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“Tenet” di Christopher Nolan: il nuovo enigmatico, avvincente, film senza tempo

Di Tenet se n’è sentito parlare, forse anche troppo. Un film che, in qualche modo, simboleggia la ripartenza cinematografica post chiusura da coronavirus, nonostante i suoi continui rinvii e le produzioni uscite in precedenza.

Ma il punto di forza di Tenet è che attrae, sprigiona un’aria di sicurezza che solo cineasti del calibro di Christopher Nolan (Inception, Interstellar, la Trilogia del Cavaliere Oscuro e Dunkirk) possono dare al grande pubblico; quella pura essenza di cinema che (non) solo Tenet può dare.

L’ultima fatica, più nel campo distributivo che nel campo produttivo, del regista, produttore e sceneggiatore angloamericano, va vista e contemplata nel modo migliore possibile: spy story innovativa, la pellicola vede la vicenda di un agente speciale dei servizi segreti americani, chiamato Il Protagonista (John David Washington), che è ingaggiato in una missione speciale senza tempo, l’obiettivo è salvare la terra da un’imminente conflitto globale.

In 70mm e IMAX, Tenet non si spreca: grande, ennesima, prova visiva di un regista che oramai fa sinonimo con Blockbuster; la regia, infatti, si intreccia in un connubio criptico e imprevedibile con una sceneggiatura lunga e indecifrabile, la quale è ben sostenuta dai tre attori principali: oltre all’eccellente e già citato Washington, sul set brilla Robert Pattinson, il personaggio più difficile da gestire a livello attoriale, che impersona un co-protagonista misterioso (sappiamo solo il nome: Neil) pieno di plotwist, giramenti di capo e di tempo; e infine, a sorpresa, Elizabeth Debicki, brava ma poco studiata. Il suo ruolo di Kat, moglie dell’oligarca russo Andrei Sator (Kenneth Branagh), è decisamente poco sfruttato, tuttavia la sostanza c’è e il gioco regge bene.

Nell’insieme la storia è di per sé troppo intricata e piena di balzi temporali per essere capita a pieno.

Il gioco che fa Nolan è puramente d’immagine, decide di regalare allo spettatore un’esperienza, più che un film; e se in Inception gli “spiegoni” non mancano, Tenet non lascia che un microbo spazio ai suoi dialoghi: rapidi, a volte inutili alla trama e spesso cliché. Se però dal punto di vista dello sceneggiato non si è visto niente di che, a rendere Tenet un’esperienza emozionante è proprio il suo comparto tecnico e la sua atmosfera enigmatica, dando ancora una volta la prova che se un regista vuole, può parlare al pubblico anche senza le voci degli attori.

205 milioni di dollari è il budget stimato: sette paesi di riprese (tra cui la nostra bellissima Costiera Amalfitana), un vero aereo cargo distrutto all’aeroporto di Oslo, e l’esperienza visiva di una pellicola intensa, ritmata, molto vicina all’autorialità di Nolan.

Sicuramente si sente la mancanza di alcuni suoi collaboratori storici – il compositore Hans Zimmer lascia il posto allo svedese Ludwig Göransson (Creed e Black Panther); il montatore Lee Smith viene sostituito da Jennifer Lame (Marriage Story) – ma, malgrado questo, Tenet è figlio della distorsione temporale già abilmente applicata per raccontare Dunkirk: salti e intrecci temporali che donano alla scena un racconto impegnativo, ma scorrevole e avvincente.

A essere applicato è anche il concetto fisico, e morale, dello spazio-tempo di Interstellar: prevedere il futuro e poterlo cambiare, conviene? Registicamente, invece, Inception influenza Tenet con le sue riprese: camera prettamente su carrello, movimento lineare o circolare, a citare quell’universo dentro l’universo del film più popolare del regista.

Film universale, dunque, quasi a confermare un’autorialità che piace al pubblico e alla critica (su Rotten Tomatoes l’accoglienza è ottima) mettendo in risalto la capacità del cinema di mostrare tutto il suo potenziale. Scene in loop, al contrario, la pellicola che sembra riavvolgersi: tutto questo è un paradosso, quello che va indietro in realtà va avanti; giochi con inquadrature, montaggio e sonoro che rendono Tenet un prodotto esclusivamente da grande schermo. Solo un percorso meta cinematografico può mostrare al meglio questo ipnotico concetto.

Non è poesia e non è letteratura, Christopher Nolan, più in questo film che in altri, è spettacolo, teatro e intrattenimento puro.

Spazio alla concettuale rivelazione filmica e alla moralità sul futuro: un messaggio che arriva dal passato in modo che si è capaci di cambiare, in meglio, quello che verrà. Un discorso attualissimo all’interno di un film fantastorico, riflessivo e tragicamente verosimile. Tenet è ambizione e guerra ai soprusi, al nostro futuro incerto e già dilaniato dal nostro passato e presente.

TENETevi forti.

Andrea Marcianò
Classe '99, nato sul Lago di Como, studente in scienze della comunicazione, amante di cinema e televisione. Mi piace osservare il mondo dall'esterno come uno spettatore.

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