuova figura di intellettuale, non più orientato al mero sapere delle Scritture e alla vita ascetica, ma a nuove discipline, dall’astrologia all’alchimia, dalla magia alla retorica (Cicerone fu una figura di spicco per molti rinascimentali).

Novità di quest’epoca fu il tentativo di coniugare teologia e astrologia, in modo che il cosmo presentasse un’impronta divina, nella quale l’astrologo potesse arrivare ad una conoscenza di esso e della realtà divina. Marsilio Ficino, filosofo del quindicesimo secolo, in un passo del De Vita esalta in questo modo la figura del mago:

Perché dunque, pieno di paura, temi il nome Mago? Si tratta di un nome caro al Vangelo, e che non indica un uomo malevolo e incantatore, ma sapiente e sacerdote. Così quel sapiente, quel sacerdote, per la salute degli uomini, regola e adatta le cose inferiori del mondo a quelle superiori.

Ricordiamo anche un celebre aforisma di Giovanni Pontano, filosofo umbro contemporaneo a Ficino: «Chi è portato a una qualsivoglia attività, nella propria genitura avrà certamente in posizione di grande forza il pianeta che indica quell’attività».

La sete di conoscenza, e il fascino dell’uomo per l’ignoto e il soprasensibile, non ha mai cessato di esistere.

Semplicemente, è stata repressa con la forza, oppure offuscata da un’altra disciplina rivale esaltata come l’unica e incontestabile verità riguardo la vita e il reale. Non è azzardato fare un parallelismo tra l’epoca post-medievale e oggi: la crisi dell’uomo contemporaneo è tutt’ora un argomento affrontato assiduamente, la cui causa è imputabile alla società consumista e positivista, morbosamente fedele alla verità come esperienza sensibile, escludendo così ogni rimando al trascendente.

La negazione di questo panorama ha riportato le persone a riaffacciarsi sul ciò che è inconoscibile e imprevedibile dalla scienza, a ciò che va al di là delle leggi fisiche. Per questo motivo, non deve stupirci quando, su Instagram, ci imbattiamo in video di letture dei tarocchi, rimandi a tradizioni magiche di popoli lontani, organizzazioni di sabba o, con maggior frequenza, wall of text su quanto siano carogne i capricorno ascendente bilancia, con la luna in cancro.

Matteo Lo Presti
Calciofilo e meme lord, il tutto innaffiato da Poretti 9 luppoli. Amo i tatuaggi, la filosofia morale, la Liguria e scrivere. Sogno l'autarchia e l'atarassia.

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